Sea Watch: «Sono disperati. Si sentono abbandonati». Sul web il Capitano lancia la raccolta fondi per spese legali

"Non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca". E' l'appello lanciato dai migranti a bordo della Sea Watch 3 da 13 giorni al largo di Lampedusa. "Siamo tutti stanchi, esausti, stremati - dice uno di loro in un video della Ong postato sulla pagina facebook del 'Forum Lampedusa solidale' - pensate ad una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia, che ora si trova qui seduta o sdraiata. Immaginatevi come debba sentirsi questa persona". FACEBOOK SEA-WATCH   +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Ricorso rigettato ma partita ancora in corso. La Sea Watch pensa a gesti estremi, il ministro dell’Interno rimane sulle sue posizioni


«Sono disperati. Si sentono abbandonati. Ci hanno detto che la vivono come una negazione, da parte dell’Europa, dei loro diritti umani» Ricorso rigettato: i migranti della Sea Watch non potranno sbarcare in Italia. La Corte europea dei diritti dell’uomo nel pomeriggio di ieri ha ufficialmente dato ragione al Viminale e ha invece rigettato la richiesta della nave battente bandiera olandese di attraccare nel porto di Lampedusa. Per i 43 migranti, il comandante dell’imbarcazione e il suo equipaggio nessun porto sicuro ed ennesima notte a largo delle coste italiane. Partita finita? Assolutamente no.

Gli ultimi aggiornamenti

Dalla poppa della Sea Watch si valutano tutti gli scenari. Se da un lato si attende un intervento da parte dell’Europa, in special modo dalla Germania, dall’altro il capitano della nave, Carola Rackete, sta valutando una soluzione estrema alla situazione di stallo che va avanti ormai da 14 giorni. L’ong tedesca infatti starebbe pensando di forzare la mano all’Italia e, in barba ai divieti, portare la Sea Watch nel porto di Lampedusa. «Se il nostro capitano Carola porta i migranti salvati dalla Sea Watch 3 in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare, affronta pene severe in Italia», questo il tweet che questa mattina ha chiamato a raccolta i sostenitori dell’Ong, pronta al gesto estremo.

La reazione del Ministro dell’Interno

Incassato il parere positivo della Corte Europea dei diritti dell’uomo, Matteo Salvini ha ribadito sin da subito la linea dura del Viminale. «Sono 15 giorni che stanno qui. In 15 giorni sarebbero arrivati in Olanda. I migranti della Sea Watch in Italia non arrivano. In Italia si arriva se si ha il permesso di entrare. Se entreranno in Italia, la nave verrà sequestrata». Per il Ministro dell’Interno la porta è chiusa. E sulle possibili responsabilità, qualora accadesse qualcosa ai migranti, per il Vicepremier non ci sono dubbi: «la colpa è dei signori delle Ong e dei signori del governo olandese, a cui ho scritto tre volte».

Il garante nazionale dei diritti dei detenuti e il suo esposto

Il garante dei carcerati ieri a sorpresa ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere una verifica su «eventuali aspetti penalmente rilevanti» nel blocco della Sea Watch 3. Ma sia ben chiaro: l’autorità non vuole «intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale».

Carlotta Sami e il suo tweet

Sulla questione oggi si è espressa Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, l’alto commissariato dei rifugiati. Questa mattina infatti sul suo profilo Twitter ha postato un commento che non lascia spazio a dubbi. I migranti a bordo della Ong «non spariranno, le persone costrette a fuggire non si rimetteranno sui loro passi. Loro non spariranno nemmeno dalla coscienza di chi pensa sia semplice non tenerne conto».

Nel frattempo, dall’altra parte del Mediterraneo

47 migranti sono stati soccorsi dopo che l’imbarcazione sulla quale viaggiavano, un veliero monoalbero di 16 metri, si è incagliato lungo una spiaggia tra Crotone ed Isola Capo Rizzuto. I migranti sono stati trasbordati su due pattugliatori e condotti nel porto di Crotone, per la prima assistenza. Infine sono stati poi trasferiti al centro di accoglienza richiedenti asilo di Sant’Anna per le procedure di identificazione. Quello di oggi è il secondo sbarco che si verifica nel Crotonese: lunedì mattina infatti erano approdati in 59.

condividi