Valerio Lento

Valerio Lento

 Rigore non significa obbedienza

Anni 26, appena laureato in Giurisprudenza ma la sua passione è sempre stata il giornalismo. Nato e cresciuto a Roma, adora la sua città. E’ qui che ci sono la sua famiglia - numerosa - la sua casa, i suoi ricordi ed è qui che torna dopo ogni viaggio o esperienza, al Twenty del quartiere romano di Montesacro, a chiacchierare con gli amici davanti ad una birra.

Perché hai deciso di intraprendere la strada del giornalismo?

«Già dal Liceo avevo intuito la mia passione per le notizie; ho sempre pensato che soltanto una società informata e consapevole dei propri limiti e possibilità potesse essere garanzia di democrazia e libertà individuale. Ho capito, con il tempo e grazie ad un arguto lavoro di sottrazione, che volevo essere parte di questo processo di formazione, dare il mio contributo».

E che cosa ti porti dietro dalla laurea in giurisprudenza?

«Sono stati cinque anni intensi e non semplici. Molte volte mi sono chiesto se stessi perseguendo l’obiettivo corretto. Le mie scelte del passato, però, fanno di me quello che sono oggi e grazie alla laurea conseguita in giurisprudenza porto con me un’ampia conoscenza delle leggi dello Stato (cosa sempre molto utile) ed uno sviluppato senso civico, attenzione al prossimo, rigore e precisione».

Rigore e precisione, pensi che siano caratteristiche indispensabili per buon giornalista?

«Credo che il rigore sia una qualità importante per un professionista. Rigore, però, non è sinonimo di obbedienza passiva a regole non comprese, come fui costretto a fare durante il tirocinio da Ufficiale all’Accademia Militare di Modena e da cui fuggii soltanto una settimana dopo. Rigore dovrebbe significare disciplina per lo sviluppo di un pensiero critico».

Di cosa ti piacerebbe scrivere?

«Mi piace scrivere di molte cose. Ho fatto la mia prima esperienza con il magazine online FarEURopa, spaziando dalla TAV alle problematiche del conflitto siriano. Mi affascina, però, soprattutto la politica estera: comprendere i meccanismi che regolano gli equilibri internazionali ed avere uno sguardo ampio sul mondo. Una visione d’insieme per afferrare i perché anche delle cose più piccole».

Se dovessi raccontarti con un aneddoto, che cosa ti viene in mente?

«L’anno scorso io e la mia ex-fidanzata decidemmo, inesperti ed impreparati, di scalare la montagna accanto al Lago di Melo, nella Corsica settentrionale. Non appena arrivati in cima scoppiò un temporale. Il cielo era grigio, c’erano i fulmini, i sentieri lungo i versanti si riempirono d’acqua ed il terreno divenne molle e scivoloso. Avevamo paura ma, poco lontano, trovammo un rifugio in cui ripararci. Diedi la felpa alla mia ragazza infreddolita rimanendo in costume da bagno e t-shirt. Qualche giorno dopo mi venne la febbre.

Racconto questo perché fa capire come, per me, felicità significhi condivisione».

A cura di Chiara Sgreccia


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