Sea Watch, Salvini attacca la magistratura: «Pessimo segnale»

Salvini

Il ministro dell’Interno critica la decisione della Gip di Agrigento di scarcerare la comandante della nave della Ong tedesca. Di Maio e Meloni sono con lui. Dura replica dell’Anm


«La magistratura impone la sua legge». Queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini in riferimento alla Gip di Agrigento Alessandra Vella che ha ritenuto che la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete sia entrata nel porto di Lampedusa perché «adempiva a un dovere». Per questo la giudice non ha né convalidato l’arresto della Capitana né disposto misure cautelari.

Le minacce di Salvini

Il ministro dell’Interno, dopo aver invocato per giorni l’arresto e l’espulsione della Rackete, non ha preso bene la decisione della Gip di Agrigento. «Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia?», si è chiesto il segretario della Lega, che ha aggiunto: «Mi vergogno» di chi permette che in Italia arrivi «il primo delinquente dall’esterno» che «disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro». Durissima la conclusione: «Pessimo segnale, signor giudice». Salvini poi coglie l’occasione per tornare sul tema di una riforma della giustizia per «cambiare i criteri di assunzione, selezione e promozione di chi amministra la giustizia in Italia».

Gli alleati di governo e di centrodestra

Alle parole di Salvini si associa Luigi Di Maio che su Facebook sottolinea: «Sorprende la scarcerazione di Carola Rackete. Io ribadisco la mia vicinanza alla Guardia di Finanza in questo caso. Ad ogni modo il tema è la confisca immediata della imbarcazione. Se confischiamo subito la prossima volta non possono tornare in mare e provocare il nostro Paese e le nostre leggi«. Il dl Sicurezza in tema di confisca delle navi spiega che è «sanzione accessoria» (quindi non necessaria), in caso di «reiterazione» commessa con la stessa imbarcazione. Ma, ovviamente, si deve stabilire la sussistenza del reato, fattore che viene escluso dalla Gip.

Con il ministro dell’Interno si schiera anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che nell’attacco alla magistratura va oltre e scrive su Facebook: «La magistratura ci impone il global compact» e poi «Per la sinistra immigrazionista la legge non conta. Possono fare i loro porci comodi e farla franca. Abbiamo fatto bocciare dal Parlamento il Global Compact ma i magistrati ce lo impongono con le loro sentenze». La Meloni conclude il suo post parlando di affondamento o demolizione della Sea Watch, misure al momento non praticabili.

La risposta della magistratura

L’Associazione Nazionale Magistrati, attraverso un comunicato, ha risposto alle accuse del vicepremier e ministro dell’Interno: «Ancora una volta, commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria, disancorati da qualsiasi riferimento ai suoi contenuti tecnico-giuridici, che rischiano di alimentare un

clima di odio e di avversione, come dimostrato dai numerosi post contenenti insulti e minacce nei confronti del Gip di Agrigento pubblicati nelle ultime ore».

E poi: «Quando un provvedimento risulta sgradito al ministro dell’Interno, scatta immediatamente

l’accusa al magistrato di fare politica. Appare poi estremamente grave la prospettazione di una riforma della giustizia finalizzata a selezionare i magistrati in modo che assumano esclusivamente

decisioni gradite alla maggioranza politica del momento». I giudici, nei tribunali e nelle corti, «applicano le leggi interpretandole secondo la Costituzione e le norme sovranazionali. Questo è il loro dovere in uno Stato di diritto e in una democrazia liberale e costituisce ineludibile garanzia per la tutela dei diritti e delle libertà di tutti i cittadini».

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