#CiPassaLaFame, posate incrociate in solidarietà con tutti i migranti

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Una giornata senza mangiare come segno di vicinanza alle sofferenze di migliaia di migranti. È l'iniziativa di un gruppo di attivisti, che si ripete ogni 28 del mese


Combattere le abbuffate social (e non solo social) di Matteo Salvini con l’inappetenza. Un hashtag disgustato per contrastare un hashtag arrabbiato. Al #portichiusi con cui il Ministro dell’Interno inonda le bacheche dei suoi sostenitori, un gruppo di attivisti per i diritti dei migranti risponde con un fiero #cipassalafame. In un certo senso, entrambi gli slogan si rivolgono alla pancia degli italiani; il primo per fomentarne le paure e celebrare lo pseudo pugno di ferro con cui il Ministro reagisce da mesi alla crisi migratoria, il secondo per sensibilizzarli nel digiuno e avvicinarli simbolicamente alle sofferenze dei migranti bloccati sulla Sea Watch 3.

Nel vostro piccolo, a cosa siete disposti a rinunciare per un atto di solidarietà? Questa sembra essere la domanda che il gruppo di attivisti pone a coloro che volessero aderire all’iniziativa CiPassaLaFame, lanciata per la prima volta lo scorso 28 gennaio, quando la Sea Watch si trovava ad affrontare un braccio di ferro con il Ministro Salvini analogo a quello che sta vivendo in questi giorni. All’epoca i migranti salvati erano 47 e la nave della Ong vagava da giorni davanti alle coste di Siracusa senza riuscire ad ottenere l’indicazione di un porto d’approdo. Cinque mesi dopo il copione si ripete pressoché invariato, a cambiare di poco sono solo i luoghi e i numeri: non più 47 disperati ma 43, che da 12 giorni sono bloccati sull’imbarcazione della Ong al largo di Lampedusa. Oggi, come in ogni 28 del mese, l’iniziativa si ripete facendo emergere le centinaia di italiani a cui, tra un post urlato su facebook e un annuncio trionfale su twitter, è passata la fame. Una giornata senza mangiare in ricordo di chi ha perso la vita nel Mediterraneo, col pensiero alle migliaia di uomini, donne e bambini ancora oggi bloccati nei lager in Libia, e in solidarietà con tutti i migranti già in Italia e in Europa, che vedono la loro ricerca di una vita migliore ostacolata da leggi ingiuste e controproducenti.

 

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Aderire all’iniziativa è facile e alla portata di tutti: per partecipare basterà saltare un pasto e condividere sui propri profili social la foto di un piatto vuoto con l’hashtag della campagna (#cipassalafame), spiegando in breve le caratteristiche dell’iniziativa e magari raccontando anche i motivi che hanno spinto a saltare un pasto. Chi vorrà potrà donare l’equivalente della spesa risparmiata a organizzazioni che si occupano di salvataggio in mare dei migranti, oppure promuovere una raccolta alimentare tra i propri amici e colleghi e donare il ricavato ad un’associazione di volontariato. Tra le idee che gli organizzatori suggeriscono a chi è interessato a fare un gesto di solidarietà c’è anche quella di organizzare una “cena a digiuno” per discutere con amici e conoscenti e sensibilizzarli sulla causa, condividere contenuti online sull’argomento migratorio, oppure, semplicemente, informarsi con la lettura di un libro o la visione di un documentario, magari tra quelli indicati da “Staffetta Umanitaria”, un altro progetto di sensibilizzazione e divulgazione in tema di migrazioni e razzismo.

Infine, gli organizzatori chiedono di compilare un breve form per segnalare che cosa si intende fare per aderire all’iniziativa. In questo modo si contribuirà a tenere aggiornata la mappa interattiva che si trova sul sito e che indica le adesioni in giro per il mondo, tra cui diverse arrivate da Paraguay, Venezuela, Senegal, Etiopia, Sud Africa, India, Australia e Nuova Zelanda. L’Iniziativa nasce da un’idea dei giovani attivisti Martina Cera, Donata Columbro, Claudia Vago, Claudio Riccio, Giulio Cocchini e Antonella Ninni e ha ricevuto l’appoggio di numerose associazioni e Ong, come Refugees Welcome Italia, Action Aid Italia, Centro Studi Sereno Regis, Pianoterra Onlus, Chiama L’Africa, Cooperativa Sociale Progetto Tenda ONLUS, Haki Tumaini e CISV Onlus.

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