Claudia Chieppa

Claudia Chieppa

«Macchè Ambasciata, voglio fare la giornalista»

 

Se le chiedi perché, dopo un tirocinio in ambasciata, ha cambiato strada, sorride: «Era un mondo troppo noioso per me». Claudia Chieppa, 25 anni, nata a Roma ma vissuta nel verde dei Castelli Romani, ha alle spalle un curriculum in Studi internazionali tra Roma e Forlì, lo sguardo sempre rivolto all’Europa.

 

Quando hai capito che il giornalismo era la tua strada?

«È stato durante uno stage alla redazione di Tutta la città ne parla, il canale culturale Rai. Un’esperienza durata pochi mesi, dove sono stata lanciata senza paracadute in un mondo del tutto nuovo. Nel giornalismo ho trovato come coniugare impegno civile e creatività, che è un po’ ciò che voglio fare nella vita».

 

Qualcosa di molto diverso rispetto alle tue precedenti esperienze, no?

«Durante la laurea in Relazioni Internazionali mi sono trasferita in Svizzera per una collaborazione con l’Ambasciata italiana a Berna. Lì non potevo neppure spostare un temperamatite senza che qualcuno mi desse il permesso ufficiale. A differenza della radio, dove creatività e iniziativa sono un valore, ho trovato difficile esprimermi in un contesto inamidato dove regole e forma contano più di tutto. Così, ho deciso di cambiar rotta, alla ricerca di qualcosa di stimolante».

 

Berna non è stata, però, la tua unica esperienza all’estero.

«Vero, ho fatto l’Erasmus a Nantes, durante l’ultimo anno di Triennale. Ho scelto la Francia perché sono attratta dalla cultura e dalla lingua francese, che parlo dalle medie e ho praticato grazie ai miei zii che vivono a Charleroi, in Belgio. Sono affascinata dai romanzi dello scrittore Jean-Paul Sartre, l’unico artista che abbia rifiutato il Nobel. Ho amato L’età della ragione, un po’ meno La nausea. Durante l’Erasmus ho vissuto un periodo di volontariato con un’associazione di Nantes che si occupa di assistenza ad anziani e soggetti deboli. Una formazione per la vita».

 

Dopo la Magistrale a Forlì sei tornata a Roma. I giorni dell’università ti mancano?

«Di Forlì mi manca il pedalare in bicicletta ascoltando Liam Gallagher, il frontman degli Oasis. È un’abitudine difficile da importare a Roma, dove usare la bici è pericoloso, specie con le cuffie alle orecchie. Forlì ha una dimensione a misura d’uomo che ho vissuto bene, senza l’Atac – l’azienda trasporti della Capitale - a complicarmi la vita. A Roma però ho ritrovato la cucina di mia nonna. Spesso è lei che prepara da mangiare per me e mia mamma, visto che entrambe siamo incapaci in cucina.Un lusso impagabile».

 

Dall’ambasciata alla radio, insomma. In famiglia cosa ne pensano?

«All’inizio mia mamma ha cercato di farmi riflettere. Diceva: “Perché non provi a lavorare per l’Unione Europea?”, come se la carriera diplomatica fosse una strada più facile di quella del giornalista. Dopo aver compreso la mia forte motivazione ha deciso di stare dalla mia parte. Siamo molto legate, la mia famiglia è stata a lungo un matriarcato retto da nonna e mamma. Non ho mica abbandonato l’idea di occuparmi di Europa: voglio farlo da giornalista».

 

A cura di Silvio Puccio


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