Chiara Sgreccia

Chiara Sgreccia

Di nuovo, lungo la strada

 

Una vita da sempre caratterizzata da viaggi e spostamenti, che ha incastonato nel suo cuore la nostalgia di una propria Itaca, ma che pure le ha donato la forza di peregrinare e la fortuna di scoprire le meraviglie lungo la strada. L’ultima è l’accesso al master biennale di giornalismo della Luiss. Chiara ha 31 anni, è nata a Napoli, dove ha vissuto per un tempo troppo breve per poterlo ricordare. A soli tre mesi si è trasferita ad Ivrea e, dopo un anno, ad Ancona, dove ha trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza. In seguito ha vissuto a Firenze e ad Helsinki. 

 

Quanto la tua età ha inciso sulla scelta di partecipare al master? E come pensi di relazionarti a ragazzi anche dieci anni più giovani?

 

«Direi che ha rappresentato uno stimolo. Ho ritenuto che, proprio in virtù degli anni che ho, fosse giunto il momento di intraprendere un percorso che mi permettesse di fare un salto di qualità da un punto di vista professionale. Da sei mesi sono iscritta all’Albo dei giornalisti come pubblicista freelance, ma credo che il master e il professionismo possano rappresentare una marcia in più per il raggiungimento di traguardi di carriera prestigiosi, in linea con i miei desideri. Per quanto riguarda il rapporto con i più giovani, non mi sento arrivata né più esperta, al contrario, penso di poter imparare molto da ragazzi che hanno alle spalle delle storie interessanti e spesso tortuose e complesse». 

 

Sei laureata in Filosofia, un percorso di studi da molti visto come affascinante ma avaro di sbocchi lavorativi. Sei d’accordo con questa concezione? E puoi spiegarci il perché di questa scelta?

 

«Mi trovo d’accordo solo in parte. È vero, se si cerca una preparazione a un mestiere tecnico, non è la scelta più calzante. Tuttavia ritengo che la flessibilità mentale e la capacità di sviluppare una visione generale date da questo percorso di studi non abbia eguali. E comunque, subito dopo la laurea, trovai lavoro come insegnante». 

 

A quale filosofo o corrente di pensiero ti senti più affine? E perché? 

 

«Alla critica che la Scuola di Francoforte rivolge alla società contemporanea, in particolare al consumismo e al processo di omologazione dell’individuo, che conduce alla scomparsa di un pensiero critico». 

 

Ti definisci una persona “timida, ma con carattere”. Quali contesti ti mettono più in soggezione, e quali tirano fuori il meglio di te?

 

 «Parlare davanti a un pubblico mi fa sentire in una posizione di debolezza, forse perché temo di esprimere idee poco condivisibili. Ogni timidezza però svanisce quando faccio qualcosa che mi piace. Cerco sempre di unire il lavoro alla passione, perché ciò mi sprona a vincere le paure più grandi». 

 

Vanti un curriculum da giramondo. C’è un luogo che consideri casa tua?

 

«Mi sento molto legata a Napoli. So che può sembrare strano, non avendoci in realtà mai vissuto, ma ho dei parenti lì e qualche volta ci torno. Sono innamorata della città e del calore dei suoi abitanti. Tuttavia non c’è un luogo a cui senta di appartenere. Le mie radici sono nel mio compagno, nella mia famiglia, negli amici e nelle tante persone meravigliose che ho avuto la fortuna di conoscere in giro per l’Italia e per l’Europa. Ora sono pronta per Roma e per una nuova avventura».

 

A cura di Valerio Lento


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