Trabantiamo: da Torino a Berlino sulle orme della storia, a bordo di una Trabant

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Un viaggio per l'Europa ripercorrendo i luoghi simbolo della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. E' l'iniziativa di due ragazzi torinesi per celebrare i trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino


Tra la fine di agosto e il settembre 1989 migliaia di tedeschi dell’est intrapresero un lungo viaggio verso l’occidente e la prospettiva di una vita migliore. L’Ungheria aveva annunciato l’intenzione di aprire il confine con l’Austria e il 19 agosto, in prossimità della città di Sopron, vi fu uno storico picnic ‘paneuropeo’ tra austriaci e ungheresi, in occasione del quale il confine venne mantenuto aperto per tre ore, provocando una calca di centinaia di persone che provavano a scappare in occidente. La notizia dell’evento si diffuse anche nella Germania dell’est e migliaia di famiglie, nella speranza di passare ad ovest, attraversarono Cecoslovacchia e Ungheria diretti verso il confine austriaco. La maggior parte di esse si riversò su autobus e treni mentre, le poche famiglie che potevano permettersela, scelsero di intraprendere il viaggio sulla loro auto. In quest’ultimo caso c’era una grande certezza: quell’auto era una Trabant, la vettura che ha motorizzato il popolo della DDR, divenuta il simbolo di un’epoca alla stregua della Fiat 500 per gli automobilisti italiani e del Maggiolino Volkswagen per i tedeschi dell’ovest. Quell’esercito di vecchie auto che si ammucchiarono in prossimità dei checkpoint al confine ungherese, saturandoli di fumo bluastro, diedero il primo colpo alla dissoluzione della Cortina di ferro, innescando un processo che portò, il 9 novembre, alla caduta del Muro di Berlino.

Quest’estate, per celebrare i 30 anni dall’evento che ha segnato la riunificazione della Germania, due ragazzi di Torino ripercorreranno a ritroso il viaggio fatto da migliaia di famiglie tedesche in quel 1989, attraversando Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per arrivare a Berlino, ovviamente a bordo di una Trabant, o Trabi, come continuano a chiamarla affettuosamente negli ex paesi satelliti dell’Urss. La partenza dal capoluogo piemontese è fissata per il 26 giugno, l’arrivo nella capitale tedesca è previsto un mese dopo; in mezzo, 19 città da visitare e circa 5000 chilometri da percorrere ad una velocità media di 70-80 chilometri orari, in modo da non sforzare troppo i 25 cavalli della piccola vettura. Sono questi i numeri di Trabantiamo, il raid storico-motoristico organizzato da Giulio Carello e Francesco Pieretti.

“Tutto nasce in un paese simbolo duella Guerra Fredda: Budapest. Io e il mio amico abbiamo deciso di passare un weekend nella capitale ungherese per staccare da Torino e siamo rimasti estremamente colpiti dallo scoprire che queste auto, le Trabant, nonostante la loro veneranda età, fossero ancora utilizzate quotidianamente da molte persone”. A parlare è Giulio Carello, 24enne che ha scelto di rendere la sua passione per le auto una professione, diventando perito di veicoli d’epoca. “Quasi per scherzo, abbiamo deciso di comprarne una in società. Una volta tornati a Torino abbiamo iniziato a spulciare gli annunci di auto d’epoca, e abbiamo trovato una Trabant a Fiera di Primiero, in Trentino-Alto Adige. Tra l’altro, anche se si tratta di un’auto d’epoca e di un’icona del ‘900, è una vettura ancora accessibile: la nostra l’abbiamo pagata circa 3 mila euro. Portarla a Torino è stata un’emozione ma anche una piccola avventura, perché c’era tanta strada da fare e non sapevamo se l’auto avrebbe retto. Invece, dopo 11 ore, la Trabi è arrivata a casa senza alcun problema, confermando la sua proverbiale affidabilità. Ad ogni modo, prima di iniziare il nostro viaggio in Europa abbiamo realizzato un restauro conservativo sulla meccanica, per poter effettuare il raid nella massima sicurezza”.

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“Il punto di partenza è il Museo dell’Auto di Torino, con cui abbiamo stretto una joint-venture. All’interno del Museo ne è esposta una di Trabant, in un contesto che ricorda il famoso Checkpoint Charlie di Berlino. Abbiamo deciso di coinvolgere il Museo dell’Auto in quanto ente culturale di estrema importanza nel campo dell’automobilismo storico e non. Per noi è un onore vestire i panni di ambassador di questa istituzione, che rappresenta un mondo a tutto tondo, perché a differenza di quello che si può pensare il Mauto è dedicato a tutte la auto, non solo a quelle italiane. Abbiamo deciso di chiamare la nostra iniziativa ‘Trabantiamo’, unendo il nome Trabant al suffisso ‘ti amo’, in modo da sottolineare il colpo di fulmine che abbiamo avuto in quel di Budapest per questa piccola auto. Abbiamo concepito questo viaggio come una sorta di ‘stage innovativo’; anziché andare a far esperienza lavorativa in qualche azienda, abbiamo deciso di pianificare le varie tappe, trovare degli sponsor, metterci in contatto con i referenti locali ecc. Vogliamo dimostrare che, anche se siamo abbastanza giovani, siamo in grado di entrare nel mondo dell’automobilismo storico in maniera originale”.

“Il nostro viaggio toccherà 6 paesi dell’Europa centrale e in ciascuna città visitata faremo un piccolo reportage da luoghi ed eventi simbolo della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. Ad esempio, ci fermeremo alle foibe di Basovizza e a Dresda visiteremo i principali luoghi che furono rasi al suolo dopo il bombardamento del 1945 e poi ricostruiti, come la Frauenkirche. In questa parte storica saremo appoggiati dal signor Salvo Mazzolini, che è stato corrispondente Rai all’epoca della caduta del Muro di Berlino. Vorremmo che il nostro viaggio sia accompagnato da una piccola documentazione formata da aneddoti, storie e curiosità, e non dalle solite informazioni da libro di storia scolastico. Ovviamente ci saranno anche tappe dedicate alla storia della Trabant; ad esempio, l’auto verrà esposta all’Horch Museum di Zwickau, che è il museo ufficiale dell’Auto Union e sorge nell’ex-fabbrica dove venivano costruite le Trabant. In Repubblica Ceca faremo tappa al circuito di Brno, e sarà divertente vedere l’effetto che farà questa vettura in un contesto che le è completamente estraneo. Vorremmo anche visitare l’Herpa, un’azienda che produce modellini per automobili e che nel 2009 ha presentato al Salone di Francoforte il concept di una Trabant reinterpretata in chiave moderna e sostenibile, ovvero elettrica. Ci piaceva l’idea di unire con un fil rouge il passato e il futuro di quest’auto”.

Il grande finale, ovviamente, non può che essere a Berlino, dove i due ragazzi condurranno la Trabant attraverso i tanti luoghi carichi di fascino evocativo. Il Checkpoint Charlie, proprio di fianco al quale sorge il Trabi-Museum, Alexanderplatz, la Porta di Brandeburgo e la East Side Gallery, un tracciato del Muro di Berlino sopravvissuto al suo abbattimento e decorato dai migliori street artists europei. Per il loro logo Giulio e Francesco hanno preso spunto da una delle opere più famose del lungo museo a cielo aperto, quella di Birgit Kinder, che rappresenta proprio una Trabant che sfonda il Muro di Berlino. Un’opera che sottolinea quanto la piccola vettura fosse connessa con l’identità dei tedeschi dell’est, che hanno visto nella Trabi, più che una semplice auto, una fedele compagna durante un’era buia (la Trabant è stata prodotta senza grandi cambiamenti dal 1957 al 1991), nonché il mezzo che li ha condotti alla libertà. Una libertà che molti hanno raggiunto tra i rumori di ferraglia, le vibrazioni e il fumo amarognolo di un bicilindrico, pressati in maniera inverosimile all’interno di una piccola Trabant.

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