Jacopo Vergari

Jacopo Vergari

Anamnesi di un futuro giornalista

 

 

Romano, 34 anni. Laureato in medicina e specializzato in “Malattie infettive e tropicali”, cresciuto a pane e sport, con la passione per la scrittura, ha deciso di cambiare vita. A gennaio diventerà papà e grazie alla compagna ha intrapreso una nuova strada e ora è pronto a mettersi alla prova con il Master di Comunicazione e Giornalismo Multimediale della Luiss.

 

I tuoi colleghi medici che cosa hanno pensato di questo cambiamento?

 

«Lo sanno in pochi e quelli più intimi, con cui ho stretto un buon rapporto, mi hanno incoraggiato e mi hanno detto “Finalmente”, perché anche in questi anni di specializzazione è sempre emersa la mia passione per la scrittura».

 

Stai per diventare padre, la tua compagna ha avuto un ruolo fondamentale nell’intraprendere questo nuovo cammino?

 

«Sì, è lei che ha trovato tutte le informazioni per il concorso. Usciti dall’esame ecografico mi ha detto: “Visto che siamo vicino a viale Romania, perché non ti vai a informare?”. Mi ha accompagnato e poi da lì è iniziato tutto».

 

Come si chiamerà tua figlia? Questo tuo perseverare nei tuoi sogni sarà un insegnamento che trasmetterai a tua figlia?

 

«Si chiamerà Matilde. In futuro le dirò di crederci sempre. A me è mancato il coraggio, per cui, sì, la incoraggerei nel realizzare i suoi sogni. Il medico è un lavoro unico, mi ha arricchito tanto: la medicina mi piace ma non è la mia passione».

 

Non ti preoccupa affrontare un nuovo percorso, dopo quello già lungo e duro della medicina, e in concomitanza con l’esperienza personale di diventare padre?

 

«Sarei un folle a dire che non mi spaventa, è un tuffo nell’ignoto, ma preferisco mettermi alla prova, sapendo sempre che la medicina è il mio paracadute. Ho potuto cambiare anche perché la fine della specializzazione e il concorso per il Master combaciavano, altrimenti sarebbe stato molto più complicato salire su questo treno. Non ho solo cambiato capitolo, ho proprio cambiato libro».

 

Di cosa vorresti scrivere in futuro?

 

«Vorrei che questo Master mi offrisse una patente per poter scrivere di tutto. Nello specifico mi vorrei occupare di sport: ho un interesse morboso per questo campo. Mi piace conoscere il personaggio sportivo e perché è diventato tale. Vado allo stadio, pur non essendo un tifoso, perché mi piace il clima che si respira. Ci vado molto spesso da solo e mi capita di parlare con chi è seduto accanto a me: dall’avvocato all’operaio che si alza presto la mattina per potersi permettere l’abbonamento».

 

Quali passioni hai?

 

«Lo sport: ho quasi pianto quando il primo uomo ha corso la maratona sotto le due ore. Io stesso ho fatto delle maratone e alla prima a cui ho partecipato all’ultimo chilometro mi sono commosso. La lettura è un altro mio interesse: ho letto tantissimo fino ai venti anni, come “Il signore delle mosche”, “Faranheit 451”. Mi piace molto Calvino, soprattutto “Il barone rampante”. Con l’inizio dell’università ho letto di meno, anche se negli ultimi anni mi sono appassionato ai gialli, come Sherlock Holmes». 

 

A cura di Elisabetta Amato


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