Simone Di Gregorio

Simone Di Gregorio

La mia rivincita suona così

 

 

27 anni, di Roma. Laureato in Relazioni internazionali alla Sapienza, ha scritto una tesi sul diritto internazionale dello spazio. Nel tempo libero crea basi musicali, suona il piano e la chitarra. Ha fatto un tirocinio a Repubblica, «anche se non voglio parlare solo di questo». Nella vita ama quattro cose: il giornalismo radiofonico, la politica, Mike Shinoda e Claudia. Quando parla della sua ragazza però abbassa gli occhi.

 

Ti sei laureato con una tesi sul diritto internazionale dello spazio, sembra difficile. Perché?

 

«Ero legato al mio professore, Sergio Marchisio. È stato il mio relatore anche alla triennale. Ho anche fatto esperienze professionali nel settore: una Summer School a Imperia e tutoraggio per ECSL (European Center for Space Law). Ero a contatto con studenti europei. È stato interessante, eppure non so se lo rifarei».

 

Allora la scuola di Giornalismo è la tua seconda possibilità?

 

«È la mia prima, di possibilità. Ci sono scelte che non rifarei, non solo universitarie ma anche personali. Ho molti amici di vecchia data, ma a volte è difficile uscire dal proprio guscio. Se tornassi indietro mi forzerei prima a mettermi più allo scoperto. Poi però penso che forse se ora sono così è anche grazie a quelle scelte che non rifarei».

 

Sei fidanzato?

 

«Si, con Claudia da un anno e mezzo. Anche lei è molto impegnata, fa la veterinaria. Sarà difficile conciliare storia e master, ma la vita stessa è difficile. Farò attenzione».

 

Quale forma di giornalismo preferisci?

 

«Quello radiofonico. Credo di essere timido, non essere guardato mi protegge. Nel settore del giornalismo ho anche fatto un tirocinio a Repubblica, ma non mi va di concentrarmi troppo su questo. È stata una bella esperienza, forse non sfruttata come avrei voluto». Riuscirai a mettere d’accordo timidezza e competizione? In fondo ce n’è un pizzico in questa scuola, no? «Si, e sono competitivo, ma non amo lavorare sotto stress. Mi inibisce».

 

Cosa fai per non sentire la pressione?

 

«Suono il piano e la chitarra, mi confortano. Quando sono sereno, invece, è l’hip hop il mio compagno preferito».

 

Come concili l’hip hop e la passione per gli strumenti musicali più classici?

 

«Non ho pregiudizi, l’hip hop mi stimola e mi incuriosisce. Mi piace il genere trap, Tha Supreme è un rapper che ammiro molto. Se devo essere emotivamente coinvolto, però, ascolto i Linkin Park e i Jethro Tull». Qual è un pezzo che senti tuo dei Jethro Tull? «Thick As A Brick, un pezzo lungo e bellissimo. Mi ricorda la mia infanzia, ha atmosfere fiabesche. Poi mi fa pensare a mio padre». Tuo padre è un modello per te? È molto importante, ma non ho modelli nella vita, solo persone che ammiro. Una di queste è Mike Shinoda, il frontman dei Linkin Park. È un artista completo, leader, grafico e performer».

 

A cura di Erika Antonelli


Schermata 2020-01-17 alle 15.02.22
Un album che omaggia Alfred Hitchcock per un ritorno sulla scena senza preavviso: “Music To Be...
Andrea Anitori, il camminatore incallito
Forza di volontà e perseveranza per superare i propri limiti, una ricetta per chiunque. La...
WhatsApp Image 2020-01-03 at 13.58.10
La storia imprenditoriale di Andrea e Marco, under 35 partiti da una piccola birreria di quartiere...
carfagna
Nuovi equilibri geopolitici e diseguaglianze di genere: cosa ci riserva il futuro?