Gian Marco Passerini

Gian Marco Passerini

Racchetta al chiodo, telecamera in spalla

 

Vede la luce a Bologna, 24 anni fa, ma vive da sempre in un paese dell’hinterland, Sasso Marconi. Non più di 15 mila anime. Da lì, però, cerca e trova sempre il modo di evadere: studia a Forlì, dove consegue due lauree. Gira l’Europa per giocare a tennis ed in cuffia ha sempre un pezzo di Dalla.

 

Per prima cosa vorrei chiederti del tennis e del tuo brutto infortunio di qualche anno fa. Credi che le cose sarebbero potute andare diversamente?

 

«Sì, purtroppo l’infortunio del 2014 mi ha steso e tutt’oggi ne porto ancora i segni, sulla mano destra. Nonostante col tennis sia arrivato a giocare e concorrere anche in Svizzera, Serbia, Slovenia e Croazia, immagino con difficoltà la mia vita professionale come tennista, ad oggi».

 

Perché?

 

«Beh, innanzitutto perché stiamo parlando di uno sport nel quale è complicato fare carriera ed emergere ad alti livelli. In secondo luogo perché, proprio mentre iniziavo l’università, ho subito la perdita del mio maestro, un secondo padre. Quando l’ho visto andare via ho pensato che il destino mi stesse facendo appendere, ahimè, la racchetta al chiodo».

 

Come hai affrontato e poi superato questo momento di difficoltà?

 

«Fin da subito ho pensato che andare avanti fosse la mia unica opzione. Mi sono fermato per un attimo, ho pensato a quale strada intraprendere. Poi l’ho capito, ora sono qui e spero di poter realizzare il mio sogno».

 

Riguardo al giornalismo, invece, che apporto pensi di poter dare in una fase di cambiamento veloce come questa?

 

«A dirla tutta, non mi sono mai immaginato giornalista, la passione è nata più per via della mia magistrale in “Mass Media e Politica”. Vorrei incarnare il cambiamento odierno di questa materia, specialmente rispetto al fenomeno della digitalizzazione. La mia principale passione è per il montaggio, per le telecamere e per il dietro le quinte. Credo che, qualche volta, commettiamo l’errore di non dare la giusta attenzione a chi ci porta suoni, immagini, colori ed emozioni fin dentro casa. Un buon prodotto televisivo è dato da ottimi giornalisti, ma anche da lodevoli operatori tecnici».

 

Che utilità pensi possano dare i Social al giornalismo e quali altri mezzi ti incuriosiscono?

 

«L’apporto lo individuo soprattutto sul versante della comunicazione politica, materia che amo e che mi piacerebbe approfondire nel corso del Master. Twitter, ad esempio, lo fa molto bene: è un tramite continuo fra l’agenda politica e l’agenda dei media. Mi piacerebbe sperimentare anche la radio, perché no. Sono sempre stato un ficcanaso».

 

Ci parleresti della tua dieta informatica, delle tue passioni, degli hobby: insomma chi è Gian Marco Passerini nel suo tempo libero?

 

«In cuffia ho sempre un pezzo di Lucio Dalla, ascolto molti cantautori italiani e amo calcio e basket. A Bologna c’è solo la Virtus, mentre a Roma, quando riesco, vado sempre a vedere la Maggica. Mio padre mi ha trasmesso questo amore, e ogni tanto vado anche in trasferta».

 

A cura di Carlo Ferraioli


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