L’accusa dell’Onu, ci sono “prove evidenti” contro Bin Salman per l’omicidio Khashoggi

FILE - In this Dec. 15, 2014, file photo, Saudi journalist Jamal Khashoggi speaks during a press conference in Manama, Bahrain. An independent U.N. human rights expert says authorities in Saudi Arabia quietly held a second court hearing for 11 people facing charges over the killing of Khashoggi. Khashoggi, a Washington Post columnist who wrote critically about Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman, was killed inside the Saudi Consulate in Istanbul on Oct. 2, 2018. (ANSA/AP Photo/Hasan Jamali, File) [CopyrightNotice: Copyright 2014 The Associated Press. All rights reserved.]

L'Onu ha pubblicato un rapporto che ricostruisce i fatti accaduti il 2 ottobre 2018 nel consolato saudita. L'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi viene definito un "crimine internazionale"


L’uccisione di Jamal Khashoggi è stata un’«esecuzione extragiudiziale premeditata e deliberata» e il responsabile è la corona saudita. Questo il verdetto del report stilato dalle Nazioni Unite che ha evidenziato “prove credibili” a carico del principe Mohammed Bin Salman e dei suoi stretti consiglieri.  Nelle cento pagine del rapporto vengono ricostruiti i fatti accaduti il 2 ottobre 2018, giorno in cui il giornalista dissidente Khashoggi entra nel consolato saudita a Istanbul per fare richiesta di alcuni documenti senza uscirne più. La relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie presso l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Agnes Callamard, responsabile del rapporto, ha definito l’omicidio del giornalista un «crimine internazionale».

Dalle registrazioni audio che catturano gli ultimi momenti di vita di Khashoggi sembra che ci sia stato un primo scontro dovuto al rifiuto a collaborare da parte del giornalista del Washington Post. Il rapporto riprende poi le indagini condotte dall’intelligence turca secondo cui Khashoggi sarebbe stato prima sedato e poi soffocato con una busta di plastica. Si sofferma inoltre sull’utilizzo massivo che fa il governo di spyware e tecnologie di sorveglianza  e che usa contro dissidenti e attivisti. Lo stesso giornale inglese Guardian rivela che alcuni suoi giornalisti sono finiti nel mirino di un attacco hacker provenienti dall’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita ha negato da subito la tesi del rapporto: il ministro degli Esteri Adel al-Jubeir ha twittato “nulla di nuovo… il report contiene evidenti contraddizioni e accuse senza fondamento”. Quando la ragazza di Khashoggi ne denunciò la scomparsa, Ryadh negò da subito ogni coinvolgimento dicendo di non saperne nulla, poi parlò di una porta secondaria, infine messa alle strette da registrazioni video e audio fu costretta a cambiare nuovamente la versione. Venne aperta un’inchiesta che ha portato all’apertura di un processo contro 11 funzionari, cinque di loro rischiano la pena di morte. Dallo squadrone della morte mandato a processo è stato escluso Saud al-Qahtani, consigliere di Bin Salman, descritto anche dal rapporto come la mente dietro l’omicidio di Khashoggi.

La relatrice speciale Agnes Callamard ha detto che non c’è nessuna prova di colpevolezza definitiva nei confronti di al-Qahtani e Bin Salman, ma aggiunge: «Ci sono prove sufficienti perché vengano fatte ulteriori indagini da parte di un’autorità competente».

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