Ventiquattro chilometri di inquinamento, così muore il fiume Sarno

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Il Sarno è uno dei fiumi più inquinati d’Europa. Il suo bacino idrografico abbraccia 39 comuni e si estende per 500 chilometri quadrati. A causa degli inquinanti dispersi nelle acque, l'incidenza di malattie tumorali è più alta rispetto alla media italiana. Una bomba ecologica che riguarda un milione di persone.


Nel marzo 2019, le acque nere del Sarno, fiume tra i  più inquinati d’Europa, hanno colorato a lutto una comunità. Clelia Cesale è l’ultima di una lunga serie di vittime che hanno perso la battaglia contro il cancro. A Nocera Inferiore, comune in  provincia di Salerno tra i più importanti del bacino idrografico del Sarno, tumori e carcinomi sono fra le cause di morte più diffuse, specialmente nella fascia 19-45 anni.

 Il bacino idrografico del fiume Sarno comprende una popolazione di un milione di persone, abbraccia 39 comuni e si estende per 500 chilometri quadrati. È stato inserito fra i SIN (Siti d’Interesse Nazionale per le bonifiche) nel 2005, per poi essere declassificato nel 2013, nonostante l’emergenza ambientale e l’inquinamento ancora presenti nell’area. Ciò che ammala il comprensorio deriva per buona parte dall’Agro nocerino-sarnese e dalla provincia di Avellino.

Il fiume Sarno nel tratto dell'Agro nocerino-sarnese. Foto di Thomas Francia
Il fiume Sarno nel tratto dell’Agro nocerino sarnese. Foto di Thomas Francia.

 

 

Il tratto più inquinato del Sarno è quello compreso nei ventiquattro chilometri che dividono Solofra da Castellammare di Stabia. Da lì arrivano sostanze nocive, reflui e altri oggetti superficiali che poi finiscono nel centro del golfo di Napoli. Un biocidio che si perpetua dal boom economico degli anni ’60, e della cui pericolosità si trova traccia già nel 1997, quando l’Organizzazione mondiale della sanità segnalava le zone interessate come mortalmente più incidenti per cancro e leucemia. Il 17% in più che nel resto del mondo. Statistiche terrificanti, perché dietro quei numeri ci sono persone.

Gli studenti della scuola Marconi di Nocera, alla richiesta di rappresentare il corso d’acqua della loro città, l’hanno disegnato per quello che è: completamente nero, una scia di metalli pesanti, rifiuti solidi e scarichi civili di ogni genere. «Non l’abbiamo mai visto chiaro e trasparente», rispondono  gli studenti quando gli si  chiede perché l’avessero disegnato così. La scuola si trova a una decina di metri da uno dei tratti più inquinati del torrente.

 

 

Il fiume Sarno nel tratto di Nocera inferiore. Foto di Thomas Francia.
Il fiume Sarno nel tratto di Nocera Inferiore. Foto di Thomas Francia.

Nel 2006, il secondo governo Prodi decise di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’inquinamento del Sarno. L’attuale Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, si è definito volenteroso nel risolvere la questione assieme ai cittadini, ai comitati e alle associazioni, grazie anche all’utilizzo di 400 milioni di euro provenienti dall’Europa.

Dei soldi si ha traccia, su questo non c’è dubbio, anzi spesso vengono “persi” per mancato utilizzo (è già accaduto col precedente progetto regionale). Il problema è sul come verranno spesi. La nuova pianificazione denominata GPS (Grande Progetto Sarno) già approvata dalla Regione Campania guidata da De Luca  non prevede, infatti, il disinquinamento del bacino, ma la mitigazione del rischio idrogeologico.

Ma Nocera Inferiore, così come in altri comuni, manca infatti il collettore che permette alla rete fognaria di essere sostenibile, autonoma ed efficiente. Così il fiume viene utilizzato come un’enorme cloaca che prende il nome di Solofrana. Questo torrente si unisce al Sarno e difatti ne è il principale killer. L’altro affluente, il Cavaiola, contribuisce con scarichi di aziende conserviere e reflui civili di varia natura.

 

 

 

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Un tratto dell’Alveo Comune Nocerino, un canale artificiale del fiume Sarno che ha origine nel comune di Nocera Inferiore, dove raccoglie le acque dei torrenti Cavaiola e Solofrana.

Il punto più inquinato si trova in via Pucci, a Nocera Inferiore: l’Alveo del Comune Nocerino rappresenta l’unione dei due torrenti tributari. In questo luogo, secondo le ultime stime dell’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania), i valori del cromo supererebbero di 40 volte i limiti stabiliti dalla legge e, nelle giornate piovose, addirittura di migliaia di volte.

Dati che non stupiscono, se si considera la provenienza di queste acque. Il cromo è il principale elemento chimico utilizzato nella lavorazione e colorazione di pelli. A Solofra, in provincia di Avellino, è presente uno dei più importanti e noti complessi conciari in Europa, per un fatturato di 350 milioni di euro annui. Da qui, in molti casi, provengono gli scarichi che inquinano il torrente, rendendolo pericoloso e nocivo per la salute di tutti quelli che vivono in prossimità dei margini, ma non solo. L’incidenza di patologie come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e l’autismo si registra omogeneamente lungo tutta la tratta inquinata. Il Registro Tumori, inoltre, mette in luce un significativo aumento dei melanomi nella la provincia di Salerno: Nocera Inferiore è città capofila col 9% in più rispetto alla media.  «Non è solo puzza quella che viene dal Sarno», dicono i cittadini di Nocera Inferiore, consapevoli di vivere una profonda ingiustizia: ambientale prima, sociale poi.

 

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