Capitale allo sbando

Accumulo di rifiuti in via Cassia, Roma, 20 giugno 2019
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Roma città sporca, ammaccata e umiliata. Dopo tre anni di Governo, la giunta grillina è al minimo dei consensi. Intanto le forze civiche si risvegliano


Mentre Milano festeggia la nomina per le Olimpiadi 2026, la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, sottolinea il fatto che la Capitale, i Giochi Olimpici, non avrebbe potuto permetterseli. Via Twitter invia le sue congratulazioni al sindaco Beppe Sala: «complimenti a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato» scrive la prima cittadina sui social.

Il Movimento cinque stelle, che aveva bloccato la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024, fatto ritirare Torino per i giochi 2026, oggi festeggia la nomina italiana. L’abbraccio tra Beppe Sala, il Sottosegretario Giorgetti e i governatori di Lombardia e Veneto è il ritratto di un’Italia diversa da quella spesso raccontata. Sembrerebbe meno litigiosa e più unita, pronta a festeggiare una vittoria comune. Del resto si sa, l’ideologia è una cosa, il buon senso un’altra.

Le ragioni del rifiuto ai Giochi Olimpici sono state spiegate a più riprese: no alle colate di cemento, no alle «Olimpiadi del mattone», in barba ai palazzinari capitolini. Se lo ricordano bene gli industriali seduti all’inaugurazione della Nuvola di Fuksas, che a Virginia Raggi, al taglio del nastro, riservarono rumorosi fischi durante il suo intervento. Era il 2016, e già allora prometteva una Roma con meno opere, ma pur sempre meno imbrogliona.

Dopo tre anni di governo, la giunta grillina è al minimo dei consensi. Il 72 per cento dei romani boccia l’operato della Sindaca. Il 68 per cento di chi gli ha dato fiducia, oggi si dichiara pentito della scelta. L’ultimo affondo contro Virginia Raggi è di Matteo Salvini, che le mani sulla Capitale sogna di mettercele da parecchio tempo. Conquistare Roma, del resto, sancirebbe il passo finale di quel processo di fagocitazione dell’alleato di governo, in corso da diversi mesi.

La sindaca di Roma Virginia Raggi, durante la presentazione del nuovo parcometro, all'iniziativa "Atac+facile" all'interno della stazione Termini, 9 aprile 2018 a Roma.  ANSA/MASSIMO PERCOSSI

In mezzo alle battaglie per lo più personalistiche e in un drammatico vuoto politico ci sono loro, milioni di cittadini romani, ogni giorno alle prese con i disservizi della città. Dall’emergenza rifiuti alla mancata manutenzione delle strade e dei parchi, senza contare il problema più sofferto, quello dei trasporti, che fanno di Roma una città tutt’altro che democratica.

 Grazie ai social network il gruppo «Tutti per Roma» è riuscito a riunire più di 6mila persone. Le fondatrici sono sei donne, che lo scorso ottobre hanno riempito Piazza del Campidoglio per chiedere a gran voce le dimissioni della Sindaca.

A ridosso di Palazzo Senatorio protestarono contro le condizioni della Capitale. Virginia Raggi non si fece vedere, ma chiamò in causa tutti i manifestanti parlando di «signore con borse firmate indossate come fossero magliette di Che Guevara e i barboncini a guinzaglio».

Le sei donne oggi sono diventate tre, una di loro ha lasciato per «profonde divergenze», ma lo scorso 6 giugno sono tornate in Piazza del Campidoglio, questa volta in compagnia di nuovi comitati e formazioni politiche di stampo civico. «Efficiente, sicura, pulita, democratica einclusiva»: è questa la città ideale delle promotrici di Romadicebasta, la cui portavoce è Emma Amiconi.

Alla manifestazione anche tanti negozianti, che a causa dei disservizi nei trasporti contestano pesanti danni commerciali. Il centro storico della Capitale è stato senza metro per otto mesi. La fermata Repubblica, a pochi passi dalla stazione Termini, è stata riaperta solo lo scorso 25 giugno, tra scale mobili riparate e altre ancora guaste.

I lavori della Metro C sono poi il simbolo plastico dell’immobilismo romano. Sebbene l’immagine di un monopattino elettrico sulle strade capitoline risulti alquanto grottesca, all’ultima conferenza nazionale sulla sharing mobility diversi esponenti pentastellati hanno lodato la «micro mobilità» come grande sfida del futuro.

 L’archeologia, i sottoservizi, lo «snaturamento del centro storico» sono state spesso le ragioni accampate per giustificare la reticenza allo sviluppo di una mobilità grande e veloce a Roma. Anche in queso caso non è difficile scorgervi un’ideologia ben precisa, quella per cui restare piccoli è bello, e che sta alla base del ritardo infrastrutturale della capitale d’Italia.

«Ormai la sera prima di andare a dormire controllo online il monitoraggio dell’Atac, come facevano i nostri nonni con i bollettini di guerra. Muoversi a Roma è fare la guerra ogni giorno, non sai mai quello che ti capita» ironizza un giovane ragazzo presente alla manifestazione in Piazza del Campidoglio. Come si fa a dargli torto.

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