Sindacati divisi sulla fusione FCA – Peugeot

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L'annuncio dei due gruppi spacca il mondo sindacale sulle prospettive della fusione. Posti di lavoro e investimenti al centro delle divisioni tra Cisl e Cgil.


Frattura dei sindacati sulla fusione tra Fca e Psa. Il matrimonio darà vita al quarto gruppo automobilistico più grande del mondo con 170 miliardi di ricavi annui, il 46% dei quali generati in Europa. Guida autonoma ed elettrico sono le nuove sfide globali che hanno motivato la fusione tra le due compagnie. Divisi i sindacati: ottimista la Cisl, pessimista invece la Cgil.

Sul paino occupazionale sono fiducioso”, dice Tino Camerano segretario della Fim-Cisl torinese. “La fusione – continua – potrebbe essere una possibilità di rilancio anche del nostro territorio compresa l’area di Mirafiori. Oggi è impossibile sopravvivere in un mercato dell’automobile senza fare un ulteriore passo in avanti”.

Posizione diametralmente opposta quella della Cgil che per bocca del segretario di Torino Federico Bellono, fa filtrare la propria preoccupazione circa la tutela dei posti di lavoro negli stabilimenti italiani. “Siamo molto preoccupati come lo siamo sempre stati. Gli investimenti dovrebbero essere dirottati sulla produzione italiana per aumentare i livelli occupazionali e produttivi visto che siamo al 50% della capacità totale. Spero – continua Bellono – che il governo italiano a partire da Conte abbia parlato col governo francese e con chi dirigerà l’azienda nei prossimi anni”.

A dividere è anche il ruolo dello Stato. Il segretario Cgil è favorevole ad un ingresso dello dell’Italia nella proprietà del nuovo gruppo. “Non abbiamo mai considerato questa eventualità come un fatto negativo, anzi. Del resto, in Francia è già così”, dice riferendosi alla partecipazione francese nel gruppo Peugeot.

Camerano invece si dice “assolutamente” contrario ad un eventuale ingresso statale nel nuovo gruppo. “L’Italia deve avere un ruolo attivo nell’agevolare il processo di fusione”, solo di intermediazione quindi.

 

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