In viaggio con Reporter Nuovo, film e canzoni per chi parte e per chi resta

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Abbiamo selezionato sei film e sei canzoni sul tema del viaggio. Speriamo che vi possano accompagnare durante quest'estate, sia che partiate verso mete lontane sia che restiate nelle città svuotate


L’estate è ormai entrata a pieno regime e con essa la voglia di raccogliere le prime quattro cose che capitano a tiro e partire. Viaggiare, senza una meta e senza pianificare le soste. Evadere, mossi da un’irrequietezza un po’ confusa che impedisce di rimanere fermi. E’ una propensione che la bella stagione ispira a molti, ed è uno dei motivi per cui la aspettiamo per un anno intero (anche se poi non partiamo).

Pensando a chi quest’estate rimarrà a casa abbiamo stilato una lista di film che gravitano intorno al tema della fuga dalla routine. Speriamo che possano fargli compagnia e aiutarlo a sfogare la propria voglia di viaggiare. Qualcuno obietterà che consigliare la visione di un film come ‘On the Road’ a chi è costretto a passare l’estate a Roma sia una provocazione che racchiude del sadismo. Noi rispondiamo che i film non fanno né male né bene, la differenza la fa lo spirito con cui li si guarda.

Abbiamo pensato anche ai fortunati che potranno regalarsi una pausa dalla solita vita. Per loro abbiamo messo a punto una piccola playlist di canzoni, da ascoltare nello stereo dell’auto o con le cuffie mentre si è in treno, in modo da agevolare l’instaurarsi del giusto mood durante il viaggio. Ovviamente, in entrambi i casi siamo stati ben attenti a mischiare i toni alti con un registro più basso, i film d’autore e il cantautorato con le commedie e le canzonette pop. D’altronde, per essere seri c’è tutto il resto dell’anno.

Film

Il Sorpasso

Film culto della commedia all’Italiana, ‘Il Sorpasso’ è considerato il capolavoro di Dino Risi. Uscito nel 1962, sul finire del miracolo economico, il regista riversa nella pellicola le sue critiche e le sue perplessità riguardo un’Italia che è appena entrata nel mondo dei consumi. In una Roma deserta, la mattina di ferragosto, si incrociano i destini di Bruno Cortona (Vittorio Gassman) e Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant). Il primo è un quarantaduenne vitale e sfaccendato, alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di qualcuno che possa accompagnarlo in un viaggio fuori dalla Capitale. Mariani è uno studente di legge, bonaccione e accondiscendente, rimasto in città per preparare gli esami. In breve il tranquillo studente si farà affascinare dalla figura di Cortona, che lo trascinerà in una sfrenata corsa in auto verso nord, con tanto di sorpassi azzardati e corna mostrate agli altri automobilisti. Con uno sforzo di fantasia si può pensare a Cortona come alla personificazione del Paese, impegnato in una rincorsa furiosa al benessere, mentre Mariani rappresenta l’italiano medio che asseconda il clima di quei tempi. Se sposate questa lettura, il finale vi sembrerà geniale: Cortona esce di strada, ma a farne le spese è il suo passeggero. Menzione d’onore per Catherine Spaak e per la Lancia Aurelia B24. Da sole, valgono il prezzo del biglietto.

Un Sacco Bello

Film d’esordio per un giovanissimo Carlo Verdone (siamo nel 1979), l’ambientazione riprende chiaramente quella del Sorpasso. Ancora una volta una Roma ferragostana e deserta, ancora un protagonista che scalpita per partire ma fatica a trovare un compagno di avventura. Enzo è un ragazzone quasi trentenne e privo di amici, che riesce a trascinare per i capelli il suo demotivato amico Sergio in un viaggio in auto alla volta della Polonia. Rispetto al film di Risi, tuttavia, la fuga inscenata da Verdone è più maldestra: la vacanza viene abortita sul nascere perché, appena usciti da Roma, Sergio avverte un malore ed Enzo si trova costretto ad accompagnarlo in ospedale. Come da tradizione di Verdone, nel film si alternano tre storie con altrettanti protagonisti, ma la sfortunata vicenda di Enzo rimane l’episodio che rappresenta meglio la delusione per il fallimento delle aspettative alimentate dall’estate. Una battuta divenuta cult: “Ce vediamo ar solito posto, ar palo d’a morte”. Ogni ferragosto i romani rimasti in città si riuniscono davvero sotto al ‘palo della morte’ (in zona Vigne Nuove), chi riconoscendosi in Enzo, ardimentoso ma solo, chi nell’insicuro Sergio, che esita a partire (“E se dopo io mi innamoro?” “A Cracovia ti innamori? Daje, prendi le valigie!”). Due personaggi autentici, in cui è facile identificarsi anche dopo tanti anni.

Basilicata coast to coast

Interpretato e diretto da Rocco Papaleo (qui alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa), il film racconta il viaggio picaresco di alcuni musicisti diretti al festival della canzone di Scanzano Jonico. Nicola Palmieri, insegnante in un liceo e frontman di un gruppo di amici di Maratea, si sente ingabbiato in un lavoro che non gli piace più e in una routine senza stimoli, che lo rende svogliato e inconcludente. Per uscire dall’impasse propone ai componenti della band (il cui nome è un capolavoro: ‘Le Pale Eoliche’) di affrontare a piedi il percorso che separa Maratea da Scanzano. Il risultato è un viaggio lento ed epico, quindi pieno di imprevisti, attraversando la Basilicata dalla costa tirrenica alla costa ionica. Una sorta di cammino di Santiago tra i calanchi di Aviano e i ruderi di Craco, un’esperienza catartica alla fine della quale i protagonisti ritrovano loro stessi e quel senso che non vedevano più, mentre Nicola dimostra alla moglie di essere in grado di portare fino in fondo un impegno. Nel cast anche Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno e un taciturno Max Gazzè.

On the Road

Film del 2012 diretto da Walter Salles, si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Jack Kerouac ‘Sulla strada’, divenuto il simbolo della Beat Generation. Il film, come il libro, parla di un viaggio intrapreso da due amici, Dean Moriarty e Sal Paradise, nell’America del dopoguerra. I due, spinti da una smania che impedisce di fermarsi, attraversano gli Stati Uniti senza meta e senza soldi, alla continua ricerca di un nuovo stile di vita, puro e folle. Senso di disagio per la società creata dai genitori, voglia di realizzarsi attraverso strade alternative, incapacità di individuare esattamente quello che si vuole, incomunicabilità: tutti i temi del libro si ritrovano anche nella riproposizione cinematografica, che rende bene la profondità dell’opera di Kerouac. Un racconto tormentato su una febbre dell’anima che si cura solo fuggendo: “Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita”. Se volete continuare a farvi cullare dall’inafferrabile senso di smarrimento di Dean e Sal e dalla loro frenesia vitale, leggete anche il libro (“Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? E’ il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo”).

Thelma & Louise

In questo film del 1991 Ridley Scott utilizza lo schema del road movie per raccontare la scarsa considerazione e la vita oppressiva a cui sono condannate due donne, che abitano nella periferia desolata di uno stato ‘dimenticato’ come l’Arkansas. Louise (Susan Sarandon), quarantenne, cameriera in un fast food, ha una relazione insoddisfacente con un uomo che la trascura. Thelma (Geena Davis), sulla soglia dei trent’anni, deve fare i conti con un marito volgare e sessista. Per evadere dalla routine, le due amiche decidono di trascorrere un week-end in una casa di montagna, partendo a bordo di una vecchia Ford Thunderbird. Sulla strada incontreranno solo uomini violenti e subdoli, per difendersi dai quali le donne dovranno abbandonare i loro modi gentili e trasformarsi in due fuorilegge in fuga. Con l’alternarsi delle disavventure diventeranno sempre più forti e si convinceranno di non voler sottostare mai più all’arroganza e alle umiliazioni degli uomini. Le due decidono di vendicarsi contro i loro persecutori e finiscono con il farsi inseguire dalla polizia attraverso il paese. La scena conclusiva le vede sull’orlo di un precipizio e circondate dai tiratori. Ormai in trappola, Thelma e Louise si sorridono, si baciano e, di fronte alla prospettiva di finire in carcere e tornare a subire umiliazioni, optano per un gesto estremo.

I Diari della motocicletta

Altro film realizzato da Walter Salles, la pellicola ci mostra una parte del percorso intellettuale e spirituale che ha condotto lo studente di medicina Ernesto Guevara de la Serna a diventare il ‘Che’. La base di partenza del racconto sono i diari di viaggio ‘Latinoamericana (Notas de viaje)’, scritti dallo stesso Guevara al termine della sua avventura giovanile alla scoperta del Sud America. Un viaggio di formazione che porterà nel 1952 Ernesto ‘Fuser’ e il suo amico Alberto Granado a percorrere 8 mila chilometri in sella alla mitica ‘Poderosa’, una vecchia motocicletta Norton. Lungo la costa del Cile, nell’Amazzonia peruviana, attraverso le Ande e il deserto di Atacama, i due ragazzi argentini, partiti con la spensieratezza degli adolescenti, incontreranno fame, povertà e ingiustizie. Il viaggio permetterà loro di entrare in contatto con gli sfruttati e i meno abbienti, smuoverà le coscienze degli studenti e sarà la miccia che porterà l’esistenza tranquilla di Guevara a tendere sempre più verso l’impegno rivoluzionario a favore dei popoli oppressi (“Forse la nostra vista non è mai stata panoramica, ma sempre fugace e non sempre adeguatamente informata, e i giudizi sono troppo netti. Forse. Ma quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America, mi ha cambiato più di quanto credessi. Io, non sono più io, perlomeno non si tratta dello stesso io interiore”).

Canzoni

Autogrill – Francesco Guccini

La nostra playlist inizia con un classico del repertorio di Guccini. In ‘Autogrill’ il cantautore emiliano racchiude molti topoi delle sue canzoni: l’animo facilmente suggestionabile, che si perde alla vista di una ragazza dalla bellezza acerba dietro al bancone. La smania di trovare qualcuno con cui comunicare e con cui evadere (“Nel gioco avrei dovuto dirle: Senti, senti io ti vorrei parlare…Non so come cominciare…Non la vedi, non la tocchi, oggi la malinconia? Non lasciamo che trabocchi; vieni, andiamo, andiamo via”). Infine, la caducità delle sensazioni (“Poi arrivò una coppia di sorpresa. E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto di ogni cosa”), l’attrazione verso ciò che è sfuggente, indefinito, rappresentato da un luogo-non luogo come l’autogrill, e l’inquietudine che spinge a ripartire (“Mi chiamò la strada bianca…presi il resto e me ne andai”).

Rotolando verso Sud – Negrita

Un pezzo dovuto. Grande successo dei Negrita, che dal 2005 le radio ripropongono, con più o meno coraggio, ogni estate. Testo orecchiabile e musicalità lo rendono un brano apprezzato ancora oggi. Poco da parafrasare, la canzone della band aretina sembra alludere ad una specie di viaggio spirituale alla volta di terre esotiche e selvagge (“Sogno un viaggio morbido dentro al mio spirito. E vado via, vado via, mi vida così sia”). La maggior parte degli italiani si accontenta di metterla in auto mentre viaggia in direzione Salento, sperando abbia il potere di esorcizzare le code in autostrada. Non ce l’ha.

Si, Viaggiare – Lucio Battisti

Classico scritto da Mogol e interpretato da Lucio Battisti. Molto più che una canzone adatta all’estate, si tratta di un pezzo che indaga la condizione umana. Tutto si basa sulla metafora tra il viaggio e la vita, che ci insegnano deve essere una corsa continua, una rapida traversata senza sosta, senza esitazioni, spinti dall’ambizione e dall’ansia di arrivare per primi. A tutto questo Lucio Battisti contrappone un viaggio più lento, più a misura d’uomo, accessibile anche a chi ha il minimo leggermente fuori fase o il motore che picchia in testa (“E potresti ripartire, certamente non volare ma viaggiare…Si, viaggiare, evitando le buche più dure…Dolcemente viaggiare, rallentando per poi accelerare”).

Lacio Drom – Litfiba

Durante il momento più alto della loro carriera, nella prima metà degli anni ’90, i Litfiba hanno scritto un pezzo diventato un simbolo del pop-rock italiano. Lacio Drom in lingua romanes (l’idioma del popolo Rom) significa buon viaggio, ed è ciò che viene augurato a Piero Pelù e alla sua compagna d’avventura (forse un’immagine figurata per indicare l’animo dello stesso cantante). Un brano in cui c’è tutta la trepidazione di chi langue in una routine ordinaria mentre sogna una vita più libera, randagia, come la zingara che viene invocata nel testo. Un misto tra l’impulso ad un’esistenza errante, che già negli anni ’70 aveva spinto i Nomadi a cantare l’Io Vagabondo che aleggia in ognuno di noi, e le atmosfere della Parigi sfrenata descritta da Hemingway in ‘Festa Mobile’ (“Ti porterò nei posti dove c’è del buon vino, e festa festa fino a mattina. Sirena con due occhi grandi come la fame, balla balla e poi lasciami qui”). Musica che dà la carica, vero rock, insomma spacca.

Milanesi al mare – The Zen Circus

Gli Zen Circus in una playlist estiva sono come la fetta d’arancia nell’Aperol Spritz, quello che molto probabilmente almeno uno dei componenti della band pisana starà bevendo in questo momento. Fino ad ora abbiamo parlato di cammini spirituali, fughe in cerca di se stessi, viaggi avventurosi. Gli Zen, con la loro ironia dissacrante, cantano l’anti-epicità per eccellenza: il milanese che nel week-end mette in pausa il lavoro per andare al mare. Ma a Milano il mare non c’è, e quindi se lo inventa. Un video che va gustato dall’inizio alla fine, compresa la citazione presa da Moby Dick di Herman Melville, che rende il tutto più grottesco. E se non vi viene voglia di canticchiarla…forse è perché avete trovato tutti gli ombrelloni occupati in Piazza Affari.

Summer on a Solitary Beach – Franco Battiato

Introspettivo e meditabondo, il maestro Battiato non può che aspirare a passare l’estate su una spiaggia deserta di chissà quale località remota. Facile immaginarselo vestito con una tunica cingalese di lino e bambù mentre legge un libro sulle pratiche esoteriche delle popolazioni pre-italiche. In realtà, questo brano del 1981 parla di un ricordo del cantautore e presenta due elementi (il cinema all’aperto e il minatore bruno) che sembrano alludere ad un’estate trascorsa in Sicilia, probabilmente durante l’infanzia di Battiato. Ad ogni modo, il testo evoca suggestioni che fanno facilmente breccia negli ascoltatori. Chi non ha mai desiderato staccare completamente da lavoro/amici/affetti e ritirarsi su una spiaggia deserta? Noi sicuramente sì, anche se a differenza del maestro ci accontenteremmo di costume da bagno e parole crociate.

Bonus Track

Un Viaggio – Ministri

Ci è sembrato doveroso aggiungere in extremis l’ultimo singolo dei Ministri (è uscito esattamente mentre stavamo per pubblicare l’articolo). Il perché è presto detto: il titolo, già di per sé evocativo, dà il nome ad un mini-tour estivo della band, che dimostra bene quanto l’estate renda insofferenti ai programmi prestabiliti. Da un paio di anni il gruppo milanese, tra i più prolifici dell’alternative rock italiano, ci ha abituato a ricchi tour estivi che attraversano lo stivale in lungo e in largo. Un rito che quest’anno sembrava non dovesse ripetersi. Per tutta la primavera sui canali social dei Ministri non è stato fatto alcun accenno a eventuali concerti dal vivo. Ce li siamo immaginati un po’ indolenti, annoiati dall’arrivo di un’altra estate (“Corri di qua, di là, carica, scarica, suona, rimpacchetta tutto e riparti. No, basta, quest’anno ce ne andiamo in montagna”). Invece, a fine maggio ci hanno ripensato: in maniera graduale la band ha annunciato quattro date live a Treviso, Roma (il 20 luglio), Montecosaro (Macerata) e Filago (Bergamo). Più che un tour, un viaggio improvvisato. A spiegarlo meglio di noi ci pensano gli stessi musicisti sul loro profilo Facebook: “Ci sono estati in cui pianifichi ogni cosa, dal primo gelato all’ultimo bagno di mezzanotte, e altre dove semplicemente non ti va e decidi tutto un secondo prima di farlo”. Anche i Ministri a volte vogliono sentirsi liberi di prendere e partire.

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