Emidio Molinari «La mia vita tra palestra ed enoteca»

WhatsApp Image 2019-06-27 at 11.26.51

Il 38enne romano è appena diventato campione del mondo di Kickboxing: «La cintura il coronamento di un sogno. Adesso posso smettere»


Di giorno in palestra, diviso fra Roma e Genzano. Di sera, nella Capitale, gestisce l’enoteca di famiglia «perché di kickboxing non si vive», anche se sei il neocampione del mondo. Emidio Molinari ha conquistato la cintura – full contact, categoria 56 chilogrammi – a Nizza pochi giorni fa, battendo l’idolo di casa Jerome Ardissone: «L’incontro era stato organizzato da suo padre. Aveva tutto il pubblico a favore e difendeva il titolo per la quarta volta».

Il clima rovente non è bastato a fermare Molinari: «Avevo preparato il match nei dettagli, sotto il profilo atletico e tecnico: merito dei maestri Alessandro Topa, Dejan Zivkovic e Tiziano Grassini. A loro va il grazie più sentito». Poi però, nello spogliatoio si è soli con sé stessi: «Mi sono seduto su una panca e sono rimasto in silenzio per diversi minuti. Ho respirato profondamente per scaricare la tensione». Un rito, prima di sentire il gong e salire sul quadrato: «Lì sopra azzero tutto, penso esclusivamente a dare il meglio».

Emidio sapeva già chi aveva di fronte: «Un rivale tecnico e veloce, che lavorava bene di gambe tenendomi a distanza. Per vincere, quindi, dovevo impostare la sfida prevalentemente sulla boxe, così è stato. Fondamentale era chiudere la contesa nel minor tempo possibile».

WhatsApp Image 2019-06-27 at 11.27.07

L’occasione si è presentata alla settima ripresa e non se l’è lasciata sfuggire: «Lo avevo colpito ripetutamente con una serie di ganci potenti e precisi. Con un destro, infine, gli ho provocato un taglio profondo al sopracciglio che lo ha costretto a gettare la spugna». Il ritiro di Ardissone gli ha regalato la cintura più ambita: «Solo in quel momento ho realizzato di avercela fatta. È stato bellissimo».

A 38 anni non esiste modo migliore per appendere i guantoni al chiodo: «Ero ancora un bimbo quando mio padre mi ha fatto scoprire la boxe. Da allora, ho avuto una carriera agonistica ricca di soddisfazioni, condita da diversi riconoscimenti nazionali e internazionali. Adesso ho chiuso il cerchio e potrò dedicarmi all’enoteca».

L’altro grande amore: «L’ha aperta mio nonno, in via Brescia, poi è passata a papà e ora tocca me». Un’istituzione nel quartiere Fiume, dove molti si ritrovano dopo il lavoro per concedersi un bicchiere: «È un punto di aggregazione e la sera si riempie di gente».

Più tempo pure per la famiglia: «Mia moglie e le mie due figlie, Giorgia e Simona, sono state un sostegno costante e solido. Mi hanno sempre incoraggiato, dandomi la forza per andare avanti». E la palestra? «La mattina mi troverete ancora qui. Non mi staccherò del tutto, ma continuerò ad allenare i ragazzi. La Pesi Massimi di via Asmara e la Pkt di Genzano rappresentano una seconda casa».

condividi