Lucrecia Martel nominata presidente della giuria della Mostra del cinema di Venezia

Martel

La regista argentina prenderà l'eredità di Guillermo del Toro e guiderà la giuria della 76esima edizione nell'assegnazione del leone d'oro e non solo.


La prossima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia sarà ancora all’insegna del Sud America. Infatti, dopo la nomina nel 2018 a presidente della giuria del regista messicano Guillermo del Toro, per l’edizione 2019, per ricoprire lo stesso incarico, è stata selezionata l’argentina Lucrecia Martel.

È la conferma di un trend che ormai si è consolidato: il cinema sudamericano sta vivendo un periodo indimenticabile. A testimoniarlo non solo i recenti successi di Del Toro, ma anche la consegna del leone d’oro ad Alfonso Cuarón per Roma e le vittorie di Iñárritu, che lo hanno portato ad essere nominato presidente della giuria dell’ultima edizione di Cannes.

Quella di Martel non era una scelta scontata ed è l’emblema di un festival che punta verso un cinema d’autore, ma senza rinunciare alla mondanità e ai nomi altisonanti della settima arte. La decisione di nominare la regista classe ’66 è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia su proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera: «Quattro lungometraggi e una manciata di corti, in poco meno di vent’anni, sono bastati a fare di Lucrecia Martel la più importante regista latino americana, e una delle maggiori al mondo – ha dichiarato Barbera – Nei suoi film, l’originalità della ricerca stilistica e il rigore della messa in scena sono al servizio di una visione del mondo esente da compromessi, dedita all’esplorazione dei misteri della sessualità femminile, delle dinamiche di gruppo e di classe. Le siamo grati per aver accettato con entusiasmo di mettere il suo sguardo esigente ma tutt’altro che privo di umanità al servizio dell’impegno che le viene richiesto».

Occhialoni affusolati e capelli mossi, quasi selvaggi, ma uno sguardo sincero che più volte ha portato sullo schermo i conflitti della personalità con il proprio io come in La ciénaga, suo primo lungometraggio risalente al 2001, o La niña santa – La piccola santa e La donna senza testa. Un cinema che parla prima attraverso i suoni e poi con le immagini, in un’alchimia perfettamente disegnata da Martel, tanto nei film quanto nei corti.

epa01352565 Argentinian director Lucrecia Martel arrives for the gala screening of her film 'La Mujer Sin Cabeza' (The Headless Woman) running in competition at the 61st edition of the Cannes Film Festival, 21 May 2008, in Cannes, France.  ANSA/EPA/CHRISTOPHE KARABA - DRN
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«È un onore, una responsabilità e un piacere far parte di questa celebrazione del cinema, dell’immenso desiderio dell’umanità di capire sé stessa» ha detto la regista raccogliendo con entusiasmo la sfida. Tante le sue opere che sono andate oltre i confini del cinema, difatti, molte sue retrospettive sono state esposte ad Harvard, MoMA, al Lincoln Center, a Cambridge, fin anche al Tate Museum di Londra. Addirittura una sua ultima collaborazione è stata con la cantante Björk, per la quale ha curato la direzione del suo concerto Cornucopia allo Shed, considerato lo show più raffinato dell’artista islandese a oggi.

All’inedito ruolo assegnatole per la Mostra di venezia, Lucrecia si presenta con un bagaglio di esperienza ampio. Già nel 2002 membro della giuria del Film Festival di Berlino, nel 2006 membro a Cannes e poi nel 2008 al Sundance Film Festival, il più importante evento dedicato al cinema indipendente.

La sfida è importante per Martel che dal 28 agosto al 7 settembre si troverà a guidare la giuria di uno degli eventi cinematografici più importanti al mondo, ma all’argentina la personalità non manca.

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