Mitt Romney, il senatore ribelle che dice di no a Donald Trump

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Il Senato assolve Trump dall'accusa di impeachment. Votano per salvarlo tutti i repubblicani tranne il senatore Mitt Romney


Assolto. Il Senato americano ha fatto cadere le accuse di impeachment contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.  52 senatori su 100 hanno votato contro l’accusa di abuso di potere e  53 su 100 contro quella di ostruzione del Congresso. I senatori repubblicani hanno votato tutti all’unisono per salvare il presidente e tenerlo al suo posto nello studio ovale. Tutti, tranne uno: Mitt Romney. Il senatore ribelle, espressione della frangia più moderata del partito repubblicano, ex sfidante di Barak Obama alle elezioni del 2012. Romney ha diviso i suoi voti e ha detto sì all’impeachment per abuso di potere. Il senatore ha motivato la sua scelta sostenendo che le pressioni esercitate da Trump sul governo ucraino, affinché quest’ultimo indagasse sul figlio di Biden in cambio di aiuti militari, avessero un intento esclusivamente personale e politico. Per Romney, il presidente Usa ha abusato della fiducia pubblica ed è dunque colpevole.

 

Il voto controcorrente del senatore dello Utah ha scatenato diverse polemiche ed è probabile che nei suoi confronti ci saranno in futuro delle ritorsioni politiche. «Romney è un personaggio di rilievo nel partito repubblicano, uno dei senatori più ascoltati al Congresso –  ci spiega il giornalista dell’Espresso e docente della Scuola di Giornalismo della Luiss, Alberto Flores D’Arcais – il figlio di Trump, Donald Trump Jr., ha chiesto che venga espulso dal partito e di questo si discuterà nei prossimi giorni. Tuttavia, all’interno del Congresso ci sono molti repubblicani che non vogliono che Romney sia cacciato. Come lui, molti senatori sono convinti che Trump sia colpevole ma non se la sono sentita di votare contro di lui. Trump ha ricattato tutto il partito e fatto intendere che chi si fosse espresso contro di lui ne avrebbe pagato le conseguenze». 

 

 

Trump può comportarsi così perché la base è con lui e fiera del suo presidente. Secondo un sondaggio della CNN, il 94% degli elettori repubblicani ha supportato Trump contro l’impeachment. Per questa ragione i membri del partito repubblicano non si sono scostati dalla linea dettata dal tycoon. «L’impeachment è stato completamente politicizzato – prosegue Flores D’Arcais – non si è discusso se Trump avesse commesso o meno il fatto. Non è stato un processo ma un grande dibattito politico in cui ognuno ha mantenuto le sue posizioni. Questi 4 anni di Trump hanno sconvolto la politica americana in senso peggiorativo, la bilancia dei poteri tra Casa Bianca e Congresso è saltata. Trump fa appello alla fedeltà di partito e tutti, tranne uno, sia pure un nome importante, lo seguono».

L’assoluzione dall’accusa di impeachment è un’evidente vittoria di Trump e arriva in un momento assai delicato per i democratici, alle prese con il caos delle primarie in Iowa, per le quali non c’è ancora il nome del candidato vincitore. Resta tuttavia difficile valutare le conseguenze di questi ultimi eventi. «Non sappiamo che effetto avrà l’impeachment sulle elezioni di novembre – conclude Flores D’Arcais – non è chiaro se alla fine prevarranno i democratici o i repubblicani. Nell’immediato sembra favorito Trump ma è tutto da vedere».

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