«Equal pay», le ragazze Usa vincono il Mondiale e pretendono parità

Usa

La nazionale a Stelle e Strisce si impone 2-0 sull'Olanda grazie alle reti di Rapinoe e Lavelle, nel giorno in cui gli uomini perdono la finale di Gold Cup col Messico


Il tè sorseggiato in faccia alle inglesi, le battaglie politiche di Megan Rapinoe, l’esultanza sfrenata dopo il tredicesimo gol infilato alle malcapitate thailandesi. L’elenco potrebbe proseguire a lungo. Se cercate un aggettivo per definire le americane, questo non sarà di certo banali. Al netto della supremazia manifestata in campo e del quarto titolo mondiale riposto in bacheca, le calciatrici statunitensi in un mese di partite hanno mostrato una personalità incredibile, apice di un movimento in cui latitano le frasi di circostanza e abbondano, per contrappasso, rivendicazioni e dichiarazioni scottanti.

La premiata ditta Rapinoe–Lavelle ha autografato il 2-0 sull’Olanda, dirottando verso Washington la coppa e aumentando i grattacapi di Donald Trump. «Pensino a battere le avversarie, che ancora non abbiamo fatto nulla», aveva dichiarato stizzito il presidente qualche giorno fa, dopo la provocazione di Megan: «Se vinciamo non andrò alla Casa Bianca». Detto fatto. E ora, con il trofeo al sicuro, resta da capire come andrà a finire. La lotta di nervi corre veloce su Twitter e anima il dibattito pubblico. Queste ragazze piacevano prima, entusiasmano adesso, lì, dove gli uomini del soccer non riescono proprio a riscaldare i cuori.

epa07701917 USA's Megan Rapinoe poses after the FIFA Women's World Cup 2019 final soccer match between USA and Netherlands in Lyon, France, 07 July 2019.  EPA/IAN LANGSDON

Ieri sera l’ennesima occasione sprecata e la sconfitta all’ultimo atto della Gold Cup rimediata contro il Messico ha il suono amaro del De profundis. Il paradosso si consuma nella notte in cui Jillian Ellis, diventa il primo commissario tecnico a vincere due mondali di fila dall’epoca di Vittorio Pozzo. Sono trascorsi 81 anni, 89, invece, ne sono passati dall’unico podio della nazionale maschile a Stelle e Strisce in una competizione iridata. Era il 1930, vi partecipavano in tutto sei squadre e gli Usa tornarono dall’Uruguay con la medaglia di bronzo al collo.

 «Equal Pay» cantavano dalle tribune i 60mila di Lione e, stagliate simili premesse, risulta parecchio difficile dar loro torto. «Altro che parità di salario, le donne dovrebbero guadagnare molto di più degli uomini che non hanno mai vinto un mondiale». Parole pesanti, specie perché a pronunciarle è stata la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez. Il torneo ha squarciato il velo di Maya e raccolto soddisfazione traversale, non sarà semplice fermare l’uragano.

epa07701858 Alex Morgan of the USA (L) and Allie Long of the USA (R) celebrate winning the FIFA Women's World Cup 2019 final soccer match between USA and Netherlands in Lyon, France, 07 July 2019.  EPA/SRDJAN SUKI

Ad ogni latitudine corrisponde un problema differente e in Italia la questione più impellente si chiama riconoscimento del professionismo. Le frasi del presidente della Federazione Gabriele Gravina, sull’onda di un entusiasmo dilagante, sono sembrate possibiliste, ma le chiacchiere dovranno tradursi presto in azioni concrete. Il rischio, infatti, è di trovarsi punto e a capo, quando i riflettori inevitabilmente si spegneranno.

L’obbligo, per il club di Serie A di dotarsi di un omologo “rosa” è conquista recente, eppure da sola non basta. L’Atalanta Mozzanica, per esempio, ha comunicato nei giorni scorsi che, complice il disimpegno della società nerazzurra, non prederà parte al prossimo campionato. Impossibile competere con le formazioni più organizzate e sostenere i costi di una stagione, senza un adeguato supporto alle spalle.

L’affiliazione con una squadra già esistente era, infatti, una delle possibilità offerte per adattarsi alle nuove regole in tempi ridotti. Bisognerà scoprire, quindi, se dietro la decisione del presidente Percassi e del suo entourage ci sia la voglia di mettersi in proprio o quella di fermarsi. Aspettare per conoscere la risposta, sperando di non imbattersi in un clamoroso autogol.

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