Chi è Robert Sarah, il cardinale che ha ridato voce a Ratzinger

Robert-Sarah

Il prossimo 15 gennaio uscirà un libro scritto a quattro mani dal Papa emerito Benedetto XVI e da Robert Sarah, cardinale tradizionalista di spicco della Curia romana. Scopriamo in questa scheda chi è Sarah e perchè le sue dichiarazioni a favore dell'obbligo del celibato sono indicative per comprendere la Chiesa cattolica del 2020


È circolata su numerosi quotidiani e siti di informazione internazionali la rottura del grande silenzio di Benedetto XVI riguardo il tema del celibato dei sacerdoti cattolici, al punto che alcuni commentatori vaticanisti si sono interrogati più volte sul motivo di questo pronunciamento importante da parte del Papa emerito. Il 28 febbraio 2013 si è ufficialmente concluso il pontificato di Joseph Ratzinger, che era durato otto anni fino alle storiche dimissioni dell’11 febbraio. Pochi giorni dopo il discorso solenne di rinuncia, incontrando la maggior parte dei cardinali provenienti da tutto il mondo a Roma per il nuovo conclave, Ratzinger stesso rassicurò i porporati sul suo silenzio e sulla vita di “preghiera e meditazione” che avrebbe condotto una volta eletto un nuovo pontefice.

Così è stato solo in parte, dato che nonostante le debilitazioni fisiche Benedetto XVI ha continuato ad incontrare quasi quotidianamente prelati e fedeli, intrattenendo con loro conversazioni sulla vita della Chiesa che puntualmente vengono rese note al grande pubblico in modi diversi (il più importante è stato la stesura dell’esclusivo libro-intervista “Ultime conversazioni”, scritto dal giornalista tedesco Peter Seewald). L’ultimo scritto provenuto da Ratzinger è il libro che uscirà in Francia il prossimo 15 gennaio, intitolato Dal profondo del nostro cuore, che è destinato ad essere pubblicato in più lingue alla fine del mese.

Il libro in questione, del quale al momento abbiamo solamente la prefazione, è stato scritto a quattro mani con il cardinale Robert Sarah, che oggi è prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ruolo di rilevanza all’interno della Curia romana. La storia di Sarah è stata raccontata nell’emblematico Dio o niente, libro-intervista curato dal giornalista cattolico francese Nicolas Diat. Nato ad Ourous, un villaggio estremamente povero in Guinea, grazie all’attenzione di alcuni missionari francesi Sarah entra in giovane età in seminario, eccellendo negli studi anche a Roma, fino a diventare arcivescovo di Conakry, capitale della Guinea, all’età di soli 33 anni per volontà di Giovanni Paolo II, che lo chiamò più volte “vescovo bambino”.

Continuata l’attività pastorale in Africa durante gli anni difficili, i primi, della dittatura di Obiang, Sarah viene chiamato nel 2001 a presiedere in Vaticano la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli per poi essere nominato cardinale, il primo della Guinea, nel 2010 da papa Benedetto XVI. Gli è stato più volte attribuito dai giornalisti il titolo di “papabile” durante il conclave del 2013, considerato alla guida della frangia dei cardinali più conservatori in merito alle posizioni teologiche, morali, sociali e politiche della dottrina cattolica.

Robert Sarah

Infatti, dopo la nomina nel 2014 a prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Sarah è diventato il simbolo della riscoperta dei valori tradizionali più importanti della dottrina, chiamato in numerose occasioni a presiedere convegni e incontri internazionali organizzati da associazione e fondazioni in Francia e negli USA di stampo tradizionalista e contrarie alla linea di Bergoglio. Il pensiero di Sarah è stato espresso in quattro libri diventati dei veri e propri casi letterari, tra cui Dio o niente, La forza del Silenzio: contro la dittatura del rumore, Credo la Chiesa e Si fa sera e il giorno ormai volge al declino, tutti redatti con l’aiuto del giornalista e editore francese Nicolas Diat, noto per le sue posizioni ultra-conservatrici.

Secondo Sarah, l’occidente sta vivendo un grande momento di crisi spirituale e sociale, con due pericoli che arrivano da est e da ovest: rispettivamente “l’islamismo fanatico e fondamentalista” e “la dittatura del pensiero relativista”, quest’ultimo particolarmente caro a Ratzinger. Sulla base di queste dichiarazioni, il cardinale guineano è più volte intervenuto nei sinodi vaticani degli ultimi anni in difesa della tradizione cattolica. Ad esempio, durante il Sinodo per la famiglia del 2014, ha aspramente criticato eventuali aperture (che poi non si sono verificate) verso i divorziati risposati e gli omosessuali, ribadendo per loro la vocazione alla castità, unica via per restare fedeli alla dottrina cattolica.

Inoltre, nei suoi libri sono state spesso espresse preoccupazioni per la svolta ecologista ed ambientalista voluta da Bergoglio, che però non ha mai attaccato direttamente come invece è stato fatto da altri cardinali senza ottenere successo. Lo stesso è avvenuto per il Sinodo per l’Amazzonia che si è concluso lo scorso ottobre, del quale si attende ancora l’esortazione apostolica ufficiale di conclusione di Papa Francesco. In quell’ambito Sarah ha affermato di temere che “alcuni occidentali confischeranno l’assemblea per portare avanti i loro progetti, come l’ordinazione degli uomini sposati e la creazione di ministeri per le donne. Si tratta di una manipolazione indegna, un inganno disonesto, un insulto a Dio”: tutto questo mentre una fetta consistente di alti prelati cattolici sta seguendo Francesco nell’apertura di nuovi processi di riforma di vitale importanza per la Chiesa, come la possibilità dell’ordinazione sacerdotale di diaconi sposati in Amazzonia.

All’età di 74 anni, oggi Sarah è considerato uno dei cardinali più influenti dell’ala conservatrice e rigorista della Chiesa cattolica nel mondo, tanto da essere reputato “papabile” nel caso in cui il prossimo conclave si svolgerà nell’arco dei prossimi 6 anni, al termine dei quali il cardinale della Guinea non sarà più elettore. Anche se ormai la maggioranza assoluta dei cardinali elettori è stata nominata da Bergoglio, non è detto che il prossimo papa rispecchierà a pieno i suoi desideri di riforma e di cambiamento. Il libro scritto con Ratzinger ne è la prova schiacciante: sul piano dottrinale le alte sfere della Chiesa sono di fatto divise più che mai, e nessuna delle due parti ha intenzione di cedere.

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