Sviluppatori di periferia

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A tre anni dall’apertura della scuola per developer targata Apple e nella periferia est di Napoli, due sviluppatori campani raccontano la loro esperienza: «Anche il Governo ha chiesto il nostro aiuto per "hackerare" la pubblica amministrazione»


Una cattedrale nel deserto. La prima impressione che si ha quando dal centro di Napoli si arriva in corso Protopisani trovandosi di fronte la Apple developer Academy è proprio questa. Uno strano ossimoro. Fuori, il groviglio di automobili in tripla fila, motorini e venditori ambulanti che fa somigliare le strade del quartiere di San Giovanni a Teduccio più ai quartieri dell’America latina che a una città italiana. Dentro, l’algida freddezza di un centro di ricerca, l’architettura squadrata turchese e alluminio, la simmetria, l’ordine, la mittel Europa. Due ragazzi sussurrano tra loro costeggiando l’edificio: «Non sembra di essere a Napoli».

In questo quartiere, nella zona est del capoluogo campano, il tasso di disoccupazione sfiora il 40% rispetto al 10% della media italiana e, secondo l’ultimo rapporto Istat, soltanto i quartieri di Scampia e San Pietro a Patierno hanno un tasso di vulnerabilità sociale e materiale più alto rispetto a San Giovanni. Eppure, tre anni fa, il colosso della tecnologia guidato da Tim Cook, ha scelto proprio questo quartiere, in partnership con l’Università “Federico II” di Napoli, per stabilire la sua prima scuola internazionale per sviluppatori.

«In tre anni, le app pubblicate nell’App Store dai ragazzi che hanno frequentato questa scuola sono più di 50», dice Vincenzo, 29 anni, che ha appena concluso il suo anno da allievo della Academy ed è appena atterrato dalla California dove si è tenuta la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple. «Le opportunità di lavoro in questo ambito sono davvero tantissime». Assieme agli alunni della scuola, sta cambiando anche il quartiere, anche se a piccoli passi. Oltre alla nascita di copisterie, bar e ristornati, che accompagnano quasi fisiologicamente l’apertura di una nuova sede universitaria, sono entrate a regime anche le stazioni della linea 2 della metro implementata quasi parallelamente alla costruzione della sede del campus.

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«Qui, oltre alla Apple Academy, ci sono trenta laboratori, un auditorium, un parco aperto anche a chi arriva da fuori e le accademie di altre società tecnologiche, come la Cisco Networking Academy e la Digital Academy di Deloitte», dice Marco, che ha intrapreso il curriculum incentrato sulla gestione aziendale di una app. In un sud dove quasi il 30% degli studenti si immatricola in un’università del nord, un hub come quello nato a Napoli può cercare di mettere un freno a questo fenomeno. Secondo un rapporto Excelsior le professioni dove i laureati sono definiti “introvabili” riguardano specialmente le facoltà di ingegneria informatica e in particolare gli analisti programmatori (1° posto in classifica), gli sviluppatori di software (3°) e i programmatori informatici (5°). Insomma l’Italia, ma anche l’Europa, ha bisogno come il pane di chi sappia risolvere un problema con la programmazione.

A maggio, la regione Campania, assieme alla “Federico II” e all’Agi, ha organizzato un hackaton, ovvero una maratona di programmazione in cui si sono sfidati oltre 300 talenti internazionali per trovare la soluzione a 12 sfide, legate all’ambiente, alla salute, al fact-checking o all’efficienza energetica, in sole 48 ore. «È stata una vera e propria sfida», spiega Vincenzo, che era tra i giovani che hanno accolto l’invito della regione. «Il nostro team si è occupato di progettare una piattaforma in grado di analizzare i dati sanitari, come la percentuale di fratture o l’adeguatezza dell’ospedalizzazione e di rivelare strumenti utili per la gestione della salute pubblica». Alla fine, il progetto di Vincenzo ha vinto la challange e si è aggiudicato il premio messo in palio dalla Società Regionale per la Sanità. Da quella cattedrale nel deserto, che è il polo universitario di San Giovanni a Teduccio, forse è stato gettato un seme che potrebbe dare nuova speranza agli abitanti del quartiere e migliorare la qualità della vita di tutti noi.

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