Vienna, il La all’estate

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Nel parco di Schönbrunn l'appuntamento con la Filarmonica per il tradizionale Concerto di benvenuto alla bella stagione


In che modo le grandi orchestre sono davvero diverse l’una dall’altra nel 21 ° secolo?

Chiedetelo ai musicisti, e molti si lamenteranno del fatto che una sorta di omogeneità si è insinuata nel suono orchestrale, e che le idiosincrasie che un tempo hanno distinto gli ensemble sono sfumate. Esimeranno probabilmente le proprie orchestre da questa critica e ne indicheranno una manciata di altre che conservano stili distintivi e riconoscibili. Queste ultime possono variare, ma un’orchestra è quasi sempre citata: la Filarmonica di Vienna. Merito di quegli oboi, clarinetti, corna – considerate infide, delicatissime e pronte a “spezzare le note” – e di quelle trombe e timpani che sono ancora lo stesso tipo di strumento utilizzato dai suoi fondatori, certo, ma anche di un segreto più immateriale, afferrabile soltanto nelle note che aleggiano durante i concerti: il modo in cui la tradizione del suono è stata tramandata attraverso generazioni di musicisti, molti dei quali hanno studiato negli stessi conservatori e con gli stessi insegnanti. Simbolo di questa tradizione è il Concerto di inizio anno e quello di una notte d’estate.

Quando le melodie cadenzate di Johann Strauss si diffondono nel sontuoso salone ligneo del Musikvereindi Vienna, il 1 ° gennaio, è chiaro che un altro anno è trascorso: e se quelli che desiderano essere lì di persona scoprono che i biglietti sono così richiesti da dover essere distribuiti alla lotteria, per il Concerto di una notte d’estate il problema non c’è. Con 100mila posti disponibili, nel barocco giardino della residenza asburgica di Schönbrunn, l’esibizione è il regalo della Filarmonica a tutti gli amanti della musica classica, che possono godersi il concerto seduti sulla collinetta del parco o in piedi tra le aiuole del giardino, dando le spalle alla spettacolare fontana di Nettuno. Il palazzo, da cui in tempo si vedeva l’aperta campagna, oggi è stato inglobato dalla città, abbracciato dagli edifici del quartiere occidentale di Vienna denominato Hietzing: qui, come da tradizione, il 20 giugno si è tenuta l’edizione 2019 del concerto, guidato dal direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel, accompagnato dalla virtuosa del piano Yuya Wang, in un susseguirsi di esibizioni che hanno reso omaggio al Nord America e allo scambio culturale tra il vecchio e il nuovo mondo, a partire dalla celebre Rhapsody in Blue di George Gershwin passando per composizioni di Leonard Bernstein e la colonna sonora di Casablanca di Max Steiner.

Ambasciatori della musica classica in tutto il mondo, i Wiener Philarmoniker portano con sé il pesante e prezioso bagaglio di una tradizione che risale al 1842, anno della loro fondazione: da lì non hanno smesso nel corso del tempo di collezionare esibizioni e collaborazioni straordinarie. Richard Wagner descrisse l’orchestra come una delle sue preferite al mondo, Johannes Brahms si definì “amico e ammiratore” dell’orchestra, Gustav Mahler si sentì legato ad essa “dai vincoli artistici”. La storia di questo complesso che continua a rapire le platee di tutto il mondo si intravede nella moneta da due euro austriaca, nel profilo disegnato di Otto Nicolai, Alfred Julius Becher, musicisti, e August Schmidt, il ministro delle Finanze che nel 1842 si fece convincere a finanziare il progetto di un’orchestra stabile: il la fu il concerto del 28 marzo 1842, un lunedì di Pasqua, e da quel momento la musica non si è più interrotta. A quasi due secoli di distanza, oggi la Filarmonica si è esibita in più di 7000 concerti, con più di quaranta esibizioni l’anno nella sola Vienna.

E a poco meno di due settimane di distanza dall’esibizione del Concerto di una notte d’estate, sulla pagina della Filarmonica di Vienna il conto alla rovescia è già iniziato: a separarci dall’edizione 2020 del Concerto, 325 giorni. Tutto sommato poca cosa, per un’istituzione che è abituata a suonare da 177 anni.

 

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