Trent’anni di solitudine, l’Europa oltre il Muro di Berlino

Muro cadu

Dal 1989 al 2019 il Vecchio continente ha visto la storia mettersi di nuovo in cammino a scapito di qualunque illusione di "Fine della storia"


Dal 9 novembre del 1989 (quando il redattore di quest’articolo era nato da tre settimane), sono trascorsi trent’anni. Nel Vecchio continente sono accadute molte cose, e, a dispetto della retorica in voga nello spirito di oggi, ci sono state molte guerre. Certo, Regno Unito e Francia non si sono affrontate in battaglie campali, e nessuno stendardo imperiale ha varcato i confini transalpini, come era avvenuto per tre volte tra il 1870 e il 1940, tra Bismark e Hitler.

La pace tanto sospirata è arrivata per i cittadini dell’Europa occidentale, ma non per i loro governi e i loro soldati, che si sono proiettati su nuovi scenari bellici2017-08-08-mauerbau, esotici e molto remunerativi per la filiera dell’industria di guerra, come sempre: Africa e Medio Oriente soprattutto. La pace ha tardato a venire anche per i Balcani, dove l’ultima disgregazione imperiale ha lentamente depositato al suolo le scorie di contraddizioni secolari, e per molti paesi del ex blocco sovietico, sui quali le mire neoimperialiste di Vladimir Putin non hanno smesso di fare pressione (fino alla crisi in Crimea del 2014).
Eppure, con la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, è cominciato il percorso verso un’Europa più unita e solidale. A trent’anni da quel giorno di novembre, per la prima volta sembra che la storia possa rimettere indietro le lancette, e a tanti giovani cittadini europei hanno dovuto sentir parlare di Grexit, Brexit, Italexit, e così via.

Anziché ripercorrere la storia che ha portato alla sua costruzione – il ché equivarrebbe ad affrontare la storia del Secolo breve tutta insieme – Reporter Nuovo ha deciso di guardare all’anniversario della caduta del Muro di Berlino come all’inizio di un cammino. Per farlo si sono scelti passaggi fondamentali per l’Europa, disposti in ordine cronologico. Non è un percorso idilliaco. E spesso si tratta di una storia a zig zag, contraddittoria nei suoi sviluppi. Ma è pur sempre la storia di un’utopia di pace in fieri. Nella speranza che un novello Tacito non la racconti tra mille anni come il grande storico fece con l’Impero Romano: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

ilNovembre 1989: in Repubblica Ceca arriva il tempo della Rivoluzione di velluto contro il regime comunista cecoslovacco. L’ennesimo segnale che l’URSS si sta disintegrando e che il Novecento sta finendo in anticipo, come avrebbe poi detto lo storico britannico Eric Hobsbawm. Nel 1991 l’Unione Sovietica svanisce e con essa l’utopia socialista. Una miriade di piccoli paesi, dal Baltico al Mar Nero, devono reinventarsi uno stato democratico in condizioni di miseria e abbandono. Non tutti ci riusciranno, ma il contributo economico dell’Unione europea sarà sempre più incisivo, soprattutto dall’allargamento dell’unione ai paesi dell’est europeo in poi (2004-2007). Alla fine del 1989 la Romania si solleva contro il regime di Nicolae Ceaușescu. Nel 1990 la Germania diventa uno Stato democratico unitario. Nel febbraio 1991 nasce il Gruppo di Visegrad, composto dai liberi stati ungherese, polacco, slovacco e ceco (questi ultimi due allora ancora uniti). Oggi se ne sente parlare per la svolta autoritaria di destra che i governi hanno impartito ai Paesi membri.

1101950911_400 2La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia si disintegra tra il 1991 e il 1992, a seguito della dichiarazione di indipendenza di Slovenia, Croazia, Macedonia del Nord e Bosnia-Erzegovina; è solo l’inizio di una serie di conflitti etnici e politici, che culmineranno nell’intervento NATO in Serbia nel 1999. Fino al 2001, con la risoluzione della questione macedone, i Balcani vivranno dieci anni di guerra senza sosta. Ad oggi, di tutti gli stati nati dalla fine della Jugoslavia, soltanto la Croazia ha completato l’iter per diventare membro dell’Unione europea.

Il 7 febbraio del 1992 viene stipulato il Trattato di Maastricht, in Olanda: nasce l’Unione europea (a partire dall’autunno del ’93). I Paesi membri sono 12. Meno della metà rispetto a oggi. Nel 1999 nasce la moneta unica europea, che ci mette qualche anno a scalzare definitivamente il peso, il franco, il marco e la dracma. Nel 2002 l’euro è la moneta di dodici paesi dell’Unione e anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo e in Andorra. Oggi l’euro è la moneta ufficiale di 19 stati.

Nel 2000, per la prima volta, il boom demografico mondiale rallenta in Occidente, soprattutto in Europa. Il Vecchio continente si affaccia sul XXI secolo scoprendosi vecchio per davvero. All’inizio del secolo la popolazione europea è di circa 740 milioni di persone. Esattamente come nel 2019. Nel marzo del 2000 un ex agente del Kgb viene eletto presidente della Federazione Russa. Inizia il ventennio di Vladimir Putin, del quale non si intravede ancora la conclusione.

bataclan 2L’11 settembre del 2001, molto lontano dall’Europa, il terrorismo islamico colpisce l’Occidente nel suo cuore: New York. Il crollo delle Twin Towers segna un cambio di scenario globale e l’inizio delle politiche securitarie anche in Europa, che verrà colpita da attentati terribili a Londra e a Madrid. Le guerre in Afghanistan e Iraq saranno prodromiche alla formazione di quello che poi è diventato famoso come il califfato jihadista, l’Isis, che ha scritto pagine tristi di storia in molti paesi europei negli ultimi anni a partire dalla strage di Charlie Hebdo, a Parigi, nel gennaio del 2015. Da allora si contano centinaia di europei morti per mano del terrorismo islamico.

download 2Dalla fine del 2009 cresce, tra gli investitori, la paura riguardo a una crisi del debito degli stati europei, che si intensifica all’inizio del 2010. In molti paesi la crisi finanziaria e economica diventa sociale e politica. Cadono i governi in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo. L’Ue e la Bce si confondono con istituzioni sovranazionali che i cittadini non conoscono, come il Fondo monetario internazionale, e prendono un nuovo nome collettivo poco rassicurante: Troika, ovvero l’insieme dei creditori durante le negoziazioni con i paesi debitori. Il caso più eclatante è quello della Grecia, che attraversa anni tragici di impoverimento e crisi sociale, mentre la Troika si accanisce nelle pretese creditizie, chiedendo riforme sociali, fiscali, politiche, amministrative, giuridiche. Molti anni dopo le istituzioni europee si scuseranno per l’atteggiamento adottato nei confronti del popolo greco. Ma dagli anni di Tsipras e Varoufakis non si torna più indietro: il discredito che le istituzioni europee si sono gettate addosso è tale che l’opinione pubblica di molti paesi, cavalcata dai nuovi partiti populisti nati dalla crisi, comincia a dichiararsi apertamente “euroscettica”. Partiti di estrema destra, euroscettici appunto, raggiungono consensi altissimi, talvolta a due cifre in Francia, Germania, Austria, Regno Unito, Olanda, e in tutti i paesi dell’est, dove arrivano spesso anche al governo, come accaduto nel 2018 in Italia con la Lega e il Movimento 5 stelle.

 

British economy gloomy with the uncertainty over Brexit.Il Paese che ha investito più energie di tutti nell’idea di “liberarsi” dell’Unione europea è stata la Gran Bretagna. Nel 2016 un referendum promosso dal governo di David Cameron per ragioni di opportunità elettorale ha messo in moto un meccanismo a catena: governi bruciati dall’immobilismo e dalla mancanza di soluzioni dopo che il “leave” aveva preso la maggioranza, fino all’ ultimo colpo di scena: il nuovo referendum nel quale il Partito laburista si è schierato per il “remain”. Per i prossimi capitoli, quello inglese e quello europeo, non resta che aspettare i prossimi trent’anni.

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