Luca Ubaldeschi racconta il Festival del Secolo

a9ea4f3b-39ab-4694-ab5a-95ff6533f440

Il direttore de Il Secolo XIX racconta il legame tra il quotidiano ligure e il Festival di Sanremo, svelando le proprie simpatie per alcuni dei protagonisti della 70ma edizione


Abbiamo parlato con Luca Ubaldeschi, direttore del Secolo XIX. La storia del quotidiano ligure è tradizionalmente legata al racconto del Festival tanto che «oltre alla copertura dell’evento commerciale in sé c’è una macchina organizzativa che si muove per abbinare il racconto delle attività che si svolgono fuori dall’Ariston: feste, spettacoli, serate particolari», per permettere a tutti, turisti compresi, di ambientarsi al meglio in questa caotica cornice.

Nel nostro paese nessun evento è atteso da cantanti, star dello spettacolo e telespettatori come questo, potremmo quasi definirla “L’Italia di Sanremo” riprendendo il nome dello speciale del Secolo XIX sui 70 anni del Festival. «La ricorrenza del numero tondo quest’anno – ci spiega il direttore – ci ha suggerito di fare il punto su Sanremo perché ha accompagnato lo sviluppo del costume: la crescita della televisione e l’evoluzione dello spettacolo». Le 164 pagine ricordano artisti come Lucio Dalla e Zucchero che sono passati dal festival e sono diventati grandi della musica italiana. Per loro il palco dell’Ariston è stato un trampolino di lancio. «Abbiamo fatto una fotografia all’Italia dei 70 anni, un paese affascinato dalle canzoni delle Festival, ma che allo stesso tempo ha vissuto passaggi significati sul piano sociale proprio sul palco dell’Ariston». La storia di Sanremo è la storia del costume Italiano, ogni festival fotografa uno spaccato di Italia. Celebrarne i 70 anni è importante anche per questo.

Secondo Ubaldeschi, per un giornalista il racconto del festival non deve essere sottovalutato:  è un modo per mettere la propria professionalità al servizio di un evento per tutti. Il suo speciale racconta questo attraverso la penna di giornalisti e scrittori che lo hanno vissuto in prima persona.

Ogni Festival ha delle dinamiche ricorrenti e le polemiche non fanno eccezione :«Spesso fanno parte dello spettacolo , sono ingredienti imprescindibili. In questo caso sono state comunque risolte». Commenta il direttore riferendosi alle discusse dichiarazioni del conduttore e direttore artistico Amadeus durante la conferenza stampa .  Nonostante tutto ciò «Mi sembra che Amadeus abbia accentuato uno dei tratti identitari di Sanremo cioè quello di contenere mondi apparentemente molto distanti e che fuori dal contesto del festival non ci sentiremmo di affiancare: Al Bano e Romina Power insieme al monologo di Rula Jebreal sul femminicidio, ad esempio. Una magia che la rassegna sonora riesce a creare, anche con notevole successo. Lo spettacolo va  guardato con la mente sgombra da pregiudizi. Ognuno ha i suoi gusti ma questo è un Festival nel senso più pieno della parola. Va raccontato sotto tanti aspetti, non solo quello musicale»

Secondo il direttore è stato questo il segreto del grande successo della prima puntata. E alla domanda di rito “Per chi tifi?” Ubaldeschi risponde di non aver ancora sentito tutte le canzoni e di non aver trovato  ancora un ritornello o una nota in grado di colpire la sua sensibilità, a parte l’esibizione non in gara di Tiziano Ferro. «Ma se dovessi proprio esprimermi direi che mi è piaciuto Diodato».

condividi