Zion non è solo il monte a Gerusalemme

Zion Williamson

Zion Williamson è la prima scelta nel draft 2019. Il nuovo giocatore dei New Orleans Pelicans, ha solo 18 anni, ma un fisico possente, esplosivo e un futuro da grande campione


In origine c’è un monte, tanto possente quanto imponente, che nelle religioni si carica della simbolica immagine dell’ascesa. Ad esempio il Monte Zion (o Sion) a Gerusalemme, indicato nella Bibbia come la dimora di Dio: “Poiché l’Eterno ha scelto Sion…”.

Dopo la notte del draft di ieri, l’evento annuale con il quale le squadre della Nba scelgono i giocatori provenienti dalle università, una montagna di nome Zion Williamson, con la casacca dei New Orleans Pelicans, si prepara a fare il suo esordio nella massima serie di pallacanestro americana. Diciotto anni, due metri e uno per quasi 130 chilogrammi, solo leggendo le statistiche, o vedendo i video delle sue gesta, anche il più esperto dei giocatori potrebbe iniziare a sudare freddo.

«Se ti troverò davanti alla mia strada, mi dispiace… ma ti distruggerò» dice il giovane. Quella di Zion non è semplice trance agonistica, ma vera e propria ferocia sostenuta da un sogno, quello di giocare in Nba, cullato dall’età di quattro anni e che ora sta prendendo forma.

Le scelte potevano essere diverse: New York Knicks, Cleveland Cavaliers o Atlanta Hawks, eppure, lui ha scelto “i pellicani” per prendere il posto dell’uscente stella Anthony Davis, che dal 6 luglio si trasferirà ai Los Angeles Lakers, e dimostrare che è ben più di una meteora.

I paragoni con grandi cestiti sono stati già fatti. Alcuni lo hanno accostato a Blake Griffin, altri a Larry Johnson e molti a Lebron James, campione dei Lakers, per la sua esplosività e, nonostante un fisico possente, un’impressionante elevazione. Certo è che Zion, fin da subito, è riuscito a puntare i riflettori su di lui, dopo aver messo in ombra LaMelo Ball, fratello di Lonzo, durante una partita di esibizione con i migliori talenti della nazione organizzato da Adidas.

In quell’occasione, ancora al Liceo alla Spartanburg Day School, piccola scuola nell’omonima città della Carolina del Nord, dimostrò di non essere solo un implacabile schiacciatore, ma anche un uomo in più in difesa con stoppate mozzafiato sia per gli avversari sia per gli spettatori. In particolare una di queste venne commentata su Twitter da Steph Curry, playmaker dei Golden State Warriors, e qualche giorno dopo il rapper Blake, suo grande estimatore, pubblicò una foto indossando la numero 12 di Zion.

Insomma, Williamson è una forza della natura sorretto da un fisico non longilineo ma potente, alle volte troppo anche per le sue scarpe. Infatti, durante una partita con la squadra dell’università di Duke, situata in Noth Carolina, tanto fu la pressione che mise in un cambio passo che il piede sfondò la suola e aprì in due la calzatura causandogli un infortunio alla caviglia.

Sono quegli incidenti che rendono ancor più grande l’ascesa di un campione, e che riportano alla memoria eventi come le schiacciate con cui Shaquille O’Neil distruggeva i canestri. Ci si potrebbe montare la testa, ma Zion rimane umile, grazie a chi lo ha sostenuto in casa. Da un lato la mamma Sharonda Sampson, con la quale ha una relazione di amore sincero. Dall’altro il patrigno Lee Anderson che sin da subito ha creduto in Zion insegnandogli cosa vuol dire sacrificarsi per lo sport (con allenamenti alle cinque di mattina), l’importanza dei valori e i doveri della famiglia, soprattutto verso il fratellino Noah, di tredici anni più piccolo.

I numeri per conquistare il mondo del basket ci sono, ma anche i margini per migliorare. Velocità e esplosività non possono bastare e Zion sa che la tecnica è fondamentale per imporsi in questo sport. I tiri da tre sono, ad oggi, il suo tallone d’Achille, su cui certo lavorerà, e non poco, insieme ai Pelicans.

La voglia, la grinta e l’incosciente energia dell’adolescenza ci sono tutte, in Nba ora non c’è da star tranquilli, una montagna è arrivata, pronta a spazzare via ogni ostacolo per raggiungere i suoi obiettivi.

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