Michele Antonelli

Michele Antonelli

Tra Silone e Maldini sognando i giornali

 

Amante del calcio, ma appassionato di grandi classici della letteratura italiana del ‘900. Una laurea in Lettere moderne in tasca e tanta voglia di spenderla da cronista sportivo. Nessuna contraddizione, solo passione espressa in forme e desideri diversi. Michele Antonelli ha già alle spalle due stage e una vita passata a praticare, osservare e commentare il pallone. “Non ho paura di mettermi in gioco, e lo dimostrerò con tutto me stesso” ci dice l’ex terzino destro aspirante giornalista, classe 1996.

 

Quando è nata la tua passione per il giornalismo?

 

«È nata negli anni del liceo, mi piaceva leggere, scrivere e raccontare storie, trasmettere sensazioni ed emozioni. Credo che il giornalismo sia il modo migliore per farlo. È stata una consapevolezza che è cresciuta pian piano».

 

E le prime esperienze professionali?

 

«Ho fatto il mio primo stage di sei mesi presso Radio Sapienza, e poi un altro al quotidiano Leggo, scrivendo articoli per il sito del giornale, ma anche storie e interviste per la versione cartacea. Grazie a quest’ultima esperienza ho compreso quanto sia importante la chiarezza nei confronti del lettore».

 

Perché sogni di occuparti proprio dello sport?

 

«Mi piacerebbe occuparmi anche di politica parlamentare, ma tra i due preferisco lo sport, perché è emozione e sacrificio, e attraverso il giornalismo si può trasmettere la forza di un evento che coinvolge gran parte della popolazione attraverso il tifo».

 

Quali sono stati gli eventi sportivi più intensi che hai vissuto?

 

«Da milanista (ha avuto il poster di Maldini in camera fino a un paio di anni fa, ndr), direi la finale di Champions League del 2007. In quegli anni giocavo a calcio già da tanto tempo, ma a 16 anni ho abbandonato l’idea di intraprendere una carriera sportiva per dedicarmi al giornalismo».

 

Hai mai avuto delusioni legate al mondo sportivo che avresti fatto fatica a raccontare da giornalista?

 

«Sì, quando l’Italia ha fallito l’accesso ai mondiali del 2018 in Russia. Un mondiale segna un’intera generazione, ed è stato molto deludente non poter seguire con la propria nazionale un rito sportivo così importante».

 

Quali sono i tuoi hobby?

 

«Amo leggere soprattutto la letteratura del secondo ‘900, il mio autore preferito è Ignazio Silone. Il mio libro preferito è “Fontamara”, in cui vengono narrate storie di soprusi e maltrattamenti contro i contadini meridionali durante il fascismo. Faccio anche molto sport, gioco a calcio a 5 e pratico fitness in palestra».

 

Pregi e difetti?

 

«Sono molto determinato e ottengo spesso ciò che desidero, ma allo stesso tempo tendo a non espormi troppo con le persone. Di solito mi apro completamente solo dopo averle conosciute bene».

 

Credi che questa tua caratteristica possa giocare a sfavore nel lavoro che farai?

 

«No, non credo che l’essere eccessivamente estroversi sia necessario per fare giornalismo. Ognuno ha il suo carattere con i punti di forza che ne conseguono».

 

A cura di Camillo Barone

 


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