«Con l’Iran gli Usa fanno il gioco di Israele e Arabia Saudita»

epa06859130 Iranian President Hassan Rouhani during a meeting with Swiss Federal President Alain Berset (unseen) in Bern, Switzerland, 02 July 2018, during Rohani's official visit to Switzerland.  EPA/PETER KLAUNZER / POOL

il direttore di Affarinternazionali.it Giampiero Gramaglia sulla crescente tensione tra Teheran e Washington


«La scelta dell’Iran di riprendere l’arricchimento dell’uranio è un segnale. Teheran non rimarrà passiva rispetto all’atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti e mostra di avere la forza per violare l’accordo del 2015. Al momento però, al di là della propaganda, la mossa non ha alcuna conseguenza a livello militare». Giampiero Gramaglia, direttore di Affarinternazionali.it, commenta così la scelta del premier iraniano Hassan Rohani di annunciare il superamento del limite di 300 chili di uranio arricchito – vietato dall’accordo firmato quattro anni fa e dal quale gli Usa si sono tirati fuori. Oggi, inoltre, Rohani ha dichiarato di voler ripristinare anche il reattore ad acqua pesante di Arak, secondo la sua funzionalità precedente all’intesa. «Ritornate alla logica, al tavolo negoziale, alla comprensione reciproca, rispettate il diritto e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e a queste condizioni noi rispetteremo il Jcpoa. Resteremo impegnati nell’accordo a patto che le altre parti rispettino i loro impegni», ha poi ribadito Rohani.

«L’Iran ha chiesto anche all’Europa di continuare a rispettare l’accordo – prosegue Gramaglia – ma è da sottolineare che l’Ue ha sempre creduto nel trattato. Non ha imposto nuove sanzioni e ha continuato ad operare come stabilito nel 2015. Il problema è che le sanzioni americane hanno influenzato le aziende europee, che hanno smesso di fare affari con Teheran per paura delle ripercussioni di Washington». Il rinnovo delle cariche dell’Unione potrebbe rallentare l’adempimento dell’accordo? «No, le nuove istituzioni – a parte il Parlamento – entreranno in funzione dal primo novembre, quindi fino ad allora non ci saranno rallentamenti da parte dell’Europa per questo motivo».

La tensione tra Iran e Stati Uniti, nell’ultimo periodo, è però cresciuta notevolmente: il bombardamento di una petroliera nello Stretto di Hormuz, l’inasprimento delle sanzioni e ora la contromossa di Teheran. «Spero non si vada oltre. Al momento, le sanzioni americane hanno messo in ginocchio l’economia iraniana e di riflesso la stabilità del governo Rohani. La politica americana potrebbe favorire il ritorno di un governo più integralista, ostile agli Usa e ancora di più ad Israele. Al momento quella di Trump sembra una politica del “tanto peggio, tanto meglio”, molto cara agli alleati mediorientali israeliani e sauditi. Anzi, gli Stati Uniti stanno agendo esattamente come vorrebbero Tel Aviv e Riad».

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