Il Consiglio d’Europa chiede informazioni sul caos Csm

Csm: Mattarella, reagire con fermezza a degenerazioni

Al Consiglio Superiore della Magistratura la corrente di Davigo candida Nino Di Matteo per le suppletive di ottobre. Le carte di Perugia uniscono magistratura e politica


Del caos Csm si occupa anche il Consiglio d’Europa, con il Greco – Gruppo di Stati contro la Corruzione, il massimo organo anticorruzione – che chiede alle autorità italiane informazioni sugli sviluppi più recenti della vicenda. Il segretario Gianluca Esposito ha spiegato che stanno «seguendo molto attentamente quanto sta accadendo in Italia sulla questione del Csm».

Il rapporto di dicembre 2018

L’interessamento del Gruppo contro la Corruzione nei confronti dell’Italia nasce dalle raccomandazioni volte a prevenire la corruzione all’interno dell’ambiente della magistratura. Il 13 dicembre scorso con un rapporto di conformità l’Italia veniva per la prima volta promossa, anche se con riserva, con Strasburgo che dichiarava che l’Italia aveva «fatto progressi nella prevenzione della corruzione nel sistema giudiziario» anche se «molto resta ancora da fare per mettere in opera tutte le raccomandazioni che le sono state rivolte».

Entra in campo Di Matteo

Il presidente della Repubblica e presidente del Csm Sergio Mattarella ha indetto le elezioni suppletive del Consiglio per il 6 e 7 ottobre prossimi per sostituire i togati Luigi Spina e Antonio Lepre, pm che si sono dimessi dopo l’inchiesta di Perugia.

A candidarsi è il magistrato antimafia Nino Di Matteo, attualmente in forza alla Direzione Nazionale Antimafia. Il procuratore capo della Dna Federico Cafiero De Raho recentemente lo aveva estromesso dal pool sui mandanti esterni delle stragi in seguito a un’intervista rilasciata in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, esclusione che ora è al vaglio proprio del Csm.

Di Matteo, che tra l’altro si è anche occupato del processo sulla Trattativa tra Stato e mafia, viene candidato da AeI (Autonomia e Indipendenza) fondata da Piercamillo Davigo, nonostante il magistrato non sia iscritto a nessuna corrente.

Un affresco circolare

Mentre il Csm cerca faticosamente di tornare alla normalità, la giustizia continua a fare il suo corso e a dipingere quello che potrebbe essere definito un affresco circolare che unisce magistratura e politica. Al centro di questo dipinto ci sarebbe anche l’ex sottosegretario ed ex ministro Luca Lotti.

Lotti, membro di spicco del cosiddetto «giglio magico» di Matteo Renzi, è l’anello di congiunzione tra il caso Csm (in cui viene intercettato ma non è indagato) e quello Consip (per il quale la Procura capitolina ha chiesto il rinvio a giudizio). Per questo motivo, durante l’interrogatorio dell’udienza preliminare di lunedì, il pm di Roma Mario Palazzi ha ribadito: «Qui si parla solo di Consip».

Lotti, intercettato, discuteva della nomina del successore di Giuseppe Pignatone ai vertici della Procura di Roma, quella stessa procura che ha chiesto il suo rinvio a giudizio. In più, sempre dalle conversazioni messe agli atti, si evince che l’ex sottosegretario fosse a conoscenza di un esposto contro il magistrato capitolino Paolo Ielo, che con il collega Palazzi sta seguendo il caso Consip.

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