Le Mans ’66, la guerra tra Ford e Ferrari diventa un film

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Uscirà nei cinema a novembre la pellicola di James Mangold che racconta la storica battaglia tra le due case per vincere la 24 Ore di Le Mans nel 1966


Il dedalo di strade, di cui molte aperte alla normale circolazione, che costituisce il circuito de la Sarthe, nei pressi della cittadina francese di Le Mans, rappresenta i 14 chilometri più densi di suggestioni nel mondo del motorsport. I nomi delle curve che compongono questo mosaico di storia dell’automobilismo sono noti anche ai profani: Dunlop, Esse de la Foret, Tertre Rouge, Mulsanne, Indianapolis, Arnage, Porsche e soprattutto il lunghissimo rettilineo delle Hunaudières. Su queste strade negli anni’20, in tempi in cui l’automobilismo era venerato come il nuovo dio futurista, un manipolo di appassionati diede vita alla competizione più lunga mai concepita: non sazi delle emozioni dati dalle gare tradizionali, decisero di far durare quella grande festa per un’intera giornata. Nacque così, nel 1923, la 24 Ore di Le Mans.

Con il tempo la competizione ha continuato ad accrescere il suo fascino e la sua fama grazie ad elementi unici, come la caratteristica partenza in cui i piloti dovevano correre a piedi fino alla vettura e prendere il via, ma anche a causa di eventi tragici, tra cui l’incidente del 1955, il più grave nella storia delle corse, che provocò 84 morti. Nel 1970 era già diventata una leggenda, un’istituzione del motorsport, tanto da ispirare uno dei docu-film più realistici mai realizzati sull’automobilismo: Le 24 Ore di Le Mans, diretto da Lee H. Katzin e interpretato da Steve McQueen, che quell’anno rinunciò a correre la 24 Ore per poter effettuare le riprese (realizzate nei giorni immediatamente successivi alla gara).

Con un’eredità così epica con cui confrontarsi, bisogna apprezzare il coraggio del regista James Mangold, che ha deciso di dirigere un nuovo film su Le Mans, e in particolare su uno degli episodi più significativi della storia della corsa: il duello tra la Ford e la Ferrari che si sviluppò nella seconda metà degli anni ’60. Le Mans ’66 – La Grande Sfida debutterà al cinema il prossimo 14 novembre distribuito da 20th Century Fox e vedrà un cast d’eccezione, tra cui Matt Damon nei panni del progettista americano Carrol Shelby, Christian Bale che interpreta il pilota Ken Miles, mentre Remo Girone presta il suo volto al Drake, Enzo Ferrari. Il film racconta le vicende degli ingegneri e dei membri della scuderia statunitense Ford, ingaggiati da Henry Ford II e Lee Iacocca col compito di costruire una vettura, la Ford Gt40, in grado di vincere la 24 Ore di Le Mans infrangendo il dominio della Ferrari.

La cosiddetta guerra Ford-Ferrari è un episodio molto noto, che nasconde anche dei passaggi controversi. Tutto inizia negli anni ’50, quando i principali costruttori americani, turbati dalla pericolosità della gare automobilistiche, decidono di stringere tra loro un patto e di non partecipare a nessun tipo di corsa. Il “motorsport ban” dura ben poco; le nuove generazioni vogliono auto potenti, e sono affascinate dal mito della velocità e dai bolidi che si sfidano la domenica negli autodromi. La prima a rendersene conto è la General Motors, che nel 1957 schiera la sua Chevrolet Corvette alla 12 ore di Sebring, ottenendo un’impennata nelle vendite. Ford, tuttavia, continua a vedere di cattivo occhio le corse e dà nuovo slancio alla sua campagna per la sicurezza stradale.

L’anno di svolta è il 1962, quando la Ferrari ottiene l’ennesimo successo nella 24 Ore di Le Mans. Il giorno dopo la gara Henry Ford II apre i giornali automobilistici e vede le pubblicità delle sua vetture sicure e affidabili surclassate da articoli sulla Ferrari. “Spendo miliardi in pubblicità e questo meccanico finisce sui giornali di tutto il mondo senza spendere una lira” dichiara stizzito in un’intervista, suscitando la reazione di una personalità altrettanto forte, il grande vecchio, Enzo Ferrari: “Se Ford vuole finire sui giornali gratis, basta che si compri una Ferrari.” Per Ford si tratta di un affronto troppo grande. Decide quindi di superare la sua ritrosia verso le corse e di gettarsi nel mondo del motorsport. Per farlo prende alla lettera il costruttore modenese: non compra una Ferrari ma prova ad acquistare la Ferrari stessa.

Enzo Ferrari accetta di aprire una trattativa per dare un futuro più solido alla sua azienda ma, dopo settimane di negoziati e non riuscendo ad ottenere garanzie circa la propria totale indipendenza nella condotta dell’attività sportiva, decide di far saltare il tavolo. Per Henry Ford si tratta del secondo affronto, e l’americano decide di dichiarare guerra a Ferrari. Il potente gruppo statunitense usa tutta la sua influenza per mettere i bastoni tra le ruote alla Scuderia di Maranello. Tra il 1964 e il 1965 fa pressioni sulla Fia al fine di convincerla ad incrementare il numero minimo di esemplari richiesti per poter omologare le vetture “Gran Turismo”, sapendo che per un’azienda semi-artigianale come la Ferrari sarebbe stato difficile produrre una grande quantità di auto.

Il colosso di Detroit prova anche a soffiare ad Enzo Ferrari i suoi collaboratori, offrendo a ingegneri e meccanici uno stipendio triplo, oltre a casa, auto e università pagata per i loro figli, qualora si fossero trasferiti negli Stati Uniti per lavorare a quello che era ormai diventato il cruccio di Ford: battere Ferrari sul suo stesso terreno, le corse. Ford affida a Carrol Shelby, pilota che aveva vinto a Le Mans nel 1959 con un’Aston Martin, il compito di costruire in pochi mesi l’auto in grado di sconfiggere la Ferrari. Nasce così la prima Ford Gt 40, il cui debutto a Le Mans nel 1964 è disastroso. Le due auto schierate non concludono la gara per problemi al motore, consegnando la vittoria alla Ferrari. Lo smacco per Henry Ford è fortissimo: la scuderia di Maranello conquista primo, secondo e terzo posto, deridendo il tentativo degli americani.

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Tornato oltreoceano Ford è categorico: Shelby ha budget illimitato per battere la Ferrari. Il 1965, tuttavia, vede ancora una rossa conquistare il gradino più alto del podio de la Sarthe, anche se le Ford Gt40 si sono fatte più minacciose e hanno messo seriamente in difficoltà le Ferrari. Per Carrol Shelby è l’ultima occasione. Ford gli concede un anno di tempo per sconfiggere gli italiani; o vince o va via. La gara del 1966 è durissima. Quattro Ferrari e quattro Ford si ritirano, ma alla fine è una Gt40 a vincere. È la prima vittoria di una casa americana a Le Mans, Ford entra nella storia e dichiara subito che intende concedere la rivincita a Ferrari l’anno successivo. In preparazione della sfida decisiva i costruttori mettono a punto due tra le auto più potenti e aggressive che abbiano mai solcato l’asfalto de la Sarthe: la Ferrari P4 e la Ford Gt40 mk4.

Le P4 rappresentano l’apice delle capacità Ferrari dell’epoca, ma non riescono ad eguagliare le prestazioni fenomenali delle mk4, che nel 1967 tagliano il traguardo al primo, secondo e terzo posto, ripetendo la scena che solo tre anni prima aveva visto protagoniste le Ferrari. Alla fine del 1967, con l’intenzione di ridurre le velocità raggiunte a Le Mans, la Fia annuncia un cambio di regolamento. Le due case si trovano improvvisamente nell’impossibilità di utilizzare le auto che rappresentavano il meglio delle loro capacità tecniche e che avevano richiesto ingenti investimenti. La Ford, soddisfatta di aver battuto Ferrari, termina il proprio impegno ufficiale a Le Mans. Le Gt40, depotenziate e affidate a team privati, continueranno a vincere la 24 Ore per altri due anni. Dopo la sconfitta subita da Ford, la Ferrari non arriverà mai più prima assoluta a Le Mans.

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