Stromboli parla l’esperto: «Tutto nella norma. Nessuno tsunami e nessun collegamento con l’Etna»

epa07693744 A handout photo made available by Polizia di Stato, the Italian national police forces, shows an aerial view taken from a police helicopter of ash rising into the sky after a volcanic eruption during early morning on the small island of Stromboli, Italy, 04 July 2019. According to reports, the island of Stromboli was hit on 03 July 2019 by a set of violent volcanic eruptions that triggered panic among residents and tourists. Two new lava spouts are reported to creep down the volcano.  EPA/POLIZIA DI STATO HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

L’attività del vulcano siciliano appare normale e non vi sarebbero collegamenti con la contemporanea eruzione dell’Etna. Cosa fare in caso di eruzione e cosa aspettarsi dagli altri vulcani “problematici”


Prima un’esplosione improvvisa. Poi un boato assordante. Infine la nebbia e i lapilli che iniziano a cadere copiosi, come una nevicata invernale sulle Alpi. Lo Stromboli si è risvegliato ieri e ha dato inizio ad un’eruzione che, per intensità e forza, ha pochi paragoni storici. L’inizio della stagione balneare è stata così interrotta bruscamente da uno dei vulcani più pericolosi e antichi al mondo. Mentre centinaia di turisti e residenti hanno già lasciato l’isola, pompieri, canadair e protezione civile stanno lavorando per monitorare l’evento e mettere in sicurezza l’area.

Scenari apocalittici?

Nonostante i preoccupati titoli di telegiornali e giornali, l’eruzione in corso – almeno per gli scienziati – sarebbe sotto controllo. A confermarcelo è Salvatore Passaro, vulcanologo e membro del Centro Nazionale di Ricerca: «In questo momento l’impressione che si ha è che i vulcani – Etna e Stromboli – siano in una fase attiva e da monitorare, ma abbastanza normale. Le eruzioni sono piccoli episodi legati ad emissioni di fluidi in un caso e di lava dall’altro, ma del tutto nella norma». Nessuno scenario apocalittico, nessun disastro in arrivo. La situazione però rimane da monitorare.

Pericolo Tsunami sotto controllo

Ciò che più interessa gli esperti è il luogo in cui è nata l’attuale attività vulcanica, la stessa della famosa eruzione del 2002. «La sciara del fuoco di Stromboli è la sua bocca laterale ed è particolarmente monitorata perché è il settore da cui è partito un enorme collasso laterale, una frana avviata già in tempi geologici». Tracolli di parti del vulcano che «sono uno dei maggiori problemi delle strutture vulcaniche, subito dopo l’eruzione». Queste zone infatti sono «intrinsecamente poco stabili e hanno dei pendii abbastanza ripidi a causa del modo in cui si formano; tendono a collassare facilmente e la frana del 2002 ha causato proprio uno tsunami». Un pericolo al momento scongiurato dalla protezione civile e derivato dalle grosse quantità di materiali che impattano sull’acqua.

Ordinaria Amministrazione 

In definitiva l’attività dell’Etna e dello Stromboli è ordinaria amministrazione. «Sono molto attivi e lo sono continuamente. Hanno però diversi tipi di emissione. In particolare lo Stromboli si caratterizza per queste sue eruzioni sporadiche, conosciute appunto come “Stromboliane” e distinte da un importante accumulo di gas e fluidi che con la loro pressione danno origine a esplosioni nella parte sommitale». Attività che non sorprende gli esperti e che appare naturale vista la struttura e le dimensioni dei due vulcani. «L’Etna raggiunge i 3800 metri di altezza, mentre il complesso dello Stromboli è in buona parte nascosto sotto il livello del mare e arriva a più di 2000 metri in profondità».

Eruzioni in contemporanea Etna-Stromboli: coincidenza o eventi collegati?

Proprio mentre lo Stromboli si risvegliava e costringeva gli abitanti e i turisti dell’isola al fuggi-fuggi generale, dall’altro lato della Sicilia il monte Etna sputava fuoco dal cratere chiamato “Bocca Nuova”. Semplice coincidenza? Attività coordinata? «Anche se la vicinanza degli eventi potrebbe  ingannare, i due vulcani non sono assolutamente collegati. Certo, fanno parte dello stesso settore – che ha uguale evoluzione sotto l’aspetto della scala della tettonica – però è una correlazione che non esiste al momento delle emissioni dato che, durante la risalita, i magmi si differenziano in maniera importante e prendono fatturazione diverse».

L’evoluzione dell’eruzione dello Stromboli

«E adesso?» La domanda è più che lecita. Cosa succederà a Stromboli? Tutto dipenderà dalla quantità di materiale a disposizione del vulcano. «L’eruzione può intensificarsi nel caso Stromboli abbia possibilità di attingere fluidi e materiali dal condotto. Se si accumulano detriti, è chiaro che potrebbe diventare un problema. La situazione però è sotto controllo al momento, per cui non dovrebbero esserci sorprese». 

Cosa fare in caso di eruzione?

Ma cosa fare in caso di eruzione? Come può l’uomo fermare la forza esplosiva di un vulcano? «Nella zona prossimale non c’è altra soluzione che scappare. Un vulcano ha una potenza e un livello di energia imparagonabile all’attività dell’essere umano. Non si può arrestare: si può solo studiare e capire quando è il momento buono per scappare». Ma se si rimane lontani dalla zona dell’eruzione, è possibile studiarne le dinamiche e tentare di arginarne per tempo la potenza.  «Ci si può attrezzare con le barriere: è il metodo più comune per gli Tsunami. Queste potrebbero infatti limitare o addirittura annullare gli effetti di un eventuale impatto di un’onda sulla terraferma. Certo, sono barriere brutte a vedere, costose e che dovrebbero essere costruite nel corso degli anni. E potrebbero anche non bastare» Basti pensare a ciò che è successo a Fukushima nel 2011, quando lo Tsunami superò le barriere istallate dai giapponesi – alte 8 metri – e provocò migliaia di vittime.

Quali sono gli altri vulcani da tenere sotto controllo?

I soliti noti

Stromboli ed Etna non solo però i soli a far preoccupare. Il Vesuvio, i Campi Flegrei, il Marsili e il Palinuro sono tenuti sotto stretto controllo dagli scienziati, sopratutto per la loro formazione e il loro potenziale esplosivo. «I campi sono un complesso costituito da edifici monogenici – cioè nati durante un’unica eruzione. Tutti questi edifici sono contenuti in una caldera, che si è formata circa 14.500 anni fa, durante l’eruzione del tufo giallo. La più importante tra le eruzioni è quella del tufo grigio e attribuita a circa 33.000 anni fa. Entrambe hanno sprigionato una quantità di materiali tale da aver alterato il clima dell’intero pianeta per anni». Il monitoraggio del Vesuvio invece «è un atto dovuto sopratutto per l’impatto che potrebbe avere sulla popolazione. È un area vulcanica importante che ha una potenza straordinaria. Basti pensare al 79 d.C. o all’eruzione del 1600».

I giganti del mare

Poi è il turno dei cosiddetti «giganti del mare». Poco conosciuti ma molto interessanti perché «hanno piccole attività sismologiche e un’attività idrotermale importante» e attualmente sotto la lente degli esperti – più che per le conseguenze di un’eventuale eruzione – per i collassi laterali che potrebbe originare maremoti.

Al centro del bacino Tirrenico c’è il Marsili: orientato in direzione nord-sud, a 140 chilometri dalle coste della Sicilia, è il più grande vulcano d’Europa con i suoi 70 chilometri di larghezza e i 30 chilometri di lunghezza. Infine c’è il Palinuro, una «catena vulcanica che si configura in direzione est-ovest, le cui dimensioni sono 30 chilometri di larghezza e 90\100 in lunghezza».

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