Nella nuova America prigioni per bambini

Un'immagine diffusa da Oxfam Italia che documenta la gravità dell'emergenza migranti, sempre più prossima al collasso, Roma, 18 Settembre 2015. ANSA/ US/ OXFAM

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Nel centro di detenzione per migranti a Clint in Texas sono stati tenuti per quasi un mese bambini e adolescenti in scarse condizioni igieniche e costretti a dormire in delle celle


Ricordatevi come eravate quando avevate cinque, sei o sette anni. Ricordatevi come si vede il mondo a quell’età e come si percepiscono i sentimenti, i pericoli, le distanze. E poi immaginatevi se vi foste trovati soli in un paese straniero, strappati dai propri genitori. Rinchiusi in stanze minuscole, in delle vere e proprie gabbie. Senza servizi igienici e con delle persone ostili, che non parlano la tua lingua. Senza lo spazio per lavarsi e per dormire. Provate a pensare a come vi sareste sentiti. Non è immaginazione: è realtà, perché questo è successo a circa 300 minori nel centro di detenzione per migranti a Clint in Texas. Si tratta di bambini separati dalle proprie famiglie mentre tentavano di superare il confine ed entrare in America.

La situazione fortunatamente si è sbloccata da poco grazie a delle denunce di diverse organizzazioni umanitarie e tramite anche un gruppo di avvocati che ha smascherato ciò che si stava consumando in quella che potrebbe essere definita una vera e propria prigione. I bambini non solo erano costretti a stare uno sopra l’altro in spazi stretti e sporchi e senza finestre, ma alcuni di loro erano ammalati (varicella, morbillo, rabbia, scarlattina) e non hanno ricevuto le cure necessarie.

Sono molti i volti che si incontrano in questo spazio così piccolo ma così innaturalmente capiente. Raccontano tutti la stessa storia, che non è solo la loro storia, ma quella di tutti i popoli in fuga da situazioni disperate e che quando arrivano in quella che dovrebbe essere la terra della salvezza ricomincia l’incubo. È la storia di famiglie che vengono divise, di lunghe e dolorose attese e di una disperazione inconsolabile. La disperazione di Katerine, 14 anni che si è trovata nella cella con altri bambini più piccoli e ha dovuto fare loro da mamma. La disperazione di un altro bambino di 4 anni, che per il trauma subito non parlava più.

L’odore della disperazione è quello che si respira nel centro di detenzione di  Clint. Ed è un odore di panni sudati non lavati e del caldo che diventa oppressione. È un odore che non si dimentica. A Clint non aleggia solo disperazione, ma anche l’inquietudine di bambini lontani dal proprio nucleo familiare, che non sanno dove andranno e come e se rivedranno mai i propri genitori.

In questo stato hanno passato circa 26 giorni, che sono tanti per un adulto, ma ancora di più per un bambino che potrebbe avere una percezione del tempo alterata. Quasi un mese trascorso in delle vere e proprie celle e senza nessuna motivazione apparente se non quella di una politica americana in tema di immigrazione sempre più ostile. Il presidente americano Donald Trump si è difeso, sostenendo che con lui i bambini che cercano di passare il confine sono trattati meglio rispetto a quanto abbia mai fatto Obama. Nell’ultimo anno, inoltre, si è registrato un aumento del 60% rispetto all’anno precedente dell’arrivo di minori non accompagnati. La dimostrazione che la minaccia di muri non ferma le migrazioni, anzi le rende più potenti e più impellenti.

«Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi». Sono le parole di Primo Levi, dettate dal suo timore che l’orrore dei lager nazisti potesse essere dimenticato. Ebbene è successo. In molti non si ricordano più di quei bambini che venivano separati dai genitori una volta arrivati nei campi di concentramento, non si ricordano che gli esseri umani (uomini, donne, adulti, adolescenti, neonati di qualsiasi nazionalità) non devono essere rinchiusi in celle o in gabbie. È avvenuto già una volta nella storia e non si sarebbe dovuto verificare mia più. Eppure di repliche se ne vedono molte: i lager libici (riconosciuti come centri di tortura dall’Onu) e i centri di detenzione per bambini (e non solo) nei civilissimi e democratici Stati Uniti d’America. “Make America great again” non è mai stato più appropriato di adesso.

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