A Hong Kong manifestanti irrompono nel consiglio legislativo

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Nel giorno in cui si ricorda la restituzione alla Cina, nonostante i tentativi del governo di sedare gli animi, le proteste sono culminate con un'occupazione


Carrelli e sbarre di ferro contro le vetrate infrangibili. Sta calando la sera sul palazzo del parlamento autonomo di Hong Kong quando, dopo alcune ore di assedio, un gruppo di un centinaio di manifestanti riesce ad aprirsi una breccia ed entrare nell’edificio, nella passività della polizia. Fuori il corteo pacifico resta a guardare. Le immagini di quei momenti mostrano l’aula del parlamento occupata e slogan scritti con lo spray sulle pareti di legno. Dai social media sembra che i manifestanti abbiano innalzato la vecchia bandiera coloniale britannica.

Durante buona parte della giornata la polizia antisommossa aveva sorvegliato l’edificio del Consiglio legislativo dall’interno, usando spray al peperoncino per disperdere gli assalti e sollevando i tipici cartelli arancioni per avvertire i manifestanti dell’imminente uso della forza. Poi, intorno alle 21.00, gli agenti si sono ritirati, marciando verso un altro edificio legislativo. La mossa ha aperto la strada ai manifestanti, che sono entrati nell’edificio senza ulteriori problemi. L’occupazione è ancora in corso, filmata da diversi media, tra cui il New York Times.

_107655413_3a25bd51-9270-4fb8-aadd-ef9a1f075398Questo lunedì sono stati in diverse decine di migliaia (non i due milioni di due settimane fa) a riprendere la strada, nel giorno in cui si celebra l’accordo tra Cina e Regno Uniti, sancito nel 1992, che ha comportato la cessione a Pechino della sovranità territoriale di Hong Kong e inaugurato la stagione del cosiddetto sistema di «un Paese, due regimi». Le proteste a Hong Kong vanno avanti da mesi, scatenate da una proposta di legge che facilitava l’estradizione dei prigionieri in attesa di processo in Cina, misura sospesa “a tempo indeterminato” su pressione della piazza. I manifestanti avevano chiesto anche le dimissioni della governatrice Carrie Lam, che però è rimasta in sella pur scusandosi più volte pubblicamente per l’iniziativa presa.

Ma le  scuse non sono riuscite a placare l’indignazione dei cittadini di Hong Kong nei confronti di quella che viene giudicata come una manovra del governo cinese per annullare l’autonomia della città e riassorbirla nel suo sistema politico. Intuendo l’imminente esplosione di una nuova protesta in un giorno simbolico come questo, le autorità avevano deciso di celebrare la cerimonia dell’innalzamento della bandiera cinese in un luogo chiuso, e non nella piazza davanti al governo come da copione. Il maltempo il motivo addotto ufficialmente. Tuttavia, neanche questa misura è servita a placare gli animi, in una situazione che assomiglia sempre di più all’inizio di una nuova stagione di protesta.

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