Pete Buttigieg, l’astro nascente delle primarie democratiche

Pete Buttigieg

Classe 1982, la carriera politica di Pete Buttigieg inizia nel 2004 come consulente per l'allora segretario della difesa Cohen. Apertamente omosessuale, moderato sui temi politici: ritratto del vincitore del caucus dell'Iowa


«Qualcosa sta agitando l’America»: così ha rotto il silenzio sui suoi canali social il candidato alle primarie democratiche Pete Buttigieg in seguito alla prima diffusione dei dati parziali del voto in Iowa. Circa 170mila cittadini di fede democratica si sono recati alle urne nello stato nel cuore del Midwest statunitense per esprimere la loro preferenza. I prossimi a farlo saranno gli elettori del New Hampshire il prossimo 11 febbraio. Nonostante il caos dovuto al calcolo dei voti, dai dati ancora non definitivi è emerso un chiaro testa a testa tra Pete Buttigieg e il candidato socialista Bernie Sanders: con il 71% delle sezioni scrutinate il primo ha raccolto il 26,8% dei consensi, mentre il secondo il 25,2%. Elizabeth Warren si è fermata invece al 18,4%, seguita dal “favorito” ex vice-presidente di Obama Joe Biden con il 15,4% dei consensi.

 

Il successo di Buttigieg (si pronuncia “buttageg”, con entrambe le “g” morbide) non era stato previsto dai pronostici politici, ma la campagna elettorale dell’ultimo anno intitolata “Pete2020” non ha mai cessato di arrendersi col passare del tempo. Buttigieg è nato nel 1982 da padre maltese, emigrato poi negli Stati Uniti divenendo professore universitario di letteratura all’Università di Notre Dame a South Bend, e da madre americana, anch’essa docente universitaria. Dopo una laurea in storia e letteratura ad Harward e un master in Politics, Philosophy and Economics ad Oxford, Buttigieg lavora presso la società di consulenza strategica dell’ex segretario della difesa William Cohen, impegnandosi anche per la campagna presidenziale di John Kerry per le elezioni del 2004, che vedono però vincere George W. Bush per un secondo mandato.

Pete ottiene il suo primo vero incarico politico nel 2011, quando con il 74% dei voti diventa sindaco di South Bend, capitale dello stato dell’Indiana in cui è nato e cresciuto, diventando il più giovane sindaco di una città degli Stati Uniti con almeno 100.000 residenti. Nel febbraio 2014 Buttigieg viene inviato in Afghanistan per sette mesi, in quanto ufficiale dell’intelligence navale nella Riserva della Marina degli Stati Uniti. Nonostante la sua lunga assenza l’indice di gradimento dei suoi concittadini non cala, tanto da essere rieletto sindaco di South Bend anche nel 2015, con oltre l’80% dei consensi.

Figlio di un ex seminarista gesuita ed allevato quindi nella fede e nella cultura cattolica, Pete Buttigieg prende le distanze dalla Chiesa di Roma dopo gli anni universitari di Harward, per arrivare poi nel 2018 a sposare un uomo, il maestro di scuola elementare Chasten Glezman, nella cattedrale episcopale di St. James a South Bend. Il suo coming out è arrivato nel 2015 all’età di 33 anni attraverso le pagine di un importante quotidiano dell’Indiana, in cui l’ex sindaco di South Bend ha raccontato le sue vicende personali in un lungo editoriale che ha raccolto l’apprezzamento di gran parte della popolazione.

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La copertina che il settimanale Time ha dedicato a Pete Buttigieg e al marito Chasten Glezman nel maggio 2019

Di cultura politica centrista e tecnocrate, l’obiettivo di Buttigieg sarà quello di dare una svolta moderata al Partito democratico statunitense, che è stato invitato più volte dall’ex presidente Obama ad allontanarsi dalle spinte socialiste e stataliste incarnate rispettivamente da Sanders e Warren. Dunque, se i dati dell’Iowa dovessero essere confermati con l’esclusione di Biden anche nelle future primarie del 2020 nel resto degli stati americani, Pete potrebbe rappresentare l’unica alternativa ad una forte rottura col passato voluta dalla sinistra più radicale del partito.

La campagna elettorale del giovane ex sindaco americano punta sulla “fondazione di una nuova era alternativa al trumpismo”, vista anche come una svolta generazionale all’interno dello stesso Partito democratico. Diritti civili, lotta al cambiamento climatico, deindustrializzazione sostenibile in nome di una nuova “green economy” e aumento dei salari statali sono gli obiettivi primari di Buttigieg, che ha in mente anche una riforma costituzionale volta a cambiare il delicato assetto delle corti di appello americane e della Corte Suprema. In sintesi, l’intento più volte dichiarato dal candidato è quello di riacquistare i voti dei “repubblicani delusi” che hanno scelto Trump nel 2016.

Nonostante l’appoggio incondizionato di numerose associazioni federali e statali per i diritti LGBT, secondo un’indagine del sito di news politica americano Vox Buttigieg deve ancora attestarsi il consenso della comunità arcobaleno, che vede in Sanders un rappresentante migliore per le proprie istanze, accusando il candidato dell’Indiana di essere “la rappresentazione di un omosessuale bianco che vuole farsi apprezzare a tutti i costi dalla società eteronormata”. Altro punto debole di Buttigieg resta il suo rapporto ancora non risolto con l’elettorato afro-americano, che soprattutto in South Carolina rappresenterà un importante banco di prova – se non di spartiacque – verso il Super Tuesday del 3 marzo, in cui sarà possibile delineare il profilo del candidato democratico che sfiderà Donald Trump il prossimo 3 novembre.

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