Stallo e tensione sulle Autonomie regionali

La Lega spinge sull'acceleratore e il Movimento 5 Stelle cerca di frenare l'alleato di governo


Stallo e forte tensione nel governo dopo due vertici notturni a Palazzo Chigi. Le intese sulle autonomie regionali, annunciate dalla Lega per il Consiglio dei ministri di oggi, saranno al centro di una nuova riunione mercoledì prossimo. Grava ancora un’incognita anche sull’approdo della legge di assestamento, che serve a evitare la procedura d’infrazione Ue.

Luigi Di Maio dice la sua, mostrandosi preoccupato per l’estremismo di alcune posizioni: « L’Autonomia la chiedono i cittadini di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ed è giusto che si faccia. Sarà un’autonomia equilibrata, fatta bene, che gioverà veramente a Regioni e Comuni. Il MoVimento lavora così, per tutto il Paese. Non penso che qualcuno voglia tornare ai tempi della secessione della Padania e non ho motivo di dubitare che sapremo trovare insieme la migliore soluzione ma alcune posizioni più estreme mi preoccupano» scrive, in un post su Facebook, il vicepremier  Di Maio.

La risposta arriva nell’immediato dal governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana: « Se il “tentativo” del Movimento 5 Stelle, è quello di portarci a una riforma che sia una non-riforma, io lo dico subito: non la sottoscriverò mai, per cui è inutile che cerchino di portarci in quella direzione. Per cui o è sì, una riforma seria e utile per il Paese, oppure è meglio che dicano no».

La lega prova l’accelerazione finale sull’Autonomia di Lombardia e Veneto, insieme all’Emilia Romagna. Ma su scuola trasporti e tasse da trasferire alle ricche regioni del Nord il Movimento 5 Stelle,  in opposizione alla Lega, vuole giocare la sua partita e frenare la corsa dei governatori salviniani verso l’autonomia. È stato questo il cuore di un lungo vertice a Palazzo Chigi tar Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Salvini.

Di autonomia regionale se ne parla in realtà da parecchio tempo L’articolo 116 è stato invocato per la prima volta nel 2017. I governi di Lombardia e Veneto avevano organizzato un referendum consultivo e in entrambe le regioni il “sì” aveva ricevuto la maggioranza dei voti. Essendo consultivi, i referendum non avevano avuto esiti vincolanti né per le regioni né per il governo: quelle votazioni non erano necessarie per poter presentare la richiesta di maggiore autonomia, ma servivano a dare maggiore forza politica alla richiesta. L’Emilia Romagna ha attivato le procedure senza referendum dopo un voto in consiglio regionale.

Il 28 febbraio del 2017, sul finire della precedente legislatura, il governo di Paolo Gentiloni aveva sottoscritto con Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia tre distinti accordi preliminari, che individuavano i principi generali, i metodi e un primo elenco delle materie oggetto dell’autonomia, in vista della definizione dell’intesa che sembrava dovesse arrivare in tempi piuttosto brevi.

Ora la Lega prova ad accelerare: «Quando corrono gli enti locali L’Italia vince» ha dichiarato Matteo Salvini.

Anche

 

condividi