Con gli occhi di un volontario infiltrato al Globo d’oro

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Ieri, durante la 59esima edizione del premio creato dall’associazione stampa estera, sono stati consegnati i premi alle personalità della settima arte.


Nella stupenda villa Wolkonsky, vicino San Giovanni a Roma, bruciano le candele lungo lo stretto viale che circonda il giardino alle spalle della residenza dell’ambasciatore britannico. Gli ospiti, star del cinema e Vip, sono arrivati quando, tra un cocktail e una chiacchiera, improvvisamente si ammutoliscono al suono di un nero pianoforte Steinway & Sons: «È un onore avere qui con noi il pianista Ezio Bosso».

statuetta_gdo_chrisCosì, sulle magiche note suonate con maestria dal compositore italiano, inizia la 59esima cerimonia del Globo d’oro, il premio cinematografico conferito ai lavori “made in Italy” dalla stampa estera. È al maestro Bosso che viene consegnato il Gran Premio della stampa estera, il primo di una lunga serie, perché: “È un italiano che ha prestato la sua arte al cinema e ha varcato i confini fino a diventare un ambasciatore del nostro Paese nel mondo”.

Scroscianti applausi e subito ci si sposta verso il palco, scortati dal verde prato all’inglese e dalle trentasei arcate dell’acquedotto di Nerone sapientemente illuminate dall’immagine del premio, un mondo formato da 4 pellicole dorate.

È arrivato il momento tanto atteso, quello della premiazione dei film, degli attori e dei tecnici selezionati dal rinnovato comitato della giuria composto da: Claudio Lavanga, Alina Trabattoni, Alvise Armellini, Marina Collaci, Ahmad Ejaz, Ewout Kieckens, Patricia Mayorga Marcos, Vera Shcherbakova e Giada Zampano. Sono i primi due i mattatori della serata che, coordinati dalla regia di Antonio Centomani, intrattengono, scherzano e si assicurano che tutto vada per il verso giusto.

Un attimo dedicato ai saluti della padrona di casa, l’ambasciatore Jill Morris, e si passa alla premiazione vera e propria, partendo dalla novità della 59esemia edizione, ossia il globo per la miglior serie tv vinto da Il nome della rosa, diretta da Giacomo Battiato e tratta dall’omonimo romanzo di Umberto Eco.

Tra il passato e il presente si muove, invece, il globo ricevuto, per la miglior sceneggiatura, da Alessio Cremonini e Lisa Nur Sultan per Sulla mia Pelle. «C’è anche una questione intima dietro questa vittoria – dice Cremonini – Nel 1959 tra i fondatori c’era anche mio nonno. Da spettatore ora mi ritrovo premiato».

Il sole è ormai calato e le luci del palco si affievoliscono quando sale Arturo Muselli,sangue blu” in Gomorra come ricorda Lavanga. Non è un premiato, ma è autore di un breve, quanto simpatico sketch, tratto dallo spettacolo creato dalla sua compagnia, fondata insieme ad altri tre attori italiani, e portato nei teatri inglesi. Una fusione tra la recitazione delle tanto amate opere di William Shakespeare e la “napolitaneità” nella pronuncia delle parole. Suoni tanto simili ma che assumono diversi significati a seconda del suo interlocutore.

La serata prosegue e, come di consueto, ad ogni consegna c’è la lettura della motivazione da parte di un membro della stampa estera, particolarità propria del globo d’oro. Vince per la miglior fotografia Daria D’Antonio con Ricordi? e per il miglior documentario Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman grazie a Butterfly.

La platea ascolta attenta e si scioglie quando sale sul palco a ritirare il premio come “giovane promessa” la dodicenne Ludovica Nasti, grazie alla sua recitazione ne L’amica geniale. La piccola, quasi nascosta dall’asta del microfono, ha la voce tremante, commossa, tanto che quando dedica il premio alla famiglia non riesce più a trattenere le lacrime mentre, con una mano, solleva il globo.

Emozioni e sorprese non mancano in una serata favolosa, come quando durante la premiazione per il miglior corto viene nominato Daniele Calvesi per Olmo. Meravigliato, il regista, rapido mette in tasca il telefono con il quale stava riprendendo la cerimonia e corre, sfrecciando sulla sinistra della platea, per raggiungere il palco.

Jasmine Trinca, miglior attrice (Croce e Delizia) e Nicola Piovani, migliore musica (Il Traditore), non ci sono per impegni lavorativi, ma, anche da lontano, hanno voluto mandare un video per salutare e ringraziare la giuria. Chi, invece, c’è, e con tutta la sua band, è Phaim Bhuiyan che, dopo esser stato premiato per la miglior opera prima grazie a Bangla, si è esibito insieme ai Moon Star Studio.

«Vincere un premio nella stessa categoria in cui è stato candidato Pierfrancesco Favino rende ancor più grande questa vittoria». Quasi non ci crede Alessandro Borghi, premiato per il suo Stefano Cucchi (Sulla mia pelle) che, inchinandosi, dice: «Sarò breve e vorrei semplicemente dedicare questo film alle brave persone».

Spazio anche ad una colonna portante del cinema italiano e internazionale come Franco Nero, premiato per la carriera insieme a Vanessa Redgrave. «Lei purtroppo non c’è, ma mi ha lasciato una lettera per voi» spiega l’attore. I ringraziamenti ci sono, così come un breve riferimento al mondo dei giornalisti: «…li considero come compagni perché il loro mestiere come il nostro è precario e bisogna riconoscerli come fratelli e sorelle. Bisogna dar sostegno ai giornalisti perché il loro mestiere di scoprire la verità può essere pericoloso».

Si considera un privilegiato e un fortunato Nero, attore intramontabile e tanto apprezzato dal regista Sergio Corbucci, che ha girato il mondo grazie al suo lavoro conoscendo personalità tanto sagge quanto umili, come lui stesso afferma. Alla domanda della Trabattoni sui progetti futuri risponde: «Le offerte sono tante, come ad esempio un nuovo lavoro su Django. Su tutti c’è un film a cui tengo particolarmente: ‘L’uomo che disegnò Dio’, ma non posso svelarvi nulla di più».

Il pezzo più pregiato, come sempre, è alla fine. Infatti, l’ultimo globo consegnato è quello per il miglior film, dove trionfa Il Traditore di Marco Bellocchio. «È un premio al film e mi sembra giusto ringraziare tutti coloro che hanno lavorato al progetto – dice il regista tenendo stretto il suo settimo globo d’oroNonostante la mia età è sempre un onore ricevere un premio, e spero che il film avrà una lunga strada».

Al chiaro di luna si conclude un’altra edizione del globo d’oro, ora l’appuntamento è l’anno prossimo per la 60esima edizione. Ma c’è tempo, ancora un po’, per godersi la festa, spizzicare qualcosa e brindare nel ricordo di una serata che ha regalato gioie e vittorie.

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