Il ritorno di Sarri è la fine del sarrismo

Chelsea manager Maurizio Sarri smiles during a press conference at the Sinobo stadium in Prague, Czech Republic, Wednesday, April 10, 2019. 
(ANSA/AP Photo/Petr David Josek) [CopyrightNotice: Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.]

Il nuovo allenatore della Juventus ridimensiona i suoi trascorsi da "irregolare" e si proietta nel suo futuro bianconero senza remore


Il primo giorno di Maurizio Sarri alla Juventus è uno strano giorno. L’allenatore che più di tutti in questi anni si era avvicinato a mettere in discussione la supremazia bianconera in Italia, che l’aveva sfidata anche dialetticamente, si è trovato in giacca, cravatta e stemma dei “gobbi”, paracadutato nell’arena della Serie A 2020. Lasciato il Napoli, la fuga in Inghilterra durata solo un anno: non basta una stagione per far dimenticare ai tifosi partenopei i trascorsi del comandante Sarri. E così in conferenza stampa, in sede di presentazione, viene citata Napoli molte più volte di Torino (mai citata) e della Juventus.

EPA/MAXIM SHIPENKOV
EPA/MAXIM SHIPENKOV

«Questo è il coronamento di una carriera lunghissima e difficilissima. Ho rispettato tutti, dovevo rispettare anche la mia professionalità e il mio percorso. Quando la Juve mi ha contattato la sensazione è stata forte. La società era molto determinata nel venire a cercarmi. Un atteggiamento che non ho mai visto in vita mia, di compattezza e convinzione». Parole di presentazione che fanno da preludio alla ridda di domande su Napoli e il Napoli, e in generale sul ritorno in Italia. «Sono contento del fermento che vedo in Serie A, Giampaolo, che io ritengo un grande talento, finalmente in una grande squadra, De Zerbi che stimo tantissimo, il ritorno di Conte, un allenatore interessante come Fonseca. Il calcio italiano ha davanti un lungo percorso quanto a quello che avviene fuori dal campo. Le strutture in Inghilterra sono diverse e si vede. Ma sono contento di tornare, è quello che volevo».

I discorsi tecnici trovano pochissimo spazio: «sul modulo non ho problemi ad accompagnare le caratteristiche dei giocatori. Il modulo sarà una conseguenza di questo. Allenare Ronaldo è un’emozione. Un ragazzo che ha tutti i record che si possono avere nel calcio mondiale. Vorrei poter dire di avere inciso qualcosa nei suoi record, alla fine della mia esperienza qui».
Il clou arriva quando vengono girate a Sarri le perplessità sulle sue affermazioni anti-Juve fatte in passato. «Le mie parole sulla Juventus erano parte di un mio obiettivo di allora: dovevo sconfiggere la Juve, che era la mia ossessione sportiva. Dopodiché un nemico di questa caratura è un nemico che si deve anche saper apprezzare. Inutile ricamare su questa storia del tradimento. Ero tifoso del Napoli e sono nato a Napoli. Lì ho dato tutto come allenatore. Dopo, per me andare all’estero è stato un sacrificio, vista la mia situazione famigliare, ma ho deciso così per rispetto nei confronti del Napoli. Punto. Se alla mia età arriva la più importante società italiana e mi vuole con tale convinzione, io devo anche avere rispetto per la mia professionalità». Con tanti saluti ai trascorsi del “sarrismo” gioioso e rivoluzionario che attaccava il “palazzo del potere”. Nessuno oggi metterebbe nella Treccani, alla voce sarrismo, il nome del Napoli: il banchiere di Arezzo oggi assomiglia a quel personaggio di Fernando Pessoa, finanziere che si professa anarchico a dispetto della sua posizione sociale. Un racconto misterioso e provocatorio del 1922, intitolato Il banchiere anarchico: forse si attaglia alla nuova apparizione di Maurizio Sarri in Serie A.

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