Lorenzo Baglioni, il Prof con la chitarra che canta la maturità

Lorenzo Baglioni

Ex insegnate di matematica e fisica al liceo, l'artista toscano parla del suo ultimo lavoro in esclusiva per ReporterNuovo: «Così, nel mio piccolo, provo a scuotere il sistema»


Nell’ultima canzone, quella sulla maturità, il riferimento alla Fiorentina gli è scappato quasi per caso. «Davvero dici? Ormai non me ne rendo nemmeno conto». Riflesso condizionato. I gol di Roberto Baggio su youtube, d’altronde, Lorenzo Baglioni li avrà visti centinaia di volte, stropicciandosi gli occhi, magari mentre preparava una lezione.

Il passato da professore di matematica e fisica al liceo, il presente nelle vesti di cantautore: «Il testo sugli esami di Stato corona un desiderio antico, me lo ero prefissato da tempo. Volevo chiudere il cerchio su didattica e insegnamento». Antonello Venditti come una guida, stella polare a cui ispirarsi: «Sono passati quasi quarant’anni e il suo capolavoro continua a emozionare. Ti fa comprendere quanto l’argomento sia d’attualità e coinvolga emotivamente».

Dietro le quinte, una scrittura sperimentale: «Insieme ai ragazzi del sito Studenti.it, che mi hanno chiesto la canzone, abbiamo scavato nei forum online, rintracciando dubbi, preoccupazioni e perplessità di chi si accingeva ad affrontare la prova. Il risultato è finito nel testo, come se lo avessimo prodotto tutti insieme».

L’emozione di quei giorni rimane dentro, non si dimentica: «Gli anni della scuola li ricordo bellissimi e spensierati. Durante il periodo degli esami stavo con una ragazza molto ansiosa, studiavamo la tesina. Alla fine ho imparato meglio la sua che la mia». Il nastro si riavvolge rapido: «Tuttora, la notte sogno di rifarli: è il sintomo di un’esperienza forte».

A Sanremo, nel 2018, ci è andato con un testo sul congiuntivo: «In realtà non era studiato per il Festival, rientrava in un progetto più ampio: il disco “Bella Prof”. Forse anche per tale ragione, l’esperienza è stata ancora più bella e formativa. Ero teso ed emozionato, però, avvertivo l’entusiasmo di essere salito sul palco dell’Ariston senza snaturarmi, rispettando la mia essenza». Ossia il binomio musica-istruzione: «Avevo lasciato da poco la cattedra di matematica e fisica per inseguire la carriera d’artista. Stavo trasformando l’hobby di una vita in professione, ma rimaneva un vuoto da colmare, una sorta di debito di riconoscenza».

Dalle leggi di Keplero alla trigonometria, un’alternativa per invogliare i giovani ad aprire i libri: «Ho provato nel mio piccolo a dare uno scossone al sistema dell’istruzione. Oggi so di insegnanti che assegnano l’ascolto delle canzoni per casa o le commentano in classe. Penso non esista niente di più gratificante».

Il salto definitivo grazie al web: «Non fosse esistito internet, non sarei qui. Il fenomeno però va analizzato a 360 gradi. Le situazioni mutano in maniera veloce e se non si è preparati il rischio è di scottarsi. Facebook, con cui ho iniziato, spopolava: adesso sta cedendo il passo a nuovi social. Un consiglio? dico guardate fuori, non affidatevi esclusivamente a un bottone. Credete nel lavoro e in ciò che fate: il vero gol è questo».

La maglia viola, al di là dei cambiamenti, è rimasta compagna fedele: «Sono nato a Chianti, circa trenta chilometri dal capoluogo. Da quando sono bambino tifo per la Fiorentina e comporre l’inno della squadra in occasione dei 90 anni ha rappresentato un’emozione incredibile». Inaspettata: «La società mi ha chiamato per propormelo e non ci volevo credere. Fino ad allora lo consideravo un universo irraggiungibile, adesso grazie al mio lavoro e all’esperienza da inviato a Quelli che il Calcio, li seguo da vicino, anche in trasferta».

Dai Della Valle all’italo-americano Rocco Commisso: «Siamo un popolo passionale, saltiamo troppo in fretta dall’estasi collettiva alla disperazione. Sono contento perché si è riacceso l’entusiasmo, colmando le distanze tra il pubblico e la società. Per i giudizi di merito, tuttavia, è presto. Ritengo, comunque, sia sbagliato vedere solo il nero nella precedente gestione. I risultati non sono stati all’altezza, ma c’erano un progetto e delle idee».

Ad esempio la formazione femminile che ha omaggiato con un testo in occasione dello scudetto, due anni fa: «Firenze è stato uno dei primi luoghi a scommettere sulle donne e ciò mi rende orgoglioso». Ora con il mondiale ne parlano tutti: «La questione va ben oltre il campo, è un’occasione per accendere i riflettori sulla parità di genere».

Il calcio ne ha bisogno: «È uno dei settori in cui il gap si avverte netto e sopravvive il retaggio che gli uomini possano farlo mentre le donne no. Partendo dalle differenze salariali, c’è parecchia strada da percorrere: da qualche parte si deve pur cominciare».

Il futuro è dietro l’angolo, occorre stragli appresso: «Sto lavorando a un programma televisivo, purtroppo non posso raccontare di più. Presto sarò in Spagna per girare la seconda edizione de l’Isola degli Eroi, uno show per bambini. Ad agosto mi sa che tocca riposarsi». Ride, ma non smette di guardare l’orizzonte: «Mi auguro di sentirmi sempre così: stanco, perché non c’è mai un attimo di pausa».

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