Giuliana Ricozzi

Giuliana Ricozzi

Dalla Ciociaria a Strasburgo, senza retorica


Ventotto anni, originaria di Frosinone, triennale e specialistica in Lettere Classiche all’Università di Siena, quindi un Phd in cotutela tra l’Università di Pisa e l’École Pratique des Hautes Études di Parigi. Parla Italiano, Inglese e Francese. Un grande amore per le lingue antiche, in particolar modo per il greco, che risale già a prima del liceo classico. Un’esperienza nella radio universitaria l’ha portata a diventare redattrice di Europhonica e a seguire e raccontare i lavori del Parlamento Europeo.


Dopo un percorso così strutturato, qual è stato il momento in cui hai deciso che invece sarebbe stato il giornalismo la tua strada?


«C’è un momento preciso, nel marzo del 2017 passeggiando per Parigi mi sono ritrovata all’interno di una protesta. La comunità nera manifestava per un caso di violenza da parte delle forze dell’ordine ai danni di un ragazzo di colore fermato per questioni di droga. Mi incuriosiva, ho fatto domande ai manifestanti e mi sono resa conto che mi sarebbe piaciuto poter raccontare l’evento per qualcuno che me lo pubblicasse».


Dopo questa rivelazione come hai mosso i primi passi in questo settore? 


«Nel 2016 all’Università di Siena ho iniziato a collaborare con la radio universitaria, ho partecipato ad un bando che prevedeva la possibilità di seguire i lavori delle istituzioni europee a Strasburgo con Europhonica. Ho potuto commentare le plenarie – le sessioni a cadenza mensile dei 751 deputati del Parlamento europeo per fare il punto sui lavori delle commissioni – e intervistare chiunque, dall’euroscettico del Brexit Party Nigel Farage al leader della Lega Matteo Salvini che ho braccato in ascensore in una delle poche occasioni in cui era presente in Parlamento».


C’è un autore o un’opera del mondo classico alla quale ti senti maggiormente vicina?


«Cicerone perché mio conterraneo e per il suo impegno civico. L’Iliade, per il fatto che nonostante parli di una cultura in parte lontanissima dalla nostra allo stesso tempo sa essere sempre attuale. Sono testi che ci parlano, anche una persona del ventunesimo secolo ci si può riconoscere. L’Iliade parla di guerra, sofferenza, gloria militare, dell’essere il migliore, del tema dell’onore ferito, della sofferenza che causa la guerra».


Viene da qui il tema della tua tesi di dottorato, Ridere degli dèi?


«Credo di sì, perché mi ha sempre incuriosito. La prima occorrenza del riso in letteratura è proprio nell’Iliade. Nel primo libro c’è un banchetto divino in cui Efesto, zoppo e brutto, si occupa di mescere il vino, ruolo che viene affidato a divinità bellissime, come Ganimede, e gli Dèi tutti lo irridono, una cosa aliena alle religioni monoteiste, con queste divinità seriose, delle quali guai a dire qualcosa». 


Hai modelli nel giornalismo?


«Giovanna Botteri, corrispondente del TG1 per gli Stati Uniti prima e ora in Cina. Mi piace per le analisi che fa in cui racconta tutto in maniera puntuale ma mai semplicistica, spaziando dal vertice di Pechino al K-pop coreano e abbracciando vari aspetti della cultura di un popolo, stesse qualità che apprezzo anche in Francesco Costa, vicedirettore de Il Post, nel suo bellissimo podcast sugli Stati Uniti, Da Costa a Costa».

 

A cura di Mattia Giusto


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