Sogni in giallo: si alza il sipario sul Tour de France

epa06917929 (L-R) Second Placed Team Sunweb rider Tom Dumoulin of The Netherlands, winner Team Sky rider Geraint Thomas of Britain and third placed Team Sky rider Chris Froome of Britain celebrate on the podium following the 21st and final stage of the 105th edition of the Tour de France cycling race over 116km between Houilles and Paris, France, 29 July 2018.  EPA/KIM LUDBROOK

Sabato da Bruxelles al via la 106^ edizione della Grande Bouclé. Spazio agli scalatori, cronometro ridotte al minimo


Un’impennata tutta d’un fiato verso il paradiso. Luglio, malgrado il termometro, è mese di sport quello con l’iniziale maiuscola, e se Wimbledon è cominciato, per il Tour de France il conto alla rovescia sta per scadere. La 106^ edizione partirà sabato prossimo da Bruxelles, omaggio al Cannibale Eddy Merckx, per concludersi giorno 28 con la tradizionale passerella lungo gli Champs Élysées. «A mia memoria, sarà una delle più dure, nemmeno Marco Pantani ne ha corsa una così». Giuseppe Martinelli nel 1998, l’anno dell’accoppiata Giro-Grande Boucle, era il direttore sportivo del Pirata, oggi siede sull’ammiraglia dell’Astana e da lì proverà a guidare il danese – di origini elvetiche – Jakob Fuglsang verso la maglia gialla.

L’impresa è tutt’altro che scontata e basta guardare concorrenza e percorso per rendersene conto. Due sole cronometro, una a squadre, prevista già domenica (interamente nella capitale belga, dal palazzo reale all’Atomium), l’altra, individuale, a Pau il 19 luglio. In totale non si sommano 55 chilometri: un’inezia rispetto alla tradizione, una manna dal cielo per lo spettacolo. Gli organizzatori, infatti, hanno finalmente recepito le critiche degli ultimi anni e, accanto a un parterre di campioni di livello assoluto, ci sarà un tracciato poco adatto ai calcoli, imperniato, piuttosto, su estro e imprevedibilità.

PERCORSO Sette montagne oltre i duemila metri, di queste il Tourmalet (2115)- sui Pirenei – Tignés (2113) e Val Thorens (2365) – sulle Alpi – coincideranno con arrivi di tappa. Altrettante (Col de Vars 2109, Col d’Izoard e Col du Galibier) si susseguiranno nei 208 chilometri della Embrun-Valloire, destinata, mappa alla mano, a entrare nella leggenda. Rimane l’Iseran, 2770 metri sul livello del mare, a completare un album da brividi per chi, inforcata la bicicletta, dovrà districarsi tra tornanti stracolmi di tifosi e pendenze infernali.

Per i velocisti, al contrario, occasioni ridotte al lumicino. Detto dell’apertura in terra belga e della conclusione sui Campi Elisi, restano i traguardi di Nancy (martedì 9 luglio), Chalon-Sur-Saoné (venerdì 12 luglio), Toulouse (mercoledì 17 luglio) e Nimes (martedì 23 luglio). Alby ed Epernay sono ibridi, durante i quali le formazioni degli sprinter saranno costrette agli straordinari per evitare un epilogo a ranghi compatti e interrompere i sogni di qualche avventuriero di giornata.

epa07667865 Egan Bernal from Colombia of Team Ineos in action at the start of the ninth and final stage, a 101.5 km race, at the 83rd Tour de Suisse UCI ProTour cycling race in Goms, Switzerland, 23 June 2019. EPA/URS FLUEELER
PROTAGONISTI Alla caccia al bottino grosso non parteciperà il favorito numero uno. Chris Froome, caduto nella ricognizione della tappa di Roanne, all’ultimo giro del Delfinato, ha rimediato fratture a femore, anca e costole e rimanderà all’anno prossimo l’inseguimento del quinto titolo. Crescono di pari passo le chance dei rivali. In testa, proprio i compagni del Team Ineos: il campione in carica Geraint Thomas partirà con il numero uno, ma si ritroverà in casa l’avversario principale.

Egan Bernal ha smaltito l’infortunio che lo ha estromesso dal Giro d’Italia e in Svizzera ha dimostrato di saper fare la differenza quando la strada si inclina vertiginosamente sotto i pedali. Non sorprende se si pensa al luogo in cui è nato: Zipaquira, 2650 metri d’altezza, rappresenta biglietto da visita abbondantemente sufficiente per il giovane colombiano classe 1997. Proveranno a intromettersi i francesi Thibaut Pinot e Romain Bardet. Grazie un Tour in linea con caratteristiche da scalatori puri, la missione di riportare il trofeo a casa, 34 anni dopo Bernard Hinault, potrebbe non essere ipotesi così remota.

French cyclist Thibaut Pinot of Groupama - FDJ celebrates on the podium winning the Giro di Lombardia cycling race in Como, Italy, 13 October 2018. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Lo squadrone Movistar presenta l’organico nel complesso più forte: Nairo Quintana, Mikel Landa e il campione del mondo Alejandro Valverde sono bocche di fuoco capaci di qualsiasi cosa. Completano il quadro gli italiani. Vincenzo Nibali, secondo nell’ultima Corsa Rosa, cercherà per strada stimoli e condizione, Fabio Aru sembra essersi messo alle spalle guai fisici e fantasmi: tutto quello che verrà sarà da accompagnare al segno più nel foglio del bilancio finale.

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