The Strokes x Bernie Sanders, il featuring più inedito dell’anno

The Strokes Bernie Sanders

In chiusura della campagna elettorale in New Hampshire il noto gruppo rock newyorkese ha mostrato il proprio supporto al candidato progressista con una travolgente esibizione live alla election night di Durham


«Mi gira un po’ la testa» dice la rockstar Julian Casablancas nel backstage del palazzetto di Durham, piccola cittadina del New Hampshire in cui è andata in scena la chiusura della campagna elettorale di Bernie Sanders.  Il celebre gruppo rock ha risposto all’invito del senatore del Vermont ad esibirsi di fronte ai suoi supporters – tutti molto giovani – che hanno riempito il Whittemore Center Arena, con un evento dal titolo “Bernie Beats Trump 

Casablancas, frontman degli Strokes, racconta di essere stato più che entusiasta di salire sul palco per il senatore che secondo lui “è l’unico candidato non collegato alle corporations e la sola persona di cui ci si può fidare quando parla”La platea nell’auditorium era composta per lo più da giovani estremamente informati sul programma di Sandersquasi più lì per sentir parlare l’istrionico candidato che per godersi la musica. La maggior parte di loro voleva dimostrare al senatore di esserci, e di condividere le sue battaglie. Gli studenti lo appoggiano perché vuole mettere fine al debito studentesco e legalizzare la marijuana.  

I musicisti presenti nell’arena, invece, abituati a cercare la verità nell’arte, riconoscono nel senatore una persona che, nel suo campo, persegue lo stesso fine. Il suo Medicare for All, la sua lotta alla politica finanziata dalle multinazionali e la sua attenzione alle tematiche ambientali sono tutti temi che incontrano consensi nel mondo artistico e musicale. Come afferma Julia Cumming, bassista e cantante: «Nella musica Indie, non siamo divi che vivono in grandi villoni. Facciamo quello che facciamo cercando la nostra verità» 

Musica e politica, secondo questi giovani attivisti, vengono meglio se fatte per passione e non per soldi.  

Nel corso della serata, prima del concerto vero e proprio, iniziato solo verso le nove di sera, si sono dati il cambio sul palco vari ospiti che condividono fortemente la visione democratico-socialista di Sanders. Dalla politica americana Nina Turner all’attrice Cynthia Nixon, nota per il suo ruolo di Miranda Hobbes in Sex and the City. 

Il senatore del Vermont non ha usato toni concilianti nei confronti della compagine repubblicana. Salendo sul palco verso le otto di sera ha descritto il presidente Trump come un «bugiardo patologico, un bullo, un razzista, sessista e xenofobo». Arrivando a definirlo The most dangerous president in modern American history. 

 

Va sottolineato che nonostante la vittoria, sia in Iowa che in New Hampshire nella giornata di ieri, Bernie Sanders non è andato così bene come ci si aspettava. In entrambi i casi ha accumulato meno voti rispetto alla corsa del 2016. Se vuole incidere in maniera determinante, Sanders ha bisogno di aumentare l’affluenza. Con iniziative come quella di ieri che vanno lette proprio in quest’ottica, un concerto che serva da vero e proprio call-out-to-vote volto ad aumentare la partecipazione giovanile.  

Man mano che gli scrutini proseguivano è apparso sempre più in maniera chiara che il distacco tra Sanders e Buttigieg, che all’inizio era abbastanza netto, cominciava ad erodersi pian piano. Al momento con l’87% dei seggi scrutinati il margine si è ridotto a poco più di un punto percentuale. Sanders frena così la carica del giovane ex-sindaco dell’Indiana Pete Buttigieg, attestandosi come candidato di punta di una compagine democratica ancora spaccata. Vera rivelazione di queste primarie è certamente Amy Klobuchar, che ottiene un inaspettato terzo posto, presentandosi come alternativa moderata a Buttigieg e Biden. Il secondo ormai in tracollo. La Klobuchar è stata preferita a Sanders da chi ha più di 65 anni, mentre il senatore del Vermont ha stravinto tra i 18-29enni (il 51% del voto).  

La Klobuchar ha 59 anni, è nata a Plymouth nel Minnesota viene da un background socio-economico umile: suo nonno lavorava nelle miniere, il padre consegnava i giornali e la madre era un’insegnante elementare. Eletta al Senato nel 2006, vede fra le sue carte vincenti l’approccio moderato a molte questioni come i cambiamenti climatici e l’assistenza sanitaria. È probabile che la sua buona prestazione in queste primarie sia dovuta più alla sua abilità nei confronti televisivi che al suo programma. Tra quelli di venerdì 7, infatti, è stata la più convincente, tanto da attirare su di sé consensi e curiosità.  

Fondamentale per Sanders è stato l’apporto di Alexandria Ocasio-Cortézgiovane deputata newyorkese che con la sua energia ha entusiasmato nel comizio per la chiusura della campagna a Durham. Il suo carisma potrebbe consentire al senatore del Vermont di convincere anche le minoranze dei latinos e afroamericani. “Siamo ad un bivio per la nostra democrazia – ha dichiarato con fermezza – non sarà solo un candidato a sconfiggere Donald Trump, saremo un intero movimento”. La parola chiave del suo intervento, che ha infuocato il palazzetto è stata “forward” urlato, “avanti”: avanti con un sistema sanitario più democratico, avanti con un salario dignitoso, avanti con i diritti delle minoranze. “C’è stato detto che dobbiamo andarcene da dove siamo venuti, noi invece è avanti che dobbiamo andare”.

 

I prossimi stati in cui si voterà saranno il Nevada il 22 e il South Carolina il 29 febbraio; prima ci saranno altri due dibattiti televisivi in cui alzare la posta in gioco. Il successivo appuntamento sarà il più importante – e potenzialmente decisivo – dell’intera campagna: il cosiddetto Super Tuesday, cioè martedì 3 marzo, in cui scenderà in campo la vera incognita di questa corsa democratica, il miliardario Michael Bloomberg. 

 

 

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