Gianni Maddaloni è l’Oro di Scampia

(PH: ALESSIO ESPOSITO)

Padre di Pino, oro olimpico di judo a Sydney 2000, la sua palestra toglie dalla strada i ragazzi grazie allo sport: «Chi viene ghettizzato non ha nessuna colpa»


Lo sport può salvarti la vita. Lo sa bene Gianni Maddaloni, che a Scampia dal 2005 offre un’opportunità a chi non ne ha mai avuta una, a chi è “colpevole” soltanto di essere nato nella parte “sbagliata” della città. Un maestro di vita, prima ancora che di sport. Gianni Maddaloni è la Scampia che non molla, che crede nei giovani, che sogna e opera concretamente per un futuro migliore. Tutto questo grazie al judo. Una palestra a due passi dalle Vele, in cui si formano futuri campioni, ma soprattutto viene offerto un luogo di aggregazione, educazione e legalità.

«Lo sport è un diritto del bambino – spiega Gianni Maddaloni – L’attività fisica non è un optional, non si tratta solo di fare ginnastica: lo sport è formazione, integrazione, insegnamento delle regole. Se più bambini facessero sport avremmo sicuramente meno baby gang, meno bulli, meno criminalità per le strade. Perché tutti gli sport hanno delle regole. Non mi stancherò mai di ripetere che lo stato può investire concretamente solo attraverso lo sport. Dai 5 ai 90 anni. Sì, anche a 90 anni, perché il movimento aiuta tanto anche la salute delle persone anziane».

Padre di Pino Maddaloni, judoka oro olimpico a Sydney nel 2000, per tutti a Scampia è semplicemente ‘O Maestro. Il suo è un progetto apparentemente impossibile, volto alla valorizzazione del tessuto sociale di una delle periferie più complicate d’Italia. Il tutto a costo zero, o quasi. Nella palestra Maddaloni non c’è una vera e propria retta mensile da pagare, al massimo un piccolo contributo, ma solo per chi se lo può permettere. Tutti gli altri hanno l’opportunità di fare sport in maniera gratuita.

«Conosco bene la cronostoria della criminalità – racconta ‘O Maestro – Quando sei piccolo gli amici ti capitano, non li scegli. Nei rioni prima c’era il vecchio che comandava, che diceva cosa si fa e cosa no. Sembra un paradosso, ma anche nella criminalità esisteva un codice. Oggi questo codice è saltato, perché gli anziani sono stati messi da parte. E questo sistema di gioventù non ha regole. La nostra unica chance è fare operazione sommersa: andare nelle scuole, dalla prima elementare, e insegnare ai ragazzini come ci si comporta. Questo lo può fare solo lo sport. Ai ragazzini spieghiamo che essere forti vuol dire difendere il più debole, questo significa essere un guerriero».

Quello fra Gianni Maddaloni e Scampia è un legame viscerale, un vero e proprio attaccamento territoriale, in nome di una sacra identità popolare. «Al ritorno da Sydney abbiamo trovato il quartiere in subbuglio. Quando siamo rientrati c’è stata una festa generale, per giorni e giorni. Pino è stato letteralmente preso in braccio dalla sua gente, portato per tutto il rione sulle spalle». Da qui il desiderio di restituire qualcosa alla martoriata area nord di Napoli, da cui sia Gianni che i suoi figli hanno sempre rifiutato di andare via.

La politica ha avuto un ruolo chiave nella nascita del percorso Maddaloni: «Dopo le Olimpiadi siamo stati chiamati dal sindaco provvisorio Riccardo Marone, che desiderava fare qualcosa con noi per la periferia. Io chiesi una palestra, ma ho rifiutato diverse proposte prima di arrivare a Scampia. Questa palestra è uno scatolone di cemento armato, freddo d’inverno e caldissimo d’estate. Ma per me è stato il senso giusto per accettare: un luogo sacro, dove potevo fare delle cose per la mia gente. Io sono stato un uomo fortunato, lavoravo all’università e avevo uno stipendio fisso, ma sono rimasto nei quartieri popolari. Questo la dice lunga su di me: non ho mai voluto prostituirmi per il dio denaro».

Maddaloni non nasconde però il suo disappunto nei confronti della politica odierna: «Per i primi anni la palestra si è sostenuta grazie alle donazioni di soggetti come Benetton, o i finanziamenti della Regione con l’ex governatore Antonio Bassolino. In questo periodo nessun iscritto pagava. Tutto questo oggi si è spento. C’è stata una crisi politica epocale, non di destra o di sinistra, ma a livello umano. Il nostro dovere è quello di intervenire e sollecitare il dovere dello stato. Scampia è come una grande passerella, molti personaggi vengono qui solo per farsi vedere. Fino a pochi anni fa ricevevamo un sostegno concreto dalla politica, oggi invece dobbiamo sollecitare i nuovi arrivati a fare la loro parte. Perché chi prende un impegno con le periferie, deve essere presente nelle periferie».

“L’Oro di Scampia” è uno dei libri scritti da Maddaloni, parafrasando significativamente il titolo del film del ’54 di Vittorio De Sica. Il tesoro sono i giovani, quei ragazzi a cui la vita non ha dato nulla e, molto spesso, tolto anche parecchio. L’esperienza di Maddaloni è uno degli esempi più chiari di come il ruolo di guida, soprattutto in determinati contesti sociali, diventi di vitale importanza: «Mi definiscono un maestro di vita, è vero. Il risultato per un maestro è quando un giovane da bambino diventa un uomo, un campione, un padre. Poi si possono vincere le medaglie. Infatti abbiamo vinto un’Olimpiade, 4 campionati d’Europa Senior, 3 campionati Under 23, 6 Coppe del Mondo, 700/800 medaglie d’oro di classe in 40 anni. Ma il maestro è soprattutto un compagno di percorso, non conta solo la medaglia».

Gianni Maddaloni è padre anche di Marco, judoka e personaggio televisivo, e di Laura, anche lei campionessa di judo e moglie del pugile Clemente Russo. Una famiglia di sportivi, una vita dedicata allo sport e un grandissimo sogno per il futuro: «Il mio prossimo obiettivo è quello di portare la cittadella dello sport a Scampia. Se questo succede, avremo ambulatori gratuiti, prevenzione del tumore al seno, dermatologia, ortopedia e chirurgia. E poi un’area giochi di duemila metri quadri, dove tutte le madri potranno portare i bambini. Oltre a tutte le attività sportive: mini-rugby, calcetto, judo, karate, box, aerobica, danza. Dovrò sollecitare i responsabili di questa tragedia in periferia, di questa solitudine. È impossibile pensare che delle persone che vengono ghettizzate abbiano una colpa».

«Io non credo nel riscatto sociale della mia gente, io credo nel riscatto politico – conclude Maddaloni – Secondo me, se 9 persone su 10 sono oneste è già una grande vittoria. Qui a Scampia è così e siamo in 100mila. Il 10% purtroppo delinque e si arrangia, ma il 90% sono persone come me e come te che sperano che il figlio si laurei». L’oro di Scampia sono i giovani, è vero, ma senza persone come Gianni Maddaloni questo tesoro rimarrebbe sepolto. Un maestro di judo, capace di arrivare dove lo stato ancora latita.

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