USA, primarie dem. Al confronto tra candidati emergono Warren, Harris e Buttigieg

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A Miami si è concluso il secondo round del dibattito televisivo che apre le primarie democratiche. Doveva essere la serata di Joe Biden e Bernie Sanders, invece hanno avuto la meglio Elizabeth Warren, Kamala Harris e Pete Buttigieg


In un’America ai ferri corti con l’Iran e in guerra commerciale con la Cina, dove ancora brucia lo shock della foto della bambina migrante di due anni morta annegata con suo padre nelle acque del Rio Grande nel tentativo di passare la frontiera, si è concluso il secondo round del dibattito televisivo che apre le primarie del partito democratico.

Doveva essere la serata di Joe Biden e Bernie Sanders, i due grandi sul palco d iMiami, invece il debate ha visto emergere Kamala Harris e Pete Buttigieg, segnando così quel cambiogenerazionalechemoltiauspicavanoall’internodelpartitodemocraticoamericano.

Anche Tulsi Gabbard, 38enne di origini samoane, di fede induista, è stata la più cercata su Google al termine del dibattito. Secondo The Daily Beast, Gabbard ha occupato il 40 per cento delle ricerche, rispetto al 17 per cento registrato dalla senatrice Elizabeth Warren e al 19 per cento del sindaco di New York Bill De Blasio. Gabbard non risulta tra le favorite della corsa, ma secondo il new York Times non si sarebbe neppure messa in luce durante il dibattito, pur «essendo stata forte sulle risposte di politica estera».

Venti i concorrenti alla carica di candidato presidente alle elezioni del 2020, quattro volte di più di quelli della scorsa tornata, quando vinse Hillary Clinton in un testa a testa finale con Bernie Sanders. Per questo il dibattito è stato diviso in due puntate: dieci candidati la sera del 26 giugno, tra cui Beto O’Rourke, ElisabethWarren, e dieci ieri sera, tra cui Joe Biden, Khamala Harris e Bernie Sanders. Non si potranno trarre conclusioni definitive prima di aver visto sfilare gli altri dieci

Tuttavia, molti analisti hanno fatto notare che le opzioni davvero in campo, almeno in questa prima fase, sono di fatto solo due e si possono riassumere con un dilemma: se i democratici dovranno mantenere un profilo moderato, oppure se muteranno verso posizioni più radicali.

Sarà la loro base a decidere. Se gli elettori si convinceranno della prima soluzione, il candidato naturale è Joe Biden. Nel secondo caso sarà Bernie Sanders, che con la sua postura socialdemocratica così inedita nel mainstream statunitense spera di ripetere lo slancio del 2016 (oppure Elisabeth Warren).

Trovarsi di fronte a un bivio così netto è abbastanza inedito per i democratici americani. La ragione non è solo interna al mondo dei supporters e dei militanti democrats; al contrario, tutto ciò non accadrebbe se dall’altra parte non ci fosse Donald Trump. Se c’è qualcosa in cui l’attuale presidente USA ha già vinto, infatti, sicuramente è nel polarizzare il dibattito attorno alla sua figura. Do or die, batterlo o scomparire. Tutto, per i democratici, sta nel capire quale modello politico è più efficace per contrastare la retorica trumpiana.

Biden è l’opposto di Trump perché moderato, politico navigato e uomo di establishment. Sanders è un altro tipo di opposto, più simile a una copia in negativo: radicale come lui, ma su posizioni di sinistra.

Determinante nella scelta saranno gli elettori, soprattutto quelli persi dai democratici. Una delle chiavi della vittoria di Trump nel 2016, infatti, è stata la capacità di intercettare con la sua retorica protezionista le simpatie degli elettori democratici della periferia e delle zone rurali. A quei consensi deve guardare ora un partito democratico in cerca di un nuovo volto.

Con le loro venti sfumature di alternativa, i democratici americani hanno scelto di arrivare a questo obiettivo per esclusione, e questo sembra essere il loro primo, vero, comune denominatore.

 

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