Enrico Dalcastagné

Enrico Dalcastagné

Un motivo per (non) essere timidi 

 

Un ragazzo del nord, un treno, il laptop nello zaino. Enrico lascia Torcegno, un paese silenzioso tra le cime della provincia di Trento, per inseguire un sogno oltrepassando la timidezza. La passione per le scienze politiche, in cui si è laureato, e per l’informazione, tramite la lettura di quotidiani e riviste, l’ha portato a sedersi sul sedile di un treno per Roma, con un’espressione enigmatica che nasconde parecchia empatia. 

 

Ti piace viaggiare in treno? 

«Sì, è un mezzo di trasporto malinconico e che alterna ritmi diversi, lascia molto tempo per pensare perdendosi fuori dal finestrino. È un po’ come la vita: un viaggio, un processo in equilibrio tra velocità e lentezza, un percorso fatto di lunghe distanze». 

 

La lunga distanza e la lunga durata sono anche caratteristiche di una tua passione, vero? 

«Sì, mi piace il ciclismo. Una passione che è nata quando ero bambino: mi sedevo vicino a mio zio e insieme guardavamo il Giro d’Italia. Erano gli anni di Pantani e già apprezzavo come la gara fosse fatta di alti e bassi anche per i campioni». 

 

Perché hai scelto la facoltà di scienze politiche? 

«Mi sono iscritto a questa facoltà perché ho sempre avuto un forte interesse per la politica e i temi di attualità. Per questo ho scritto una tesi sul rapporto tra politica e mass media, in particolare sulla personalizzazione, in un'epoca che si contraddistingue per il primato dell'individuo». 

 

A proposito di individualismi, tu come vivi questa dimensione? 

«Tendo ad essere molto concentrato su me stesso, come spesso succede ai timidi. Sono anche figlio unico. Però ho imparato che la timidezza ci fa solo perdere delle opportunità». 

 

Quindi vorresti aprirti di più agli altri? 

«Sì, anche questo è un percorso. Mi serve tempo per aprirmi ma non ho paura e anzi ho molta voglia di mettermi in gioco: credo che confrontarmi con altre persone possa farmi imparare qualcosa, anche se a volte devo sforzarmi di togliere il velo della timidezza». 

 

Quanto è importante per te informarti? 

«Moltissimo. Voglio sapere cosa accade nel mondo e quindi leggo di tutto. Mi piace avere degli argomenti di conversazione con gli altri e arricchirmi ascoltando le loro opinioni sui temi d'attualità. Il mondo va veloce ed è importante restare al passo, rimanere aggiornati serve allo sviluppo delle idee. Tutto passa attraverso l’informazione: per questo ho scritto alcuni articoli su Atlas, un blog di approfondimento gestito da studenti di Forlì». 

 

E i romanzi li leggi? 

«Ammetto che a volte ho pensato che i romanzi non rispondessero alle domande sul mondo, non aiutassero a capirlo e interpretarlo. D’altra parte, però, quando alzo gli occhi per guardare il cielo in una giornata grigia, mi ricordo con emozione del cielo plumbeo descritto da Dostoevskij». 

 

A cura di Livia Paccarié


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