Lorenzo Ottaviani

Lorenzo Ottaviani

Un artista deve essere nel proprio tempo

 

 

Lorenzo Ottaviani ha 25 anni e come molti degli studenti della Scuola di Giornalismo ha una storia particolare, un filo che lo porta dalla laurea in Beni Culturali conseguita a Roma Tre fino alla passione per il giornalismo televisivo. Il tutto passando per alcune collaborazioni romane fra cui Cittaceleste.it, Radio Incontro Olympia e ospitate televisive in emittenti locali.

 

Cosa ti ha spinto qui e come pensi di sviluppare la tua passione per il giornalismo?

 

«Il 2017 per me ha segnato l’inizio di tutto: il rapporto con Cittaceleste è stata una parentesi decisamente positiva per la mia vita, non solo professionale, e mi ha gradualmente convinto che la strada giusta fosse proprio questa. Ho iniziato nell’aprile di quell’anno come redattore, poi ho ricoperto diversi ruoli: inviato, cameraman, corrispondente radiofonico. È stato utilissimo, in questo modo ho ricevuto alcuni strumenti indispensabili per la professione, ma soprattutto ho creato un background di conoscenze e competenze che ora vorrei arricchire qui. Il giornalismo che amo è quello televisivo, ma la mia parola d’ordine è “curiosità”».

 

Pensi di poter conciliare capacità comunicative, attitudine alla scrittura e fede calcistica in un unico e originale “prodotto”? Se sì, come?

 

«In questo senso, ho sempre desiderato pensarmi come un giornalista sportivo da televisione. Alle volte, in questo campo il modo di fare giornalismo risulta grossolano, qualunquista e superficiale. Vorrei invece che qualcuno ascoltasse la mia opinione in modo serio, sulla base di capacità e cognizione di causa che, da professionista, metterei a disposizione degli ascoltatori. Ho una passione molto forte per la Lazio, per me la prima squadra della Capitale. Ma questa è un’altra storia».

 

Ami pensare alla tua vita in maniera analogica o digitale?

 

«Per me un artista dev’essere sempre nel proprio tempo, come diceva il pre-impressionista Édouard Manet. Ho svolto e continuo a svolgere attività con gli scout, nella zona di Roma in cui vivo: è un mondo completamente in analogico, e lo amo. Ma apprezzo molto ed anzi accompagno il cambiamento, l’innovazione, la trasformazione della professione del giornalista, così come gli strumenti di un buon reporter.

Utilizzo device con facilità, abbraccio il progresso e soprattutto ho tanta voglia di fare e di contribuire ad esso al meglio delle mie potenzialità. La risposta migliore è trovare il giusto equilibrio – ognuno ha il suo – fra analogico e digitale. L’uno non esclude l’altro».

 

Chi è Lorenzo Ottaviani lontano dai riflettori? Quali sono le tue passioni?

 

«Ho sempre avuto uno spiccato interesse artistico, di solito visito mostre, musei, e più in generale non perdo occasione per viaggiare. Quando scopro luoghi nuovi mi piace coglierne le culture, le diversità, le architetture. Qualche anno fa avevo anche una band e suonavamo metal, per intenderci la parte più spinta del rock. Poi il gruppo si è sciolto, ora ascolto un po’ di tutto ma in particolare progressive rock. De André resta senz’altro il mio cantautore di riferimento».

 

A cura di Carlo Ferraioli


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