Carola Rackete è libera, «ha salvato vite umane»

L'arrivo a Porto Empedocle del comandante della Sea Watch Carola Rackete a bordo della motovedetta della Guardia di Finanza, 1 luglio 2019.     ANSA/PASQUALE CLAUDIO MONTANA LAMPO

La gip di Agrigento ha fatto decadere l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza ad una nave da guerra. Carola Rackete ha adempiuto ai suoi doveri salvando la vita a 42 migranti


Carola Rackete non ha commesso il reato di resistenza a nave da guerra e neanche quello di resistenza a pubblico ufficiale. La capitana della Sea Watch 3, infatti, «adempiva ad un dovere» e la motovedetta della Guardia di Finanza che la nave della Ong ha rischiato di speronare, non è considerata una nave da guerra. Secondo la gip di Agrigento, Alessandra Vella, Carola Rackete non aveva altra scelta che approdare a Lampedusa e portare in salvo i 42 migranti a bordo dell’imbarcazione perché i porti della Libia e della Tunisia non sono considerati sicuri.

Non è stato concessa neanche l’espulsione, tanto sbandierata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che fino a ieri sera, quando già era stata diffusa la notizia del nullaosta negato, continuava a sostenere l’espulsione immediata. La capitana Carola Rackete, infatti, dovrà rimanere in Italia almeno fino al 9 luglio, giorno in cui è fissato un secondo interrogatorio per l’indagine ancora aperta a suo carico per l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel frattempo la 31enne tedesca rimarrà libera in Italia.

Nelle 13 pagine del provvedimento della giudice viene spiegato come “le direttive ministeriali sui porti chiusi e il divieto di ingresso nelle acque territoriali” previsto dal decreto sicurezza bis non possono essere applicati nel caso della Sea Watch 3. “La decisione di Carola Rackete è supportata dalla Convenzione del mare che, a proposito della navigazione in acque territoriali, da parte della nave battente bandiera straniera, autorizza il “passaggio” ed anche la fermata e l’ancoraggio soltanto se sono eventi ordinari di navigazione o sono resi necessari a prestare soccorso a persone, navi o aeromobili in pericolo”. Anche l’approdo al porto di Lampedusa è conforme alla legge e all’obbligo “di prestare soccorso e prima assistenza allo straniero rintracciato in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera interna o esterna ovvero giunto nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare”.

Il ministro degli Interni continua con la linea dura contro le Ong: «bisogna provarle tutte per far capire che in Italia le Ong non possono arrivare, i porti sono chiusi e chi vuole soccorrere in mare i migranti deve poi portarli altrove». Ma l’ordinanza della gip di Agrigento potrebbe rappresentare un precedente per situazioni future analoghe a quella della Sea Watch 3.

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