Regno Unito, giudice autorizza aborto contro il volere di una donna disabile

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Il tribunale di Londra ha imposto ad una ragazza con ritardo mentale di interrompere la gravidanza, ma la sentenza è stata ribaltata in appello


Lo scorso 21 giugno il giudice inglese Nathalie Lieven ha autorizzato i medici a praticare un aborto su una ragazza con disabilità dello sviluppo mentale, nonostante l’obiezione della donna stessa, della madre e dell’assistente sociale che la segue. Il giudice della Court of Protection di Londra ha dichiarato che “deve operare nel miglior interesse della donna, non sulle opinioni della società”, aggiungendo di essere “profondamente consapevole che ordinare ad una donna di abortire possa sembrare una intrusione immensa dello Stato”. Secondo il giudice, tuttavia, alla ragazza “piacerebbe avere un bambino esattamente come le piacerebbe avere una bella bambola” e “soffrirebbe di più a vederlo sottratto dalla sua custodia una volta nato”. Il giudice ha poi scartato l’ipotesi di affidare il bambino alla mamma della ragazza, che si era dichiarata disponibile a crescere il nipote, sostenendo che la donna non avrebbe potuto curare sia la figlia disabile sia un neonato.

Il pronunciamento della Lieven è stato tuttavia ribaltato dalla decisione di tre giudici della Corte d’appello, che hanno accolto il ricorso presentato dalla madre della ragazza, e hanno autorizzato la giovane a portare avanti la gravidanza. Parlando davanti alla corte il legale della famiglia, John McKendrick, ha attaccato la prima sentenza, affermando che “la concezione di ‘best interest’ del giudice Lieven era totalmente errata” e che “in questo caso è evidente la volontà di una giovane donna che desidera avere un bambino”.

Molti dettagli di una storia che ha sconvolto il Regno Unito e che sta facendo il giro del mondo sono rimasti riservati. Non si conosce ad esempio l’età esatta della ragazza incinta, le autorità britanniche hanno solo dichiarato che la donna è nei suoi vent’anni ma ha una capacità mentale di una bambina in età scolare, quindi di 7 o 8 anni. A causa del suo disturbo la ragazza, cattolica e di origini nigeriane, si trova sotto la custodia di un trust, cioè di un’unità organizzativa del National Health Service (NHS), il servizio sanitario britannico.

La decisione della Lieven è risultata controversa anche per gli esperti britannici e ha suscitato non poche critiche all’interno del mondo giurisprudenziale. In molti hanno rimarcato un’interpretazione troppo di parte del Mental Capacity Act del 2005, il codice che regola i poteri della Court of Protection, secondo il quale i desideri di una persona disabile dovrebbero essere presi in considerazione e rispettati, per quanto possibile e finché questi non siano contrari al proprio interesse.

Alcuni media britannici hanno sostenuto che la Lieven non sarebbe un giudice imparziale, in quanto la donna ha alle sue spalle una lunga militanza abortista. Nel 2011, in qualità di legale del British Pregnancy Advisory Service, un’associazione che promuove il diritto all’aborto, si era schierata a favore della possibilità di interrompere la gravidanza in casa anziché in ospedale. Nel 2017 aveva paragonato la legislazione dell’Irlanda del Nord, dove le norme sull’interruzione di gravidanza sono molto più restrittive rispetto al resto del Regno Unito (in cui l’aborto è consentito fino alla 24esima settimana) a una forma di tortura, definendole discriminatorie. La vicenda non si è ancora conclusa ma sembra aprire inquietanti scenari su una questione delicata come il diritto all’interruzione di gravidanza, che un’interpretazione giurisprudenziale rischierebbe di far diventare un obbligo.

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