Addio Beetle, il coleottero più amato del ‘900

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Si è conclusa oggi nello stabilimento messicano della Volkswagen la produzione del Maggiolino. Più che una semplice auto, un'icona che ha influenzato i costumi mondiali


Auto elettrica e guida autonomia sono i temi che tengono banco al giorno d’oggi. Eppure, la notizia del definitivo pensionamento del Maggiolino Volkswagen ha messo immediatamente in ombra ogni discussione riguardo la mobilità del futuro. Troppo il fascino esercitato dal mitico Beetle, persino sui più ardenti sostenitori di un mondo dell’automotive sempre più tecnologico. Oggi una cerimonia nella fabbrica di Puebla, in Messico, ne sancirà la fine della produzione. Più che una semplice auto, il Beetle è stata un’icona del novecento, che ha segnato profondamente la storia e il costume dell’occidente. Il Maggiolino è l’automobile tedesca più conosciuta al mondo, nonché il primo modello Volkswagen in assoluto. Inoltre, ha detenuto a lungo il primato di auto più venduta al mondo, con 21.529.464 di esemplari costruiti (escluse le due riedizioni entrate in produzione nel 1998 e nel 2011).

Le origini

Le basi per la nascita del Maggiolino vengono gettate da Adolf Hitler durante un discorso del 1934, in cui il capo del partito nazionalsocialista annunciò l’intenzione di avviare la motorizzazione di massa in Germania. L’incarico di progettare un’auto accessibile al popolo venne affidato all’ingegnere Ferdinand Porsche, che ricevette dal Fuhrer indicazioni precise sul futuro veicolo: avrebbe dovuto raggiungere una velocità massima di 100 km/h ed essere in grado di ospitare cinque persone o tre militari e un mitragliatore, consumare tra i 7 e gli 8 litri di benzina ogni 100 chilometri e costare al massimo 1000 marchi. Il finanziamento e la supervisione del progetto vennero affidate alla Kraft durch Freude, l’istituzione pubblica rivolta ad assistere il popolo tedesco sul piano ricreativo, motivo per cui l’auto venne denominata inizialmente KdF Wagen (“Auto della Forza attraverso la Gioia”). Per produrre la vettura Hitler decise di avviare la costruzione di un enorme impianto presso Wolfsburg, nella Bassa Sassonia, dove ancora oggi ha sede il colosso tedesco. Il 26 maggio 1938 avvenne la cerimonia di posa della prima pietra della fabbrica di Wolfsburg, tuttora il più grande impianto automobilistico d’Europa, che venne ultimata in tempi record il 1 settembre 1939. Una data entrata nella storia per un altro avvenimento, l’invasione della Polonia da parte della Germania, che cambierà la storia della Volkswagen e del Maggiolino. Prima che anche una singola KdF Wagen potesse lasciare Wolfsburg, infatti, l’impianto venne riconvertito alla produzione bellica, e negli anni della guerra diede vita a due dei mezzi più utilizzati dalla Wehrmacht, la Kubelwagen e l’anfibia Schwimmwagen. Tra il 1938, data in cui formalmente si fa partire la produzione del Beetle, e il 1945 vennero prodotte poche centinaia di Volkswagen, esemplari di pre-serie costruiti in stabilimenti minori e destinati a militari e membri del partito.

 

Dopo la guerra

Terminata la guerra, gli edifici di Wolfsburg erano quasi completamente distrutti dai bombardamenti. Gli alleati pensarono di abbattere la fabbrica ma il salvataggio dell’azienda venne proposto da Ivan Hirst, un ufficiale inglese, ingegnere meccanico e particolarmente esperto di automobili, che ipotizzò di rimettere in funzione lo stabilimento. Ritornata operativa, la fabbrica di Wolfsburg iniziò finalmente ad assemblare la vettura per cui era stata concepita, il Maggiolino, con una produzione che in poco tempo riuscì a superare le mille unità al mese. Nonostante le ristrettezze del periodo post-bellico, il Beetle ottenne subito un enorme successo di pubblico, tanto da fargli raggiungere la soglia del milione di veicoli venduti nel 1955, dopo appena dieci anni di vita. Nel frattempo, la Volkswagen aveva iniziato ad esportare il Maggiolino oltre i confini della Germania, aprendo filiali in Brasile, Stati Uniti d’America, Messico e Sudafrica. Nel 1949 la Volkswagen decise di utilizzare la meccanica del Maggiolino per un veicolo commerciale, il Transporter o ‘Bulli’. Nacque così il pulmino Volkswagen, divenuto famoso negli anni ’60 per essere il mezzo di trasporto prediletto dei ‘figli dei fiori’. Dai teatri di guerra agli hippie, anche queste contraddizioni hanno contribuito ad alimentare il fascino del Maggiolino.

'Lemon' advertising for the Volkswagen Beetle 1960, by Doyle Dane Bernbach

L’era moderna

Durante tutti gli anni ’50 e ’60 le vendite del Maggiolino continuarono a gonfie vele. Tuttavia, l’enorme successo del Maggiolino divenne anche un elemento di preoccupazione per la Volkswagen, che non riusciva a creare un’auto in grado di reggere il confronto con il Beetle. Ogni tentativo di dare un erede al Maggiolino e di diversificare la produzione andò incontro a fallimento, fino al 1974, quando il costruttore di Wolfsburg riuscì a sfornare un’auto più moderna e in grado di convincere i consumatori: la fortunatissima Golf. Per far spazio alla nuova arrivata, la produzione del Maggiolino lasciò la Germania, dove non farà più ritorno, per spostarsi negli stabilimenti Volkswagen in Messico. Nel 2003, il 30 luglio, il Maggiolino commuove il mondo per la prima volta, quando dalla catena di montaggio dello stabilimento di Guadalajara esce l’ultimo Beetle, a sigillo di una carriera con oltre 21 milioni di esemplari prodotti e 65 anni di produzione.

Un mito come il Maggiolino non può morire, al massimo si evolve. Nel 1998, infatti, era già nata la New Beetle, che sfruttava la piattaforma della Golf IV. Rispetto all’antenata, l’impostazione è totalmente diversa: motore e trazione sono all’anteriore come sulla Golf e la gamma di propulsori è ricca e variegata e comprende anche motori a gasolio. L’obbiettivo in questo caso non è più quello di offrire un’auto economica e affidabile, ma fornire una vettura ricercata nello stile e nelle finiture. Il New Beetle inaugura infatti il filone delle vetture in chiave rétro, seguita da Mini e da Fiat con la 500. Nel 2011 viene introdotta una nuova versione, che riprende la denominazione Maggiolino. Nonostante una discreta performance in termini di vendite, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo modello, la reinterpretazione in chiave moderna del mito Volkswagen non riscuoterà mai il successo dell’antenata. Per quanto riguarda il futuro del Maggiolino non vi sono ancora certezze. Secondo indiscrezioni, tuttavia, la Volkswagen sarebbe intenzionata a non archiviare una storia di 81 anni e a dare una nuova vita elettrica e sostenibile al suo evergreen. Ancora una volta all’orizzonte del Beetle si prospetta una rinascita; più che un coleottero, un’araba fenice.

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