Riders, cambiamenti in vista.

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Tra ritardi e opposizioni, la legge che norma il lavoro dei ciclofattorini del settore della consegna di cibo a domicilio sta per vedere la luce. In Parlamento c’è tempo fino al 3 novembre, resta il nodo della para-subordinazione che non convince tutti


Quando era ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio l’aveva inserito tra le priorità. C’era governo diverso da questo: il “Conte uno”, il governo “gialloverde” di alleanza tra Movimento Cinque Stelle e Lega.
Poi, però legiferare su questo settore impalpabile per definizione e sfuggente per costituzione si è rivelato più difficile del previsto. Il Ministro ha ascoltato i pareri degli enti previdenziali coinvolti, dei sindacati tradizionali e dei rappresentanti dei gruppi autorganizzati di fattorini, e alla fine l’approvazione del decreto è slittato. Le norme sui ciclofattorini sono poi finite dentro il calderone del più ampio pacchetto di «disposizioni urgenti per la tutela del lavoro», il Dl.gs 101 pubblicato in Gazzetta ufficiale il 3 settembre, che contiene anche le discusse misure sull’Ilva e sulle grandi imprese, e attende la conversione in legge dopo il maxi-emendamento proposto dal governo al Senato.

La legge sul lavoro dei rider, perciò, sta per vedere la luce in un’altra stagione politica, quella dell’alleanza tra Movimento Cinque Stelle e PD nel governo “Conte due”, dove al Ministero del Lavoro (che nel frattempo ha preso le deleghe alle Politiche sociali) c’è un altro inquilino, sempre Cinque Stelle: Nunzia Catalfo, in prima linea per la costruzione del reddito di cittadinanza e per la battaglia sulla legge per il salario minimo. I problemi sono sempre gli stessi: contrarietà (scontata) di alcune piattaforme, dubbi da parte di alcuni sindacati e soprattutto malumori tra gli stessi rider, che non hanno una rappresentanza organizzata ma hanno costituito alcuni gruppi informali.

«I ciclofattorini potranno finalmente disporre delle tutele salariali, previdenziali e assistenziali del lavoro subordinato» ha affermato la neoministra Catalfo il giorno del voto di fiducia al Senato (168 i “sì” incassati). «Diritti e sicurezza sui luoghi di lavoro sono due pilastri della mia azione, come dimostrano i primi atti compiuti da Ministro. È lungo questa strada che intendo proseguire», conclude il Ministro.». 

Il quadro delle norme ormai è chiaro: dopo l’approvazione degli emendamenti al Senato, ci sono tutele previdenziali rafforzate, assicurazione obbligatoria con l’Inail e, soprattutto, obbligo di contratto parasubordinato, anche se a partenza differita: tre mesi per le coperture assicurative e un anno per l’adeguamento dei compensi.

Il nodo della subordinazione e le possibili scappatoie

IlSoprattutto, il cottimo è abolito. E i 12 mesi di differita previsti dal decreto sono pensati per dare tempo alle parti di negoziare uno specifico contratto di settore. In mancanza, il decreto stabilisce norme paracadute: una paga minima oraria per il lavoratore che verrà agganciata ai minimi dei contratti vigenti (quello della logistica, si suppone) e un’indennità per il lavoro notturno, nei giorni festivi e in «condizioni metereologiche sfavorevoli», pari almeno al 10% del compenso di base.

Il vero nodo, però, sta nell’effettiva platea di rider che potranno beneficiare di queste norme.

Il decreto rider estende di fatto le tutele del lavoro parasubordinato previsto dal Jobs Act del 2015 anche ai ciclofattorini. Resta, tuttavia, la possibilità di stipulare contratti di collaborazione occasionale con le aziende di food delivery fino ai 5000 euro annui. Per i rider che chiedono l’equiparazione con il lavodo dipendente questo è un grande limite della riforma, che rischia addirittura di neutralizzarne gli effetti positivi. Mancando norme sul licenziamento senza giusta causa, si chiedono, cosa impedisce alle aziende di chiudere i rapporti con un rider nel momento in cui supera i 5000 euro, a meno che non voglia aprirsi una partita iva?

Questi problemi saranno verosimilmente al centro del tavolo negoziale che si aprirà con sindacati e aziende, e che ha un anno di tempo per arrivare a un CCNL.

Ma sarà anche uno dei temi centrali per il nascente “Osservatorio” sul settore dei ciclofattorini e del lavoro digitale in generale, che il Ministero sta facendo nascere con la collaborazione di Inail e Inps.

 

 

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