Oltre 250mila euro in 24 ore, i social si mobilitano per la Sea-Watch

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La Sea-Watch è ancora bloccata a mezzo miglio dal porto di Lampedusa e la situazione rischia di rimanere in stallo ancora a lungo. E intanto il web si mobilita per la capitana Carola Rackete


Una raccolta fondi avviata dalla pagina Facebook “Il razzismo non ci piace” ha messo insieme più di 250mila euro per «spese legali e sanzioni per Sea-Watch 3». La solidarietà dei social, in poco più di 24 ore, è stata in grado di coprire e addirittura superare la cifra necessaria per pagare le salate multe in cui, con ogni probabilità, incorrerà Carola Rackete, la capitana della nave ong tedesca.

 

A 48 ore dall’ingresso nelle acque territoriali italiane, la Sea-Watch resta ancora bloccata a mezzo miglio dal porto di Lampedusa e la situazione rischia di rimanere in stallo ancora a lungo. Se da un lato il Viminale non vuole assolutamente concedere l’autorizzazione allo sbarco, dall’altro il prefetto di Agrigento – che in base al Decreto Sicurezza bis dovrebbe applicare le misure previste (multa fino a 50mila euro e sequestro della nave) – al momento non si è mosso.

Carola Rackete potrebbe tentare di entrare nuovamente in porto come già accaduto ieri, ma questa eventualità finirebbe per aggravare ulteriormente la sua posizione. La Guardia di Finanza, infatti, ha inviato alla procura di Agrigento una prima informativa in cui si ipotizzano nei suoi confronti i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione da parte di una nave da guerra. Nelle prossime ore il suo nome dovrebbe finire nel registro degli indagati e, se dovesse violare nuovamente le intimazioni delle autorità, nei suoi confronti potrebbe essere ipotizzata anche la resistenza a pubblico ufficiale.

Una decisione verrà probabilmente presa nelle prossime ore, ma è chiaro che se si decidesse di puntare al sequestro amministrativo bisognerà far scendere i migranti. E senza un accordo politico a livello europeo, dovranno essere accolti in strutture italiane. Una prospettiva che Matteo Salvini neanche vuole prendere in considerazione.

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