L’Italia di Mancini ai raggi X

Italia head coach Roberto Mancini during the press conference on the eve of the European Championship Euro 2020 qualification match against Armenia. Casteldebole, (Bologna), Italy, 2 September 2019. ANSA / GIORGIO BENVENUTI

Gli impegni imminenti con Bosnia e Armenia serviranno a rodare i meccanismi di un gruppo comunque già qualificato per l’Europeo del prossimo anno. Tra pregi e difetti, l’analisi della Nazionale


Partire dalle note liete è doveroso. Lo merita innanzitutto il commissario tecnico Roberto Mancini, arrivato in panchina tra lo scetticismo generale e capace di guidare l’Italia senza affanni verso l’Europeo del prossimo anno. Alla luce dei fallimenti dell’ultimo periodo, anche questa è una buona notizia.

Gli azzurri, qualificati con tre giornate d’anticipo, potranno prepararsi con calma alla competizione che per la prima volta sarà itinerante e, tra le città toccate, includerà anche Roma, a cui spetterà la partita inaugurale. Le gare da qui in avanti, compresi gli impegni imminenti contro Bosnia venerdì e in Armenia lunedì, saranno un banco di prova in cui sperimentare schemi e soluzioni tattiche innovative.

Il filotto di nove vittorie consecutive ha permesso all’allenatore di eguagliare il record di Vittorio Pozzo e, in un girone non trascendentale, ritrovare certezze e fiducia. L’ambiente si è ricompattato, facendo leva sui punti di forza e cercando, attraverso un gioco piacevole e l’affiatamento corale, di sopperire a carenze tecniche comunque evidenti. Le carte migliori, nel solco di una tradizione pienamente rispettata, sono nel reparto arretrato.

In porta Gianluigi Donnarumma ha classe e appena vent’anni. E’ affidabile e, se non fosse abbastanza, Salvatore Sirigu e Alex Meret rimangono ottime garanzie. L’infortunio di Cragno, rivelazione del Cagliari è una brutta tegola, quello di Chiellini addirittura peggiore. Le chiavi della difesa sono passate in mano a Leonardo Bonucci, mentre accanto a lui Alessio Romagnoli, Francesco Acerbi e, all’occorrenza Armando Izzo e Gianluca Mancini, si stanno dimostrando all’altezza della situazione.

Zaniolo e Barella sono il nuovo che avanza. Argento vivo in un centrocampo che sembra essersi messo alle spalle il periodo più buio e aver saldato definitivamente i conti con il ricambio generazionale. Gaetano Castrovilli e Stefano Sensi, devono crescere, ma da qui a giugno avranno mesi e partite per accumulare esperienza e bruciare le tappe, in un strada che li pretende immediatamente grandi.

Il fulcro del gioco ruoterà intorno a Jorginho, pupillo di Sarri ai tempi del Napoli e riferimento, adesso, nel Chelsea targato Frank Lampard. Le sue geometrie, non è un mistero, raccolgono il favore di Roberto Mancini. Marco Verratti, invece, è chiamato all’esame di maturità. La consacrazione è tappa impossibile da rimandare ulteriormente.

In un collettivo di spessore, è la figura dell’attaccante a portare in dote le maggiori perplessità. Immobile ha il killer instict e la velocità del contropiedista. Segna a ripetizione, ma il discorso si complica se è chiamato a impostare la manovra. Andrea Belotti si sbatte e  fa dello spirito di sacrificio la sua bandiera. Atteggiamento apprezzabile, pagato, però, in termini di lucidità sotto porta.

A guardarsi in giro, resta sempre l’incognita Mario Balotelli, colpi di classe e di testa, per un pacchetto da prendere così, completo di pregi e difetti. Mancini per il momento ha detto no, ma chissà che presto anche lui non decida di cambiare idea.

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